Quel raffinato bibliofilo e giallista di Hans Tuzzi

A portarmi verso Il trio dell’arciduca (Bollati Boringhieri) e a scoprire (chiaramente con grave ritardo) Hans Tuzzi è stata l’ambientazione del romanzo che in effetti da sola vale il viaggio. Viaggio del resto lo è davvero che segue il filo delle capitali dell’impero austro-ungarico negli ultimi giorni della sua esistenza, alla vigilia di quella famosa scintilla che farà scoppiare la grande guerra, nel 1914, a Sarajevo. Da Trieste a Vienna attraverso Zagabria, poi Sarajevo, con una puntata a Budapest e poi ancora a est, fino a Costantinopoli. A guidarci è un giovane agente segreto con il cognome che significa “Lupo”, che di nome  fa “Neron”, che ama le orchidee e la buona cucina e dalle incredibili capacità deduttive (per eventuali sequel, insomma, sappiamo a chi rivolgerci). Il quadro in cui si muove, tra funzionari di stato, balordi, spie, cantanti d’opera, uomini di affari che si contendono appalti internazionali è quello di un mondo al crepuscolo dove tutti, ma proprio tutti, hanno la certezza che la guerra sta per scoppiare e che non sarà una guerra come tutte le altre, ma sarà la guerra. Il tutto con una buona dose si suspense, azione, movimento e dove non mancano i travestimenti. Ci sono le novità della scienza e della tecnica che si stanno diffondendo, ci sono le bettole, gli odori e i sapori di un mondo che viene ricostruito in modo meticoloso ma senza patine, c’è la ricostruzione di un’epoca di passaggio senza sentimentalismi e nemmeno nostalgie. Un godimento, insomma, per amanti di gialli, misteri, letteratura, storia europea. Un libro colto, erudito ma anche arguto e divertente. Più o meno le stesse parole che peraltro si potrebbero usare per parlare di un altro volume appena uscito sempre di Hans Tuzzi. Una raccolta di brevi saggi o racconti tutti incentrati sull’oggetto libro e su persone che attorno a quell’oggetto hanno costruito la propria esistenza: librai, collezionisti, editori, bibliofili insospettabili. Un excursus attraverso i secoli e (ancora una volta) l’Europa alla ricerca di storie curiose, idee radicali e personaggi improbabili raccontati con cura a tratti quasi didascalica. Una lettura quanto mai intrigante in tempi di tascabili e e-book sui quali, va detto, non si può che considerare sacrosanta la battaglia per chiedere che l’Iva venga abbassata al 4 percento che già si applica ai volumi  di carta. Perché, come dice la campagna web “Un libro è un libro”. Anche se a leggere Tuzzi qualche dubbio è lecito farselo venire…

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