“Loro 2”, un film più cupo che compone il puzzle lasciato volutamente incompleto di “Loro 1”

Elena Sofia Ricci Loro

L’attrice Elena Sofia Ricci in “Loro (1 e 2) di Paolo Sorrentino

Loro 2 (di Paolo Sorrentino, 2018)
Premessa ovvia: questo articolo contiene lievi spoiler su Loro 1. Dove eravamo rimasti? Da una parte il tarantino Sergio Morra ha speso molti dei suoi averi per organizzare una super festa con tante ragazze nella villa in Sardegna accanto a quella di Lui, e dall’altra lo stesso Silvio che trascorre giornate tra Veronica e gli intrighi politici. Siamo a cavallo tra il 2006, dove ha perso le elezioni per soli 6 senatori (secondo il film), e il 2008 dove tornerà a guidare il paese che ama. Il fidato collaboratore Ennio (Doris? In ogni caso sempre un camaleontico Servillo) a inizio film gli suggerisce di “convincere” i 6 senatori a passare dalla sua parte per fare cadere il governo, sfida che Silvio accetta con esiti che conosciamo.

Se nella prima parte la presenza fisica del protagonista di fatto è stata a lungo celata a scapito della sua forte impronta nelle vite di “loro”, in questa seconda parte il personaggio principale domina la scena e chiude in maniera convincente un puzzle volutamente non completato (e neanche minimamente composto) nella prima. I toni tra i due film però sono differenti, la leggerezza, il surrealismo e la comicità della prima parte si mettono parzialmente da parte in favore di una maggiore introspezione e ricerca negli animi dei personaggi, ognuno dei quali compie il proprio percorso di crescita o decrescita e partecipa alla chiusura corale del film.

Ma questa seconda parte è anche più cupa, spesso caratterizzata da monologhi e duetti più o meno efficaci (vicino al memorabile quando Silvio si finge ancora venditore telefonico), e non pochi silenzi che scandiscono soprattutto il rapporto tra il protagonista e la moglie, tra i pochi personaggi dichiaratamente reali. Il Berlusconi di un fin troppo indulgente Sorrentino, pur nel caricaturale approccio di Servillo, è innanzitutto un uomo, che come dice lui la sinistra non ha mai capito, che non esce umanamente sconfitto dal film (anzi) perchè i difetti dell’uomo-Silvio sono appunto umani e non diversi da quelli degli altri.

Questo Lui è un fulcro, è un “genio” che muove tutto senza fare niente, è un’icona della società italiana che il regista spoglia di ogni presunta malvagità, del ruolo di mostro o di nemico, ma lo presenta come probabilmente anche lo stesso Silvio si sente (e che farebbe bene a guardare il film). La coscienza critica, politica e umana, è affidata a una Veronica (Elena Sofia Ricci magnifica) che esce lentamente dalla Sua vita, ammettendo ciò che molte donne si chiedono, e cioè che nonostante tutti i suoi difetti, anche lei ne era innamorata. Ci sono altri personaggi interessanti, come quello della velina ribelle (Alice Pagani, deliziosa), anche lei come Veronica simbolo di una certa Italia che inizialmente ha flirtato con Lui ma che poi si è presto stancata; i meravigliosi grandi vecchi Herlizka e Pagliai nella parte di un personaggio immaginario (Crepuscolo) e il più che reale Mike Bongiorno in una delle ultime scene di un film a forte carattere intimista, che forse un po’ stona con quanto visto nelle due ore precedenti, ma che, come dicevamo, dona struttura all’opera complessiva, che con un po’ meno amor proprio, poteva essere un grande film di due ore, ma siamo nell’era della serialità.

Sorrentino al momento non riesce (e forse non vuole) uscire dal suo stile, che fin dagli inizi lo caratterizza e che gli ha portato meritata gloria. Inoltre parlare di un personaggio non solo ancora vivo, ma anche complessivamente in auge non aiuta lo spettatore ad estraniarsi dalla realtà per tuffarsi nell’immaginario del regista, che resta ancora un bene prezioso.

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