Il Comune: «Per Cagnoni sentenza senza sconti, speriamo dia un senso di giustizia»

All’indomani dell’ergastolo il commento dell’assessora Ouidad Bakkali (Politiche di genere): «È stato giusto essere parte civile, il femminicidio non è più questione privata ma tocca la comunità». Riconosciuti 20mila euro di risarcimento all’ente: «Andranno per i progetti di prevenzione»

«È arrivata una sentenza esemplare, senza sconti. Non darà sollievo ai familiari della vittima ma spero che almeno possa dare loro un senso di giustizia». Così Ouidad Bakkali, assessora del Comune di Ravenna con delega alle Politiche di genere, commenta l’ergastolo arrivato ieri, 22 giugno, per Matteo Cagnoni per l’omicidio della moglie Giulia Ballestri. L’ente pubblico era tra le cinque parti civili ammesse.

La scelta di costituirsi parte civile, mai fatta prima dal Comune in casi del genere, aveva fatto discutere a suo tempo. Bakkali resta convinta che sia stata una decisione giusta: «Parliamo di un femminicidio che non è rimasto un fatto privato ma ha ferito tutta la comunità, in una città che lavora sui temi della parità di genere da anni. L’attenzione del pubblico nelle udienze è stata a volte morbosa ma dimostra il coinvolgimento. Il centro antiviolenza esiste da 27 anni e da allora è finanziato anche dal Comune. Per questo abbiamo preso quella decisione forte e rimango convinta della scelta». Durante le 29 udienze solo in un paio di occasioni l’avvocato Enrico Baldrati, che rappresentava Palazzo Merlato, è intervenuto: «Abbiamo fatto un lavoro di squadra con le altre parti civili – dice Bakkali – tenendo una linea di sobrietà e rispetto».

L’assessora era in aula ieri quando è stata pronunciata la sentenza verso le 19: «Ho provato a immaginare che impatto può avere avuto per la famiglia di Giulia, un momento di molta tensione e ho provato forte empatia per figli e genitori della vittima. La sentenza riconosce il lavoro egregio dei pm che hanno dimostrato tutta l’efferatezza di questo delitto».

Il Comune si è visto riconoscere un risarcimento danni di 20mila euro (chiesti 50mila euro, quantificati sulla base delle spese del personale dei servizi sociali incaricato di monitorare la situazione dei figli della coppia fino alla maggiore età). Fondi che andranno a sostegno delle iniziative di prevenzione e educazione contro le discriminazioni di genere e contro la violenza alle donne.

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