Tra il thriller e il teen movie, una serie convincente

Uno Di Noi Sta MentendoUno di noi sta mentendo (Serie tv, 8 episodi, 2022)
Il protagonista di tutti i gossip della Bayview High School è Simon, una persona scomoda e per molti versi cattiva. Tramite un’app chiamata “about that” infatti svela periodicamente i segreti di uno dei malcapitati compagni di scuola a turno, a volte protagonista di un tradimento o a volte solamente “colpevole” di essere omosessuale. Insieme con altri quattro ragazzi, Simon deve passare un’ora pomeridiana in un’aula per punizione; non appena la professoressa lascia l’aula, lo scomodo compagno viene avvelenato e muore in ospedale. Appare ovvio che il colpevole sia uno degli altri studenti, ma loro, proclamandosi assolutamente innocenti, iniziano a indagare per capire come sia potuta succedere una tragedia così assurda.

La serie Uno di noi sta mentendo è composta da 8 episodi dalla lunga durata di circa 50 minuti, è ideata da Erica Saleh ed è tratta dall’omonimo bestseller di Karen M. McManus. Il mondo adolescenziale, nel cinema statunitense, è come sapete da tempo spremuto fino all’ultima goccia e questa serie oltre a non inventare nulla di nuovo nel contesto in cui è ambientata, si fregia di citazioni da teen movie fin dagli anni Ottanta, a partire dalla scena della punizione che, al netto dell’omicidio, è ispiratissima al mitologico Breakfast Club.

Il mix è abile e la serie appassiona, rispetta i canoni tradizionali senza perdere mai il filo del discorso e non uscendo mai dal verosimile e da una narrazione convincente. Certo, il formato serie tv è impegnativo, perché 400 minuti di thriller, pur ben dosati e ben rappresentati, sono tanti per mantenere la suspense, ed è il suo difetto principale, ma gli statunitensi sanno fare qualsiasi genere di film o serie sugli adolescenti, e questa non è un’eccezione. Gli attori sono tutti sconosciuti e perfettamente al loro posto, e tra loro spicca Annalisa Cochrane, il cui personaggio (e la conseguente interpretazione) cresce col passare dei minuti fino a imporsi come vera protagonista della vicenda.

Si cita il passato, ma è tutto moderno in Uno di noi sta mentendo, perché vediamo una generazione di ragazzi con le stesse passioni dei loro genitori e nonni, ma totalmente dipendenti da smartphone e app, come è inevitabile che sia. È la stessa tecnologia, sotto forma di app, che detta le regole e che controlla le vite dei suoi protagonisti, e gioca lo stesso ruolo del cordless nel primo Scream (26 anni fa) trasformando uno strumento di svago e di comunicazione, in un temuto mezzo di diffusione di terrore (e la riflessione in questi casi non è mai banale).

Il secondo, vero, problema della serie (oltre alla lunghezza, che in realtà si supera) è rappresentato dal suo successo che la porterà ad avere una seconda stagione e a farci temere che il “gioco” non si fermerà così facilmente, finendo (forse) per rovinare quanto di buono visto. Come parziale difesa possiamo dire che il libro ha un suo reale secondo capitolo, quindi il proseguimento non è casuale. Speriamo.
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