Una serie geniale, ma con quattro stagioni di troppo

MurderLe regole del delitto perfetto (Serie – 6 stagioni – 2014-2020)
La serie inizia con un flash forward che mostra un gruppo di universitari alle prese con un cadavere, del quale non sanno se sbarazzarsene o denunciarne l’avvenuto omicidio, tenendo completamente all’oscuro lo spettatore del contesto. Il racconto torna nel presente, un paio di mesi prima, e ci rivela il suo filo conduttore, legato alle vicissitudini della famosa avvocata Annalise Keating, che, in quanto docente di diritto penale presso una prestigiosa università, si sceglie una squadra di stu- denti per coadiuvarla nel risolvere i suoi casi, in particolare quello dell’omicidio di una studentessa, ex compagna dei ragazzi.

L’analisi del caso porterà a quello che è presentato all’inizio, un ulteriore omicidio di cui solo a fine serie si svelerà identità del morto e assassino. Il lettore più attento si chiederà cosa succederà, quindi, nelle cinque rimanenti stagioni, se vengono presentati casi diversi o è un semplice errore di battitura dell’articolo. Purtroppo, mettiamo subito le cose in chiaro, questo è uno dei casi più eclatanti (poco sotto Lost, Stranger Things e altre celeberrime serie) di come il successo di un prodotto porti alla morte della serie stessa. Dopo questo flash forward sul destino di How to Get Away with Murder (titolo originale ben più raffinato), possiamo riprendere con calma dall’inizio perché, a serie conclusa, se non si guarda l’imponente “piano dell’opera” (e ogni stagione sono 15 episodi da almeno 45’ l’uno), ci si inizia a divertire tantissimo, perché il thriller è costruito in maniera magistrale fin dall’inizio e anche la solo parziale risoluzione del mistero alla fine della prima stagione, può essere visto in positivo, considerato l’estremo godimento della prima quindicina di puntate.

Inoltre, la protagonista Viola Davis è semplicemente eccezionale, perfetta, buca lo schermo come pochi e si porta sul groppone anche una squadra di comprimari che, grazie a lei, tali rimangono. Pur con qualche ripetizione nei flash, e con qualche situazione secondaria di troppo, la visione della prima stagione resta una cavalcata trionfale, e che però purtroppo fa sentire odor di denaro nel mondo della produzione. La visione della seconda, pur ancora decisamente avvincente nella trama, è un lento scivolare tra situazioni completamente inutili o addirittura dannose (una gravidanza, per chi lo ha visto) e l’aggiunta di nuovi elementi messi esattamente come il brodo per allungare una zuppa che si sta prematuramente asciugando. Chi vi scrive non è andato oltre la seconda stagione e non sente il bisogno di proseguire, nonostante la forte empatia con storia e personaggi sentita per almeno una ventina di episodi. Si poteva stringere e concludere dignitosamente in una terza, ma quando si finisce di guardare stancamente la seconda stagione scoprendo di essere solo a un terzo del cammino, francamente cascano le braccia… ma non il telecomando.

Blog a cura di: Francesco Della Torre
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