Battiato e le correnti gravitazionali

Sono nato nel ’77 e questa con Battiato è una cosa un po’ sfortunata: gli anni più recenti l’hanno visto annaspare tra una carriera politica stroncata sul nascere, il leggendario e bruttissimo videoclip “Fermiamo la pirateria digitale” realizzato nel 2012 con gente tipo Ron e Caterina Caselli nel disperato tentativo di arginare la piaga dei download illegali (come se le vendite di Ron stessero venendo massacrate da quelli che scaricano i dischi su Soulseek) e album che a volte erano anche molto buoni ma non è che abbiano proprio scoperchiato il mercato discografico. Credo si possa affermare con una certa sicurezza che il momento più chiassoso della carriera di Battiato, da quando ci sono io, sia l’uscita del singolo “La cura”. Fu una canzone di immenso successo, e pare che anche oggi quando Battiato suona dal vivo sia la canzone che si becca il boato più grosso e gli applausi più convinti. Quando passa alla radio ci sono insospettabili a cui si accendono gli occhi per la passione, qualcuno ti dice di ascoltare bene il testo, qualcun altro sostiene sia la canzone più profonda e romantica della storia della musica italiana. Io ho qualche difficoltà con queste interpretazioni perché il mio primo ricordo nitido legato a “La cura” fu una notte a metà anni novanta (il singolo era caldo nei negozi) in cui mio fratello si presentò ubriaco in camera mia e mi prese a cuscinate per venti minuti urlando SUPERERÒ LE CORRENTI GRAVITAZIONALI. Ora, io e mio fratello a quei tempi eravamo persone piuttosto strane, e qualcuno potrebbe chiedersi perché lo sto costringendo a sentir raccontare questa cosa. La ragione, in realtà, è la più venale di tutte: ho promesso ai tizi di R&D di consegnare un pezzo su Franco Battiato, e io di Franco Battiato non so nulla.
A dire il vero si tratta di un mezzo paradosso, perché ascolto musica da tanti anni, anche musica italiana, anche cantautori italiani, anche cantautori italiani di quegli anni lì, e se uno è interessato a questa roba non è possibile non avere mai a che fare con Battiato. E non è che lo snobbo, anzi, ho comprato una decina di dischi suoi (Fetus, Pollution, Clic, L’era del cinghiale bianco, La voce del padrone, Gommalacca, quello con dentro “La cura” che non mi ricordo come si chiama, Fleurs3, ho preso persino Joe Patti’s Experimental Group) e li ascolto abbastanza regolarmente da sapere grossomodo dove si trovano nella mia collezione di dischi.
CHIOSA: questa credo di doverla spiegare. Voi come li tenete i dischi? Ecco, io li tengo peggio di voi. Sono sicuro, comunque li teniate io li tengo peggio di voi. Sono perlopiù impilati in colonne di Cd senza custodia, sparsi in tre stanze diverse di casa mia, più una consistente porzione (circa metà del totale) ammucchiati in uno scaffale Ivar (quelli componibili con le assi grezze che vendono a Ikea) nella mia vecchia cameretta a casa di dei miei, assieme a una buona parte di custodie. Senza contare quei quadernoni che usano anche i dj e i vani sportello della mia macchina, dove ho imboscato all’incirca altri 200 dischi. Ecco, visto lo stato della mia collezione e qualche inevitabile problema dovuto alle dimensioni generali, direi che non ascolto mai l’ottanta per cento dei dischi che possiedo. Il restante venti per cento è composto da dischi che metto sul lettore almeno una volta l’anno. I dischi che ascolto con frequenza molto ridotta si perdono all’interno della collezione saltando da un posto all’altro senza che io abbia la minima idea di dove cazzo siano finiti. Fino al 2006 poteva essere un problema, oggi se mi voglio ascoltare gli Alog o Rino Gaetano attacco soulseek e mi scarico il disco (generando pirateria e video di Battiato che cita Stibb Jobbs). Rimane una collezione itinerante di pochissime centinaia di Cd che, se mi viene la scimmia di ascoltarli, ricordo più o meno dove li ho appoggiati. FINE CHIOSA.
Ecco, i dischi di Battiato stanno dentro l’ultima selezione, i dischi che non ho ancora perso e che magari li vedo e dico miiizzega (qualunque cosa significhi questa parola), il che vuol dire che passano nei miei lettori con una certa frequenza, specie per il genere di cui stiamo parlando. Si può dire anzi che ascolto una volta Battiato per ogni volta che ascolto qualsiasi altro cantautore italiano a lui accostabile, compresa gente che tutto sommato ascolto spesso, tipo Dalla o De Gregori o (brr) IL FABER. Però, insomma, non lo conosco. Non ho ben chiaro come è passato da una fase all’altra, non mi ricordo i nomi dei pezzi, credo di essere d’accordo con lui nel preferire l’uva passa a Vivaldi, ma non mi sono davvero fermato a riflettere su questa cosa. E quindi credo di non averlo capito, o almeno di non averlo capito quanto lo ha capito Morgan. E la dimensione francobattiato di Morgan mi esalta: ammetterete esserci qualcosa di profondamente battiatiano nell’autoproclamarsi tra i massimi conoscitori di Battiato al mondo, e ammetto che il mio ammettere di non conoscerlo è almeno in parte un modo per prendere un po’ di distanza intellettuale da Morgan Bluvertigo. Ma dall’altra parte sono sincero: ho passato mesi della mia vita ad ascoltare Battiato in modi insoddisfacenti, situazioni anche molto carine di sciallo in macchina con La voce del padrone a palla e un buon compagno di viaggio con cui parlare di figa e/o commentare i testi. Anzi, considero La voce del padrone il car album definitivo tra quelli prodotti in Italia, e se qualcuno mi obbligasse a scegliere direi che è questo il mio Battiato preferito, quello che a suo dire si prostituiva per la grana. Ecco, questa è la sua dimensione che preferisco, ed è probabile che a Battiato non piaccia essere considerato un cantante da macchina, una specie di Bruce Springsteen all’amatriciana, quindi per paradosso un Vasco Rossi molto più vascorossiano dell’originale – è probabile anzi che se si trovasse a leggere queste righe s’incazzerebbe a morte e proverebbe ad intrufolarsi nottetempo a casa mia per prendermi a cuscinate urlando SUPERERÒ LE CORRENTI GRAVITAZIONALI. Nel caso, prego il sig. Battiato di contattare la redazione di R&D Cult, la quale fornirà il mio indirizzo di casa in privata sede assieme a qualche indicazione per trovare la chiave imboscata fuori dal mio appartamento.

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