Abitare nel moderno lungo un colle a Cesena

Il palazzo “SD” di Tissellistudio tra segni grafici e qualità architettonica

La nostra indagine sull’abitare nel XXI secolo in Romagna oggi ci conduce alla “Città dei tre Papi” che, come dice il Sommo Poeta a Guido da Montefeltro all’Inferno, «sie’ tra ‘l piano e ‘l monte». Infatti qui varie volte si ha l’occasione di percorrere gli ultimi leggeri rilievi dell’Appennino, mentre dalle colline il panorama raggiunge l’Adriatico, spaziando sulla campagna centuriata. Una di queste opportunità viene offerta dal pianoro che si distende lungo il tracciato della Via Emilia, tra la collina dell’Ospedale Bufalini e quella del Seminario Vescovile. Siamo diretti al centro da est, transitando su via Fiorenzuola, che poi diventerà sobborgo Valzania e quindi corso Comandini. Volgendo lo sguardo a nord, verso il Seminario, tra le case erette sul pendio ecco emergere un lungo edificio residenziale, posto al centro di un grande isolato racchiuso dalle vie Magellano, Nicoloso da Recco e Torricelli. Tra casette a due piani e altri caseggiati l’edificio si riconosce per la mole imponente, articolata al centro da una lieve spezzata che lo induce ad introflettersi verso il colle del Seminario, e per il dinamico disegno dei prospetti longitudinali, entrambi segnati da lunghe fasce orizzontali a toni chiari e scuri alternati, con una maggiore enfasi in quello meridionale, rivolto al pianoro. «L’intervento prevedeva la realizzazione di un edificio ad uso prettamente residenziale», spiega Filippo Tisselli, classe 1967, che con il proprio studio professionale firma il progetto nel 2006 e ne segue la direzione dei lavori fino al compimento nel 2009, «in luogo di un impianto artigianale abbandonato». Il tema progettuale è stato dunque quello di  «proporre alla città un nuovo episodio di qualità architettonica, di forte impatto dimensionale, una presenza dominante rispetto all’edilizia mediamente minuta della zona». Il nuovo edificio è costituito da una serie di garage ai piani interrati, residenze sul lato scoperto del piano parzialmente interrato e tre ulteriori piani fuori terra ad uso abitativo, con una consistenza immobiliare complessiva pari a ventotto appartamenti. L’idea compositiva rivela una scelta forte, prosegue Tisselli, che decide di inserire un grande edificio dichiaratamente moderno, cominciando dai materiali utilizzati: cemento armato nelle strutture, solo vetro nei lunghi parapetti degli affacci, legno lamellare in tetti e balconi, infine lastre di zinco titanio nel manto di copertura.

Ne deriva un grande oggetto che si distacca dall’intorno urbano con l’adesione ad «un linguaggio unico, sintetico, ma fortemente identificativo».

Dall’osservazione della facciata proviene con chiarezza la “cifra” formale derivante da un «gesto grafico», ottenuto con la composizione di «un “incastro a pettine” di due nastri piegati a formare due C». Da qui deriva il nome dato dai progettisti al fabbricato: “SD”. Mentre sottolinea la presenza di questo gesto grafico, risolutore nella costruzione dell’immagine complessiva verso il pianoro, ne spiega anche il ruolo, rivolto a ripristinare «l’ordine di un fronte altrimenti frammentario a servizio delle numerose unità abitative retrostanti». «L’attacco a terra – argomenta però il progettista – si allontana dall’impostazione rigida e concettuale del volume principale. Superfici e arretramenti, pareti curve, incastri di volumi si liberano infatti ai piedi dell’edificio e nel gioco delle soluzioni d’angolo», mentre «il sistema dei balconi garantisce ad ogni unità abitativa spazi esterni più ampi possibili, ma insieme intimi, protetti». Questo effetto si verifica in virtù di una struttura costruttiva integrata, costituita da una serie di lunghe mensole in cemento armato ancorate ad un sistema di setti verticali, «volutamente arretrati rispetto al filo degli aggetti e opportunamente collocati a divisione delle diverse unità abitative». Sulle mensole in cemento si appoggiano coppie di travi in legno lamellare, che in questo modo costituiscono un piano sospeso a mezz’aria. In questo modo i progettisti sono stati in grado di realizzare i grandi balconi sporgenti verso il pianoro, delle dimensioni in profondità di poco superiori ai tre metri, che svolgono un ruolo essenziale nel disegno compositivo dei due fronti longitudinali. In questo modo riescono ad annullare «la presenza della doppia falda di copertura, necessaria al rispetto di vincoli normativi locali», mentre «“liberano” l’interno del fabbricato dall’annoso problema del passaggio di colonne e scarichi». Perciò gli impianti e le canalizzazioni si sviluppano all’esterno del volume abitato, «seguendo percorsi dettati dal controsoffitto dei terrazzi», da cui proviene l’illuminazione discreta delle lunghe terrazze, «parte integrante del sistema architettonico, che definisce la consistenza tridimensionale della facciata senza mai interferire fisicamente con i parapetti o con gli spazi interni». Salendo ai piani abitativi emerge la volontà progettuale di «concentrare le energie progettuali ed economiche nella cura dei particolari e nella scelta accurata delle finiture». Così, affacciandosi verso il pianoro, ci appoggiamo ai parapetti in vetro, mentre i nostri passi si muovono sull’elegante e piacevole calore della pavimentazione in legno drenante bangkirai. La scelta dei parapetti in vetro deriva dalla necessità di compensare l’attenuarsi del flusso di luce negli ambienti interni a causa dei forti aggetti: la trasparenza del materiale aggiunge leggerezza visiva, in quanto, «libero da montanti o elementi strutturali in vista, non interferisce col ruolo protagonista dei fascioni che disegnano il prospetto». Questa idea viene completata dai divisori tra gli alloggi, costituiti da pannelli in vetro bianco latte, in parte ancorati ai setti retrostanti, e in parte zavorrati dal peso del terreno delle antistanti fioriere, realizzate in multistrato marino grigio. L’elemento di sostegno dunque svolge il ruolo di assicurare la privacy, ma è pensato per non competere «col disegno dominante del prospetto: la leggerezza di segno che ne deriva si inserisce così nelle facciate con discrezione ed eleganza». Un’attenzione analoga viene dedicata al ruolo degli infissi aperti sugli ampi balconi, che «non devono confrontarsi con l’organizzazione degli spazi interni. La scelta di assegnare loro lo stesso colore della superficie su cui sono ancorati ha chiari intenti mimetici». All’interno degli alloggi i materiali utilizzati sono il rovere in listelli posati a filari di spine di pesce negli spazi living, cui si abbina il disegno degli arredi, improntato ad una sobria e lineare essenzialità, e il biancone veneto altrove, come si vede nel cambio di pavimentazione all’interno del bagno, in cui non ci si ritrae dal studiare un disegno più dinamico per la parete del box doccia, termine a questo punto evidentemente limitativo.

 

> CREDITI
Edificio residenziale in via Magellano a Cesena
  • Studio di progettazione:

Tissellistudioarchitetti

  • Gruppo di progettazione:

Filippo Tisselli, architetto

Cinzia Mondello, architetto

Filippo Tombaccini, architetto

  • Collaboratori:

Flavia Benigni, architetto

Elena Fantoni, architetto

  • Impresa esecutrice:

Sol.Do s.r.l.

  • Committente:

Residenziale Cristallo s.n.c. di Perazzini Doriano & C.

  • Direzione lavori:

Filippo Tisselli, architetto

Cinzia Mondello, architetto

  • Strutture:

Marcello Bezzi, ingegnere

  • Cronologia:

Progetto 2006

Realizzazione 2007-2009

  • Dati dimensionali:

3.331 mq lotto

2.257 mq realizzazione primo stralcio (Sul)

  • Fotografie:

Cinzia Mondello, architetto

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