La casa del mosaicista

 

A Ravenna in Via Codronchi 61, là dove vive Felice Nittolo

In occasione della Biennale del Mosaico indaghiamo sulle modalità dell’abitare  di uno dei protagonisti della scena musiva ravennate e internazionale degli ultimi trent’anni.

La domanda sorge con spontanea curiosità: come potrebbe presentarsi la casa di un vulcanico artista puro? Autore di frasi come la seguente: «corta è la notte nella composizione quando le mani fremono!»

CASA BELLA CASAjpg16«Lavoro di notte, lavoro d’istinto, quasi mai su commissione», mi spiega Felice Nittolo mentre mi sta portando in giro con la sua spaziosa Citroen tra i luoghi del suo molteplice operare: la Galleria niArt e il grande studio in fregio a via Sant’Alberto, nel tratto oltre la ferrovia. Ma non è qui che siamo in realtà diretti in questo nostro piccolo pellegrinaggio, che pur tocca anche la mostra monografica appena inaugurata al Museo Nazionale, dal titolo Felice Nittolo. Geografie a ritroso, curata da Emanuela Fiori e Giovanni Gardini. Una mostra che oltre ripercorrere le tematiche care all’artista campano, indaga ancora una volta sulle possibilità di contaminazione del museo archeologico e in generale d’arte antica da parte del gaio irrompere di opere del tutto contemporanee, risolte prevalentemente in mosaico.
«Se, tra V e Vi secolo – segnala Gardini nel catalogo stampato un mese fa per i tipi di Longo editore nel 2017 e introdotto da Mario Scalini, direttore del Polo Museale dell’Emilia Romagna – Ravenna è stata un audace cantiere iconografico che ha saputo tenere insieme la forza della tradizione e l’attesa del rinnovamento, la sapienza compositiva e la ricchezza dei materiali, come poteva un artista come Nittolo, che proprio a Ravenna lega la sua maturazione artistica, restare estraneo a questo inarrestabile fermento generativo?

Così infine raggiungiamo la casa di Nittolo. Si trova in Via Condronchi, una showcase di edilizia degli anni Cinquanta, Sessanta
e Settanta, lumeggiata da recenti recuperi e sostituzioni edilizie, che però non intaccano la sostanziale immagine urbana, omogenea nell’altezza dei fronti e diversa nelle soluzioni  delle facciate

CP

La galleria niArt

Trasgressione e mosaico nella Ravenna bizantina e trasgressione e mosaico, dunque, nel genio artistico di Nittolo che, acutamente, ha saputo riconoscere come, dall’epoca antica, il mosaico fosse portatore di un’energia dirompente». Andiamo oltre.
La nostra meta vera non sono i luoghi deputati al lavoro del mosaicista consacrato dalla critica, bensì la casa dove vive insieme alla moglie a Ravenna, in via Codronchi 61. La nostra ricerca infatti oggi si rivolge a quella particolare forma dell’abitare che è la dimora dell’artista, in questo caso autore dieci anni fa della famosa opera Ravenna, composizione per «fiat 500, oro, vetro, marmo, rame, conchiglie su lamiera», dimensioni pari a 133x230x294 centimetri.
La domanda sorge con spontanea curiosità: come potrebbe presentarsi la casa di un vulcanico artista puro? Autore di frasi come la seguente: «corta è la notte nella composizione quando le mani fremono!». Così infatti scriveva nel gigantesco catalogo Tessere. Parole di vetro e di pietra, edito da Longo nel 2011. Ed ancora, «il magma aspetta morbido di essere violentato. Il pensiero che mi guida è quello della “trasgressione”» scrive nel componimento poetico Muse-musaico-mosaico, concludendo con un’altra frase senza mezzi termini: «metto in scena parole di vetro e di pietra a volte soffici come un sussurro, altre volte taglienti come un urlo». Il capitolo del volume relativo alla mitica piccola vettura della casa automobilistica sorta a Torino, in questo caso reca il titolo Ma ai bizantini sarebbe piaciuta la “500”? Dove è stata realizzata questa opera? Risposta: nello studiolo sito al piano terra della sua casa di via Codronchi. Così infine raggiungiamo la casa di Nittolo, costruita nel 1985 su progetto dell’architetto Antonio Mazzotti di Ravenna, allora da poco laureato a Venezia. Via Condronchi è una showcase di edilizia degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, lumeggiata da recenti recuperi e sostituzioni edilizie, che però non intaccano la sostanziale immagine urbana, omogenea nell’altezza dei fronti e diversa nella soluzione delle facciate.

Nel centro della casa, lo spazio living, attorno a noi, tutto parla di Nittolo. Perché le sue opere sono disseminate ovunque. Dalle parietali o quello plastiche in vetro sono oggetti eloquenti che parlano di lui, traboccano del suo amore viscerale per la sua arte,
dai mosaici fino alle martelline e alle tagliole in vetro colorato sopra la cornice del caminetto posto in angolo, che di focolare rivela ben poco, mentre partecipa suo malgrado alla esposizione di una quantità considerevole di opere del padrone di casa.

La casa non è sontuosa. Parva, sed apta mihi, direbbe Ariosto. Ma già avvicinandosi ai muri rosa scuro si intravedono i segni, all’inizio piccoli e timidi poi sempre più dichiarati, della peculiare personalità del padrone di casa. Piccoli ornamenti che riprendono temi dell’iconografia tradizionale ravennate, con i nodi e le decorazioni classiche nell’attacco a terra sul fronte strada, subito però smentite nel vialetto di ingresso da una serie di carotaggi in pietra e cemento, alternati a blocchi informi di pasta vitrea. L’ingresso in nicchia, vegliato da una finestra rotonda al primo piano, è ovviamente risolto con un pavimento in mosaico a tessere scure. Entrando ci si imbatte in un minaccioso colonnone in cemento armato, dal sapore apotropaico, che nasce da un acciottolato di blocchi in vetro colorato e sfonda il soffitto con una apertura in foglia d’oro. A destra si trovano le porte che introducono alla cucina, un ambiente del tutto “normale”, animato da un forte tono rosso, e soprattutto allo studiolo dove nel 2007 si ricoprì la fiat 500 con un manto in tessere di mosaico, destinato ad un notevole successo, nelle sue molteplici esposizioni, dai locali storici della Cassa di Risparmio in piazza del Popolo, a Torino, a Tokyo. Un brulicare di materiale e di opere fanno da corona alla postazione del mosaicista, segnalata da martelline e dalla tagliola, dove si frantumano le pizze in mosaico di Orsoni per trasformarle in tessere minute. Rientrando nell’ingresso, ci spostiamo in quello che in realtà è l’ambiente principe della casa: il living, suddiviso tra una prima parte a soggiorno e una seconda adibita a pranzo.

Tra le due zone si trova collocata una poltrona bianca, come gran parte dei divani, che scopriamo essere quella dove il padrone di casa ama sostare  per leggere il giornale e riviste d’arte. Nel centro della casa, ecco dunque lo spazio living; attorno a noi, tutto parla di Nittolo. Perché le sue opere sono disseminate ovunque. Dalle parietali o quello plastiche in vetro si tratta di oggetti eloquenti che parlano di lui, traboccano del suo amore viscerale per la sua arte, dai mosaici fino alle martelline e alle tagliole in vetro colorato sopra la cornice del caminetto posto in angolo, che di focolare rivela ben poco, mentre partecipa suo malgrado alla esposizione di una quantità considerevole di opere del padrone di casa. Giriamo attorno lo sguardo: ecco le teste in vetro blu e rossa recanti in cima la tagliola, la tazza con le colombe con firma dell’Autore sul fondo, in realtà realizzata per la Performance Galla Placidia, dall’evidente rimando al notissimo motivo iconografico custodito all’interno del piccolo scrigno intitolato alla grande sovrana del V secolo. Dopo qualche resistenza i padroni di casa accettano di mostrarmi la loro camera da letto. Saliamo al primo piano. Qui la scopro omaggiata da una testata bassa, sui cui campeggiano la tazza in vetro Galla Placidia e le due statuine che rimandano al mito del cappotto musivo di Nittolo, un must della sua produzione al pari della fiat 500. Ma qui i rimandi ad un mondo onirico pienamente realizzato nella vita diurna si fanno ancora più potenti, fino ad esplodere nell’ammonimento finale, nel foglio programmatico dell’Autore, affisso con un gesto di luterana irrisione sull’armadio in legno, che così sprona e ammonisce: «niente è possibile a realizzare se si è decisi ad eseguirlo convinti che si possa».

 

CREDITI

Casa di Felice Nittolo, mosaicista  

•    Progetto architettonico: architetto Antonio Mazzotti, Ravenna
•    Impianti idraulici:  “Artes” di Bedei & C. s.n.c, Ravenna
•    Lampadari: Elettrolamp s.n.c., Ravenna
•    Infissi in alluminio: Foschini e Gaudenzi, Conselice
•    Pavimentazione esterna: Edilmarmo Romagnola s.r.l., Capocolle di Bertinoro
•    Lavorazioni in ferro: Gradassi ing. Gustavo, Ravenna
•    Pavimenti e rivestimenti: Sassi, Ravenna
•    Porte in legno: Falegnameria Montalti Bruno e Omero, San Carlo di Cesena
•    Materiali per mosaici: ditta Pirini, Ravenna
•    Smalti per mosaici: ditta Orsoni, Venezia

 

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