Il 2019? Un’ottima scusa per ricordare Arcangelo Corelli e le sue sonate

Arcangelo Corelli

Arcangelo Corelli, il grande compositore e violinista barocco nato a Fusignano nel 1653

L’attualità è incentrata sulla celebrazione a tutti i costi, così ogni anniversario “tondo” diventa pretesto di festeggiamenti.
L’anno passato è stata la volta di Rossini e Bernstein, mentre il 2020 si annuncia come ferventemente beethoveniano.

Quest’anno si rimane a bocca asciutta dunque? Per i fanatici della cifra, nel 2019 ricorre il 330° anniversario della pubblicazione della raccolta di 12 sonate op.3 date alle stampe da Arcangelo Corelli a Roma per i tipi del boemo Giovanni Giacomo Komarek.
Non un pretesto sufficiente per riempire stagioni con opere del compositore romagnolo, ma assai goloso per una brevissima indagine storica.
Analizzando il frontespizio (Sonate à tre, doi violini, e violine ò arcileuto col basso per l’organo consacrate all’Altezza Serenissima di Francesco II Duca di Modena, Reggio ecc. da Arcangelo Corelli da Fusignano detto il Bolognese Opera Terza) si possono ravvisare diversi elementi che regalano un contesto piuttosto dettagliato.

Notevolissima l’affermazione di sé del compositore che rimarca la sua provenienza e, col soprannome, l’importanza all’interno di una cerchia ben nota di musicisti (gli accademici filarmonici di Bologna). Di grande interesse anche la dedica al duca Francesco II d’Este, vero e proprio mecenate e amante della musica. Probabilmente anche l’anno non è casuale giacché proprio nel ducato di Modena il 1689 si distinse per la più fertile stagione carnevalesca di tutto il regno del duca estense.
Curiosa è l’indicazione che contrappone il violone, strumento ad arco, all’arciliuto: con un’ipotesi più semantica che di prassi si potrebbe leggere la congiunzione disgiuntiva come un inclusivo vel latino e non con valenza meramente esclusiva.

Infine, la sonata a tre fu banco di prova per ogni compositore del secondo Seicento: questa terza raccolta corelliana di sonate è l’ultima del genere “da chiesa” del compositore fusignanese. Questa piega apparentemente ecclesiastica, in realtà è solo un’etichetta per definire lo stile più rigoroso dei brani (spesso composti da Adagi alternati a Fughe concitate) in contrapposizione alle sonate “da camera”, scandite da tempi di danza e dal sapore più frivolo.

Ogni opera ha una storia, un micromondo che la circostanzia nella Storia. Il passato nasconde i suoi lacerti tra le pieghe delle opere dell’intelletto e ci concede l’opportunità di ritrovarli per poter godere al massimo l’arte e avere i mezzi per interpretare meglio gli eventi accaduti e in fieri.

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