Per giorni al lavoro senza riposi per 900 euro mensili: il calvario dei 5 lavoratori

Arrestati per sfruttamento due coniugi che gestivano due case di riposo a Mezzano e Bagnacavallo. I dipendenti venivano pagati in parte in nero: tutti avevano situazioni familiari di disagio con il timore di perdere l’unico reddito

Casa Famiglia Per Anziani In Via GermanicoQuando la guardia di finanza è entrata nelle due case di riposo, con un mandato di perquisizione, alcuni degli operatori erano talmente esausti che c’è voluto un po’ per ricordare da quanti giorni consecutivi erano in servizio, senza riposi e senza aver mai lasciato le strutture dove avevano solo un divano per stendersi. Sfruttati da mesi con turni di lavoro massacranti per assistere dodici anziani 24 ore su 24 in cambio di 900 euro al mese, una parte percepiti in nero. Questo lo scenario che il 29 maggio ha portato all’arresto di una coppia di Lugo: la 43enne Antonella Michela Tassinari, titolare delle case famiglia La Reale a Mezzano e Il Filo di Arianna a Bagnacavallo, e suo marito Denis Gualandi (45) che non figura come socio o dipendente ma dagli inquirenti è considerato gestore insieme alla moglie. L’uomo risulta assunto da una cooperativa della zona.

Le manette sono scattate in flagranza di reato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, quello che nel gergo comune viene definitivo caporalato. Che fa la sua comparso in un settore economico diverso da edilizia o agricoltura, tradizionalmente feudi di queste condotte illecite. Al momento non risultano condotte consolidate per il reclutamento del personale.

I lavoratori tenuti in condizioni di presunto sfruttamento erano cinque, su otto totali: quattro donne e un uomo che si occupavano di tutte le mansioni operative, dalla pulizia alla preparazione dei pasti, tutti stranieri di varie nazionalità sulla trentina con situazioni personali difficili per varie ragioni che li rendevano vulnerabili, in condizioni di bisogno estremo di lavorare con il timore di perdere l’unica fonte di reddito. Una circostanza che ha colpito positivamente gli investigatori è che, nonostante i ritmi di lavoro così estenuanti, non risultano vessazioni ai danni degli anziani ospiti che sono stati trasferiti in altre strutture solamente perché non c’era più personale in grado di accudirli. Insomma i lavoratori non sfogavano lo stress sugli anziani indifesi.

L’attività delle due case di riposo è partita a fine 2018. I lavoratori avevano una regolare assunzione con un contratto ma, secondo l’ipotesi accusatoria, le pretese del datore di lavoro si sarebbero spinte ben oltre i paletti dei contratti. Agitando lo spettro del licenziamento, con rapida sostituzione con altre braccia, come contromisura drastica di fronte alle lamentele.

Ma qualcuno che non ce l’ha fatto c’è stato. Una ex dipendente che si è licenziata perché incapace di reggere quel clima e si è rivolta alla Finanza fornendo un quadro che da subito agli investigatori è apparso circostanziato e grave. Non solo la durata dei turni. Ma anche la mancanza di spazi dove potersi coricare, di uno spogliatorio per il personale, il divieto di utilizzare la cucina per preparare i propri pasti (non è escluso che anche l’Ausl possa individuare elementi irregolari). Quando le Fiamme Gialle hanno bussato all’alba di mercoledì scorso in vie Reale e in via Chiusa non hanno trovato nessuno che ha tentato di coprire i gestori: tutti i lavoratori si sono aperti svelando un mondo di pressioni continue.

Dopo la convalida dell’arresto l’1 giugno, in cui i due indagati sono rimasti in silenzio, il gip ha accolto la richiesta della difesa (avvocata Cristina Bernardo) e attenuato la misura restrittiva iniziale dei domiciliari: i due coniugi hanno l’obbligo di dimora nel comune di Lugo e obbligo di firma alla polizia giudiziaria per tre volte a settimana. Nei prossimi giorni è atteso il conferimento dell’incarico da parte dell’accusa (pm Monica Gargiulo) per un accertamento tecnico irripetibile sui computer e sui cellulari dei coniugi sequestrati dalle Fiamme Gialle.

Anche se, come detto, in questo caso non risultano vessazioni e maltrattamenti nei confronti degli ospiti, i casi di Mezzano e Bagnacavallo riportano al centro della cronaca ravennate presunte gravi irregolarità nel mondo delle case famiglia, strutture private per l’accoglienza di anziani. Era successo un anno fa a Sant’Alberto e a settembre in centro a Ravenna. Dall’opposizione erano arrivate richieste di interventi urgenti e decisivi. Il sindaco Michele de Pascale aveva manifestato l’intenzione di assegnare maggiori poteri alla polizia municipale.

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