Come fanno i The Ex a essere il miglior gruppo del mondo a 40 anni dalla nascita?

The ExLa prima teoria che ho sul fatto che i The Ex esistano da 40 anni e siano ancora il miglior gruppo del mondo ha a che fare con alcune riflessioni che ho fatto sulla provenienza olandese della band, ma in fin dei conti non convince davvero nemmeno me.

Tanto per cominciare io detesto quando usano la parola “italiano”, perché di solito è usata in senso dispregiativo. Non sto parlando di episodi di razzismo o che altro, naturalmente, parlo di quel complesso di autoafflizione di cui soffriamo come popolo. Non so se vi capita di sentire grandi intellettuali dire cose tipo “gli italiani sono un pubblico di analfabeti e infatti Fabio Volo è primo in classifica” o “gli italiani sono un popolo di dementi e infatti Berlusconi ha governato vent’anni”. Questo non vuol essere un pippone nazionalista, sia chiaro: non ho una grandissima opinione degli italiani, ma in fin dei conti credo che la popolazione italiana sia composta più o meno dello stesso numero percentuale di idioti e manigoldi che compongono le altre popolazioni. Un prof mi raccontò che una volta, in Francia, qualcuno aveva srotolato uno striscione con scritto MORTE AGLI STRONZI durante un discorso di De Gaulle.
Pensateci: è perlomeno dal maggio francese che la gente ci racconta di quanto la Francia sia una repubblica fondata sull’amore incondizionato per il cinema, ma 50 anni di amore incondizionato non hanno dato alla Francia, nel 2019, un cinema in generale migliore del nostro. È che noi siamo un pochino volubili, decidiamo se il cinema italiano stia bene o male a seconda di quant’è buono l’ultimo film di Garrone, ma “il cinema italiano” nel suo complesso sta sempre bene allo stesso modo, e se qualcuno crede che ai tempi dei poliziotteschi probabilmente era tutto meglio io credo di essere d’accordo, ma d’altra parte i poliziotteschi in Italia erano film di genere che si facevano quando in America si facevano i polizieschi, che adesso non si fanno più o non si fanno più come un tempo, e via discorrendo. Voglio dire, c’è una ragione per tutto e non è mai una ragione di dove sei nato o con quali geni sei nato, né niente del genere.

Comunque: l’attuale presidente del consiglio olandese si chiama Mark Rutte, leader del partito popolare. Negli ultimi anni ha perso qualche consenso e ha rimpastato le alleanze un paio di volte, ma è in carica ininterrottamente dal 2010. Dopo la prima esperienza di governo si è ricandidato due volte e ha riottenuto la maggioranza. Ne parlavo con un amico olandese, qualche anno fa. Ero suo ospite e viaggiavamo con la sua auto in queste autostrade immacolate che qui da noi non si vedono manco il giorno dell’inaugurazione. Mettevamo a paragone le differenze del sistema politico tra i nostri due paesi e, beh, gli ho chiesto qualche delucidazione. Voglio dire: dal 1979 (anno di formazione dei The Ex) ad oggi l’Olanda ha avuto CINQUE presidenti del consiglio. Noi, dal 1979 ad oggi, ne abbiamo avuti 25. Gli ho chiesto come cazzo sia possibile che un popolo voti lo stesso primo ministro per tre volte a fila, in un regime non-totalitario. Lui mi ha detto una cosa sul genere: sai, se lavora bene che cosa cazzo cambiamo a fare? Credo l’abbia votato anche lui, insomma. Sulle strade il commento è stato un pelo più laconico: è che quando paghi le tasse poi si vedono i benefici. Però voglio dire, non si può fare di tutta l’erba un fascio.
Ho una specie di teoria che mette insieme la durevolezza dei The Ex e la stabilità del sistema politico olandese, ma Rutte è un libdem di centro e i The Ex sono dei punk anarchici. Così, insomma, la teoria non è un granché.

L’altra teoria che ho sul fatto che i The Ex esistano da 40 anni e siano ancora il miglior gruppo del mondo ha a che fare con una teoria del craft, del mestiere, dell’artigianato. Questa, contrariamente a quella prima, mi piace molto.
Nella prima parte della mia vita ho creduto fermamente al genio: ci sono persone che hanno la capacità di vedere cose che gli altri non vedono, e quando creano arte creano grande arte. Ora non ne sono più convinto. L’arte che preferisco negli ultimi anni è fatta quasi tutta da persone di una certa età che hanno cominciato da giovani a fare una cosa che a quei tempi non aveva alcun senso, e poi ne ha trovato uno solo perché loro non hanno mai smesso di farla. Una volta ho letto di un pensionato che per qualche ragione si era messo a fare disegni con Microsoft Paint, e ha continuato a usare Paint anche quando Paint aveva iniziato a fare schifo anche ai bambini di sei anni, e adesso è il più grande Microsoft Paint artist del mondo. Probabilmente è anche l’unico, ma non è questo l’importante – è importante che la roba che fa abbia un senso preciso. Come a dire: l’incapacità di fare altro si può trasformare in uno skill inestimabile. Altro esempio: avete presente quando qualcuno va a sentire il concerto di Iggy Pop e torna a casa tutto eccitato raccontandovi di quanto sia stato intenso e rockenroll e “ha 70 anni ma sembra averne 25”?. Non è per il fatto che Iggy vede cose che altri non vedono. È per il fatto che Iggy ha fatto una cosa per tutta la vita e ora la spiega a chiunque. Beh, Iggy Pop era impareggiabile anche nel 1970, a sentire chi ne sa. I The Ex, invece, erano dei punk anarchici e non sapevano suonare. Così hanno iniziato a percuotere le chitarre e a fare questi suoni approssimativi sferraglianti a merda, in quella maniera un po’ romantica del gruppo punk che l’importante è la foga e anche se non sai suonare non importa, eccetera. Poi sono rimasti assieme e hanno continuato a suonare e piano piano hanno imparato non dico a suonare ma quantomeno, beh, sì, a suonare quella cosa lì che suonano loro. A strutturare quei suoni approssimativi in un modo che era diventato il loro modo ed era diverso. E poi, continuando a suonare, hanno cominciato a vedere che la gente continuava a essere interessata. E strada facendo hanno suonato con leggende della world music e leggende dell’improvvisazione e grandi violoncellisti e sezioni di fiati e personaggi di spicco legati all’elettronica, e loro ci hanno messo sempre e solo l’unica cosa che sapevano fare: quei suoni approssimativi strutturati che ormai riuscivano a controllare così bene da poterli far fruttare in qualsiasi contesto. E così nel 2014, a 35 anni dalla loro formazione, erano sulla copertina di The Wire, che è il posto dove ogni mese vai a vedere chi è la persona più significativa della musica di oggi (questo mese: Kim Gordon). E poi hanno continuato a esistere e a fare i dischi e a suonare i concerti e nel 2019 festeggiano quarant’anni di musica eccelsa. In Romagna addirittura con una doppietta: quest’estate erano al Beaches Brew, a ottobre passeranno dall’Area Sismica.

Blog a cura di: Francesco Farabegoli
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