Cagnoni in aula: «In carcere ho paura mi venga un tumore, mandatemi ai domiciliari»

Il medico è in custodia cautelare in carcere da 17 mesi con l’accusa di uxoricidio: «Sono ai piedi di Cristo»

«La carcerazione mi è diventata insostenibile, non la reggo più. Ho un’ansia che mi divora, ho paura che mi venga un tumore come già in altri tempi e altre Repubbliche successe per questioni di sistema immunitario». Il dermatologo Matteo Cagnoni, detenuto in carcere in custodia cautelare da diciassette mesi perché accusato dell’omicidio volontario della moglie Giulia Ballestri, teme per la sua salute e chiede gli arresti domiciliari da scontare con braccialetto elettronico in un appartamento preso in affitto dal fratello in centro a Ravenna. La richiesta del 53enne è arrivata oggi 23 febbraio, in chiusura della quindicesima udienza del processo in cui rischia una condanna all’ergastolo. Accusa e parte civile hanno dato parere negativo, ora si attende il pronunciamento della corte (aggiornamento del 2 marzo: la corte ha respito la richiesta) . Due mesi fa analoga richiesta fu respinta ma oggi Cagnoni ha affermato che questo periodo apparentemente breve è stato in realtà per lui come un anno. Per esprimere il suo stato di sofferenza ha usato l’espressione «sono ai piedi di Cristo».

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