Impeccabile orchestra – e solisti – di San Pietroburgo per celebrare il titanico Šostakovič

RAVENNA 04/07/17. RAVENNA FESTIVAL. Oltre Il Rumore Del Tempo Orchestra Filarmonica Di San Pietroburgo Direttore Yuri Temirkanov Pianoforte Denis Matsuev Tromba Bogdan Dekhtiaruk

«Dirigerà il concerto il Maestro Nikolay Alexeev». Con queste parole si è concluso il comunicato che il 4 luglio scorso ha aperto il concerto della Filarmonica di San Pietroburgo al Palazzo Mauro de Andrè. Per alcuni, intervenuti per sentire la celebre “Leningrado” diretta dal Maestro Jurij Temirkanov, una piccola delusione, per altri, invece, una piacevole scoperta. Maestro solido e di gran musicalità, il vice direttore artistico dell’orchestra della città adagiata tra le braccia della Neva, sostituisce Temirkanov, pupillo e successore del grandissimo Mravinskij, rimasto in Russia per motivi di salute. Non stupisce quindi la scelta del direttore, alla guida della Filarmonica da quasi un trentennio, di affidare la propria orchestra a questo valente artista del Popolo Russo che sul palco del Ravennafestival non fa rimpiangere il grande Maestro.

Il programma della serata prevedeva una grande celebrazione russa totalmente incentrata sulla figura di uno dei più grandi compositori russi del Novecento, Dmitrij Šostakovič. Il primo dei due brani in programma era il Concerto n.1 per pianoforte, tromba ed orchestra, deliziosa composizione eseguita da un titanico Denis Matsuev che, col suo pianoforte, giganteggiava immerso nel calore di un’orchestra d’archi colorata dalle sonorità di Bogdan Dekhtiaruk, valentissimo trombettista al quale la partitura di Šostakovič richiedeva grande perizia, oltre che tecnica, nell’arte delle sordine, per aromatizzare l’esecuzione di un’impeccabile orchestra.

Visto il grande successo riscosso dal concerto, il bravo pianista russo si è esibito in un bis, il Precipitato dalla Sonata n.7 per pianoforte di Sergej Prokof’ev, compendio di muscolarità e virtuosismo, doti spesso rare da trovare unite, ma che trovano argentina brillantezza nella grandezza musicale di Matsuev.

Era, tuttavia, la Sinfonia n.7 “Leningrado” il piatto forte del concerto: anche solo per la durata essa si può ascrivere al gruppo di composizioni elefantiache che hanno visto la luce a partire dal primo Novecento. Non facile, dunque, darne un’esecuzione unitaria ed organica, tuttavia l’abitudine della compagine a suonare questa sinfonia fin dalla primissima esecuzione si riflette nella grande sapienza del maestro Alexeev che sottolinea nella sua lettura l’incredibile grandiosità e l’orgoglio patriottico che ne scaturisce fin dalla dedica del compositore.

Il Novecento è stato un periodo pieno di bellezza, ma ancora non è valorizzato a dovere: la distanza storica da esso probabilmente darà il giusto peso a ciò che tuttora è trascurato.

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