Sentenza Cagnoni, l’Unione donne: «Speriamo che motivazioni parlino di femminicidio»

Per la prima volta a Ravenna l’Udi si è costituita parte civile. Riconosciuto un danno di 10mila euro. L’avvocata Lama: «Il nostro riconoscimento non era così scontato, è importante per il lavoro delle volontarie»

Gli avvocati di parte civile del processo Cagnoni. Da sinistra: Maddalena Introna (associazione Dalla parte dei minori), Sonia Lama (Udi), Enrico Baldrati (Comune di Ravenna). Anche Linea Rosa è stata ammessa

Il pm la parola l’ha usata nei suoi interventi e ora l’avvocata Sonia Lama si augura che il giudice faccia altrettanto nella stesura delle motivazioni della sentenza dell’ergastolo a Matteo Cagnoni: «È importante che in un’aula di tribunale sia entrata la parola femminicidio – dice la legale che nella corte d’assise per l’omicidio di Giulia Ballestri rappresentava l’Unione donne in Italia (Udi) come parte civile -, ora ci vorrebbe il coraggio di usarla anche nelle carte. Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza perché, al di là del merito giudiziario, ci interessa capire quanto della nostra critica radicale del sistema patriarcale arcaico che sta all’origine, sempre, dei femminicidi e di quello di Giulia in modo inequivocabile, sia stato recepito e accolto».

Del resto sull’importanza di un certo linguaggio Lama si era già concentrata nell’udienza del 14 giugno durante le sue conclusioni, lamentando ancora troppa sottovalutazione del fenomeno femminicidio: «Per molti è una parola cacofonica – disse quel giorno -, mi sento dire che c’è già la parola omicidio. Ma questa è una guerra: nel 2016 in Italia sono state uccise 116 donne da amanti, mariti, compagni, fidanzati, familiari come conseguenza della volontà di autodeterminazione. E Giulia è stata una di quelle 116. Ci si chiederà perché aumentano i casi pur aumentando la sensibilizzaione. Perché sempre più donne si risvegliano e non vogliono più stare nel ruolo che gli uomini hanno deciso per loro».

Secondo Lia Randi, rappresentante legale dell’Udi a Ravenna, si tratta di «una sentenza giusta, che non ci induce all’esultanza, perché una giovane donna è stata uccisa, la sua vita annientata, i suoi tre figli rimasti orfani. Non esultiamo e non sottovalutiamo l’importanza di questa sentenza».

Dal dispositivo letto dal presidente della corte Corrado Schiaretti, l’Udi si è vista riconoscere un danno di 10mila euro, al pari di altre parti civili: «È stata la prima volta che l’Udi ha deciso di costituirsi a Ravenna ed è ovvio che c’è soddisfazione per il riconoscimento del ruolo, è un riconoscimento per le volontarie». Il motivo della presenza in aula dell’Udi era stato ben esplicitato già durante le conclusioni: «Questo femminicidio ha portato un danno incalcolabile per la nostra associazione perché bisogna ricominciare da capo con tutto il lavoro fatto». La richiesta era stata di 60mila euro di cui una provvisionale di 40mila con cui finanziare la pubblicazione dei resoconti del processo firmati dalla giornalista Carla Baroncelli sul blog della Casa delle Donne e un progetto di formazione triennale per docenti sulla cultura del rispetto di genere. Tutto confermato anche se la cifra è inferiore. Lo spiega Randi: «Destineremo, come già dichiarato, la somma del risarcimento ottenuto ai due progetti individuati: la pubblicazione e diffusione non solo a livello locale del libro che raccoglie le “ Ombre di una processo” di Carla perché pensiamo sia uno sguardo originale e significativo anche per altri processi, e i corsi indirizzati  a studenti e docenti delle scuole di diversi ordini e gradi, per continuare il nostro lavoro di educazione alla parità fra i sessi, contro ogni forma di discriminazione per la prevenzione della violenza di genere».

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