Natale barocco con Accademia Bizantina e la bella voce della soprano giapponese Naoka Ohbayashi

Naoka OhbayashiLibera la musica. Questo è il titolo della rassegna musicale in scena al teatro Goldoni di Bagnacavallo, piccola bomboniera in grado di valorizzare le intime sonorità che il repertorio dell’Accademia Bizantina, padrona di casa di questa stagione concertistica, offre al pubblico. Come da tradizione, l’appuntamento natalizio, andato in scena il 22 dicembre, regala ad un giovane cantante la possibilità di esibirsi con la compagine romagnola: quest’anno la scelta è ricaduta su Naoka Ohbayashi, una giovane soprano giapponese ancora studentessa in Italia, ma già capace di farsi apprezzare in molti teatri prestigiosi.

La serata si è aperta con il Concerto n.4 di Baldassarre Galuppi, seguito poi da due composizioni vivaldiane: il bel O qui coeli terraeque serenitas nel quale la brava soprano ha sofferto forse il primo impatto col pubblico romagnolo, cedendo a qualche reminiscenza vocale del teatro Nō prima di ritornare nei binari dell’arte canora occidentale, e la celeberrima Folia RV 63 nella quale i musicisti hanno dimostrato tutta la loro certosina perizia, maestro della quale si è rivelato il liutista Fabiano Merlante.

Dopo una breve pausa, la seconda parte si è aperta con Mittite dulces, mottetto di Francesco Antonio Bomporti, con protagonista ancora la giovanissima cantante che si è distinta per l’eleganza nel fraseggio unita ad un bellissimo velluto della qualità vocale. Interessante il brano successivo, il Concerto per archi RV 152 di Antonio Vivaldi, meno noto di altre composizioni indirizzate allo stesso organico, ma altrettanto interessante per inventiva e ricerca timbrica nella quale l’Accademia Bizantina pare trovarsi decisamente a proprio agio. Spicca su tutti in questo frangente il violino di Mauro Massa, capace di cambiare sonorità a piacimento.

A chiusura del concerto gli interpreti hanno proposto uno dei mottetti più noti della produzione del “Prete Rosso”, Nulla in mundo pax sincera, nel quale, tralasciando qualche piccola venatura nella sua ottima pronuncia granitica, la Ohbayashi dimostra di essere non solo una giovane promessa, ma anche una grande speranza per il prossimo futuro. Una menzione merita anche Valeria Montanari, capace di alternarsi tra organo e clavicembalo delineando nettamente le peculiarità dei due strumenti.

Non paghi di aver offerto un magistrale esempio d’arte, la cantante e l’orchestra hanno concesso un bis in linea con il periodo di festa, Let it snow, che ha fatto rientrare a casa anche i meno avvezzi alla letteratura barocca con il cuore più leggero.

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