“Bandersnatch”, più un gioco filmico che un film ludico

Bandersnatch Black MirrorBlack Mirror – Bandersnatch (di Charlie Brooker, 2018)
Per chi vi scrive, Black Mirror è la serie più importante degli ultimi dieci anni, forse anche venti, non lo ripeterò più. Soprattutto perché non tiene mai in ostaggio gli spettatori a colpi di serie successive perché, nonostante si stia andando fin troppo avanti, ogni episodio è autoconclusivo. Poi ogni tanto un episodio speciale, presentato tra una stagione e l’altra (quest’anno inizierà la quinta), sempre rigorosamente slegato, sempre appartenente a quella misteriosa scatola ideale che contiene il futuro dell’umanità, le sue distorsioni e le sue distopie.

Bandersnatch è ancora una volta ambientato negli anni ottanta, 1984 per la precisione, e siamo in piena era di videogiochi. Justin è un novello programmatore e ha avuto l’idea giusta impostando quello che si potrebbe rivelare una vera e propria bomba ludica: Bandersnatch è il titolo del gioco dove il protagonista deve risolvere alcuni enigmi che prevedono una scelta tra due scenari.

Come andrà a finire la vicenda, però, lo direte voi perché ciò che dovrebbe accadere nel gioco accade nel film: telecomando alla mano, il protagonista in vari momenti del film dovrà scegliere il proprio destino dando vita a sviluppi di trama molto diversi tra loro e a finali imprevedibili, molti dei quali contengono anche, sotto forma di recensione in una scena davvero cult, un giudizio allo spettatore/giocatore.

Il tema della scelta è presente anche nella trama del film perché fin da bambino il protagonista con le sue scelte pensa di aver determinato la sua vita, compresa la tragica morte di sua madre, avvenuta a dire il vero a causa di un disastro ferroviario. Quindi, in poche parole, il film lo “scriviamo” noi, con le nostre scelte. Alcune decisioni come merenda e musica non comportano particolari conseguenze, mentre altre si riveleranno talmente vitali che in alcuni casi è il film stesso a tornare indietro.

Se avete una certa età e avete già sentito parlare di questo meccanismo, non può che venirci in mente una sola parola, molto anni ottanta: librogame. Essendo però questa una rubrica di cinema, dovremo anche cercare di capire il valore del film, lavoro sporco e per niente facile, se non con pensieri sparsi e scarsi. Detto della struttura, la citazione filmica più evidente è Donnie Darko, il film che ha di fatto aperto il nuovo secolo (recuperatelo), con l’attore protagonista molto bravo, la regia puntuale e gli sviluppi della trama tutti interessanti.

Ma la novità del film interattivo prende il sopravvento sulla natura del film e la sensazione immediata è quella di avere davanti un gioco filmico, piuttosto che un film ludico. Per alcuni una sciocchezza, per altri una rivoluzione, Bandersnatch è esattamente come gli autori lo hanno presentato, e cioè un episodio speciale, inevitabilmente legato al tema della serie (e attraverso almeno tre citazioni, ad episodi della serie stessa), che vi terrà incollati allo schermo con i suoi rompicapi, che vi lascerà davanti al televisore ben più dei 90 minuti previsti, che stimolerà enormemente la vostra curiosità. Poi non resterà nulla se non la sensazione di aver partecipato a qualcosa di innovativo che non sappiamo se sarà la rivoluzione come ad esempio le piattaforme streaming (dove potete guardarlo) o un buco nell’acqua come il cinema 3D.
A voi, ancora una volta, la scelta.

Ps: il gioco che dà il titolo al film è stato veramente concepito ma mai pubblicato a causa del fallimento della software house, la Imagine; ma sul sito della casa fittizia Tuckersoft è possibile scaricare l’altro videogame protagonista nel film, Nohzdyve.

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