Al Pala De André, dove la pioggia può interrompere un concerto…

Emmanuel Krivine Ph Julien Becker

Il direttore d’orchestra Emmanuel Krivine (foto Julien Becker)

Cronaca di un disastro annunciato. Ma andiamo con ordine.
Il 3 luglio scorso c’è stato uno dei più interessanti eventi del cartellone del 30° Ravenna Festival: sul palco del Palazzo Mauro de André una maestosa Orchestre National de France ha offerto uno spettacolo sublime al pubblico seduto vicino al canale Corsini. Il repertorio in programma comprendeva un sunto di quello che nell’Ottocento tedesco fu lo scontro tra due fazioni che ferinamente difendevano la loro idea di estetica musicale: i formalisti guidati dal critico Eduard Hanslick contrapposti alla Nuova scuola tedesca di Franz Liszt e Hector Berlioz prima che di Richard Wagner.

Le Variazioni sopra un tema di Haydn op.56a di Johannes Brahms, il compositore che più d’ogni altro era l’esempio della teoria hanslickiana, sono servite come dimostrazione della ricerca del valore formale della musica. In questa esecuzione, l’orchestra, grazie anche alla lettura non strenuamente rigida del direttore Emmanuel Krivine, riluce per splendore e quantità di suono, con generosità inaspettata. Meravigliosi sono stati gli squilli delle trombe, dal timbro caldo e nobile, mai sguaiate e volgari, che si sono potuti ascoltare nel poema sinfonico Mazeppa S 100 di Franz Liszt.
La grande bravura dei musicisti sul palco ha permesso anche un piccolo siparietto di nessuna rilevanza ai fini acustici, ma che la dice lunga sulla dimestichezza che gli esecutori hanno con questo repertorio: in un leggio dei violini secondi si è potuto vedere come uno dei due musicisti eseguisse un semplice passo in un punto d’arco sensibilmente diverso dal compagno, che l’ha guardato e ha avuto in risposta prontamente una divertita occhiata d’intesa.

Nella seconda parte sarebbe stato il celeberrimo Harold en Italie op.16 di Hector Berlioz il protagonista, con la viola dell’incredibile Antoine Tamestit chiamata a vestire i panni dell’eroe. Sarebbe, perché, sebbene il primo movimento di questa sinfonia a programma si sia potuto ascoltare, il secondo è stato falcidiato dal rumore che il fortunale che si è abbattuto sul palazzetto profondeva abbattendosi sul tetto della struttura, tanto che il terzo movimento è stato interrotto. Dopo un quarto d’ora di pausa, per fortuna, la Natura ha concesso se non una tregua, almeno un allentamento dell’intensità della manifestazione atmosferica tanto da consentire la ripresa dell’esecuzione ai musicisti.

La tempesta è un evento del tutto imprevedibile (e non è certo questa la sede per discutere del clima di questa estate), tuttavia non era arduo supporre che una forte pioggia avrebbe causato una evidente impossibilità nella fruizione dell’opera d’arte. Il problema è la sede. È incredibile che una città come Ravenna, inserita sin dal 1996 nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’Unesco, non possa offrire ai turisti che la popolano tutto l’anno, oltre che agli abitanti stessi, una struttura in grado di ospitare eventi musicali di questa portata, impensabili, per quantità di spettatori, all’interno del teatro.

Forse la soluzione è proprio quel progetto sul quale il Comune, insieme a Ravenna Manifestazioni, è già al lavoro: la riqualificazione dell’arena all’interno della Rocca Brancaleone. Per salvare Aroldo è tardi, speriamo che non ci siano altre vittime.

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