Da “strada della torre” a via Serafino Ferruzzi

I segni del tempo in una via centrale di Ravenna prima e dopo il 13 giugno 1859

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Uno scorcio di via Ferruzzi (già XIII Giugno), vista dal lato est di Piazza del Popolo con, in primo piano, la facciata della chiesa del Suffragio.

È una bella strada, appartata ma non ristretta e buia, oggi chiusa al traffico che non può proseguire oltre il sagrato della chiesa del Suffragio.
Qui Serafino Ferruzzi, nelle stanze del palazzo Pompili, al civico 8, aveva un suo riservato “quartier generale” munito di telescrivente funzionante ad ogni ora del giorno e della notte. “Fino”, il commendator Ferruzzi, si tratteneva negli uffici, dove operava personalmente collegandosi con le “borse cereali” americane e del Sud Est Asiatico. L’imprenditore ravennate, uno dei più potenti al mondo nel commercio delle granaglie, spesso dormiva in ufficio, fra un ordine al telex o in attesa di conoscere il fixing dei prezzi.

Palazzo Pompili, già sede degli uffici dell’imprenditore Serafino Ferruzzi.

Il palazzo Pompili, costruito in mattoni faccia a vista e con belle rifiniture, è impreziosito dal bel portale in pietra d’Istria. Ciò contribuisce a rendere elegante e ricco di personalità il palazzo tardo cinquecentesco non troppo imponente, a pochi passi dalla piazza del Popolo, dove a volte, il mercoledì, giorno di mercato, Serafino Ferruzzi compariva dopo le undici del mattino.

 

I rintocchi della campana sulla torre municipale e gli squilli di telefono dalla borsa cereali di Chicago  scandiscono avvenimenti che si susseguono fra i palazzi Grossi e Monaldini, Pompili e Rasponi del sale… E passava di qui anche chi “cercava Mariola per Ravenna”

La strada “della torre” che collegava la Piazza alla torre civica, nel 1882 fu ribattezzata via XIII Giugno. Forse da lì passarono i popolani provenienti dalla zona settentrionale della città dirigendosi verso il palazzo apostolico, lasciato in fretta dal delegato pontificio monsignor Achille Maria Ricci, la mattina del 13 giugno del 1859. La sua partenza fu precipitosa, tanto che molte cronache dicono di un prelato scappato in gran fretta, quasi catapultandosi dentro la carrozza in pantofole e fuggito con la sua scorta attraverso Ponte Nuovo verso Rimini. Il governo della città era stato ceduto, pochi istanti prima, al Gonfaloniere conte Giuseppe Pasolini. In poco tempo i poteri passarono di mano e il comando militare fu assunto da una “Giunta provvisoria di Governo che a sua volta pubblica un proclama”.  «Viene immediatamente istituita la Guardia Civica mentre il comando militare della piazza è affidato al ravennate capitano Pietro Malagola… Il nuovo Comandante invita i cittadini ad iscriversi nei ruoli onde preparare un contingente di 200 uomini da mobilitare per eventuali soccorsi ad altre città».  Così scrive, nel suo prezioso stradario, Giuseppe Morini.
È una data storica, quella del 13 giugno 1859, che rappresenta la fine del potere temporale della Chiesa a Ravenna. Prima di essere intitolata a quella ricorrenza, la strada era detta “della torre”, poiché metteva in comunicazione la maggiore torre della città con la Piazza. La torre dei “macellai”, le cui origini possono datarsi nel corso dell’XI secolo, come appare in un documento del 26 novembre 1202, Turris macellatorum in Regione Ponti Marini…, diventa …Turris Comunis que olim dicebatur Guizolorum in guaita Sancti Michaelis. Da torre della corporazione dei Beccai, passò ai Guiccioli ed infine ai signori Da Polenta nel 1317.

La strada “della torre” , ribattezzata via XIII Giugno

In anni recenti la torre è stata oggetto di molti interventi che ne hanno consolidato la staticità, limitandone l’altezza per contrastarne l’accentuata pendenza. A lavori già iniziati, è stata asportata dalla sua nicchia la testa lapidea, forse di un imperatore romano, ma ritenuta da tutti una figura femminile: la “Mariola”. Il cavaliere resta al suo posto, lato minore di un sarcofago romano “incastonato” nella torre, mentre la pesante testa velato capite è depositata in un magazzino della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna presso il Museo Nazionale di Ravenna. Su questa storia voglio riportare quanto ha scritto Giuseppe Morini nel suo stradario stampato nel 1986: «Nel lato Nord della Torre, che guarda verso via Girolamo Rossi, vedesi inserita una scultura a rilievo rappresentante un cavaliere che tiene in mano una corona. Certamente fu qui posta all’epoca della costruzione della torre che risale, come abbiamo detto al Mille o al Millecento e tutto lascia supporre che si tratti di un frammento ricavato dalla fiancata di un sarcofago distrutto. Più sotto verso la destra, è pure inserita una testa marmorea estremamente logorata. Vi si vedono incisi dei rozzi segni che vorrebbero segnare gli occhi e la bocca. Tutto però lascia sospettare che si tratti dei resti di una figura d’uomo col capo velato poi deturpata nel modo che ancora oggi vediamo. Il nostro popolo vide in questi due avanzi che rappresentano il primo un cavaliere che procede verso sinistra alla ricerca di qualcuno che gli sta invece dietro, l’altro la testa informe (quasi un’entità misteriosa) qui fissata da secoli, la ragione del proverbio “Cercar Mariola per Ravenna”.

Nel 2003 la strada è stata intitolata a Serafino Ferruzzi che qui aveva il suo studio dove tornava sempre al termine dei suoi viaggi.  Si trovava bene in quel palazzo, abitato dopo i nobili Pompili dalla famiglia Matteucci. Quasi di fronte si affaccia sulla strada casa Monaldini, una delle più antiche dimore ravennati, anche se ne rimangono pochi elementi.
Nel 1920 il palazzo fu venduto alla Società Elettrica Romagnola e attraverso alcuni passaggi è stato fino a una decina di anni fa di proprietà Enel.
All’angolo con via Paolo Costa, palazzo Grossi, edificio cinquecentesco fatto costruire da Pietro Grossi che per i servigi offerti alla Repubblica della Serenissima, ottenne privilegi e terre a Castiglione di Ravenna dove trasferì la sua proprietà. Il palazzo, negli anni Cinquanta, fu occupato dalla stamperia Ravegnana, ora vi si trova un ristorante. Dalla via si apre un bel cortiletto che porta alla parte retrostante del palazzo. In uno degli edifici minori a fianco del cortile trova spazio la bella vetrina di Old England Scotch House che conferisce un tono di colore alla via, proponendo una fornitissima collezione di whisky.  Il locale è stato aperto alla fine del 1988.
Fra la torre e via della Casa Matha, anticamente vicolo di San Michele (in Africisco), poiché era a lato dell’omonima chiesa, negli anni Settanta venne aperta la prima sede della libreria “Rinascita”.
Fra i tanti nomi della strada non possiamo dimenticare che dal Settecento è stata chiamata anche via del “Suffragio”, dopo la costruzione della chiesa a pianta ottagonale concentrica di Santa Maria dei Suffragi. Ben presto la parte della chiesa rovinò sulla stessa strada cittadina. Finalmente fu ultimata dall’architetto Camillo Morigia nel 1787, con la facciata barocca in sasso d’Istria, sormontata dalle statue rappresentanti la Carità e la Giustizia. L’interno presenta un bel pavimento in marmo bianco e rosso di Verona e una natività di Andrea Barbiani.