Peculato e truffa ai danni dello Stato, sospesi 8 dirigenti del Consorzio Bonifica

Misure cautelari interdittive nei confronti di “figure apicali” dell’ente della Romagna Occidentale accusati di ripetute condotte illecite

L’utilizzo improprio dell’auto di servizio “per attendere a scopi personali quali l’andare a giocare a carte con gli amici al circolo o al supermercato per fare la spesa”, l’allontanamento sistematico dal posto di lavoro durante l’orario di servizio e “la falsa attestazione di ore di lavoro straordinario in realtà non prestate”. Sono tra le “condotte illecite” accertate dagli investigatori all’interno del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale nell’ambito dell’operazione “Dirty water”, un’indagine coordinata dalla procura di Ravenna e svolta (a partire dal 2019) dalla polizia di Stato.

Il Gip del tribunale ha emesso ordinanze di “misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio” nei confronti di otto persone,  figure apicali del Consorzio di Lugo. I periodi di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio variano, a seconda della posizione degli indagati, dai dodici ai sette mesi.

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Le indagini della procura – scaturite da un’iniziale fonte confidenziale che agli inizi del 2019 aveva tinteggiato una situazione della gestione interna del Consorzio caratterizzata da numerose e ripetute condotte illecite – hanno permesso di ricostruire, attraverso le numerose attività investigative poste in essere dagli agenti della Digos, un sistema diffuso del “malaffare” tra diverse figure direttive.

L’indagine ha portato all’individuazione di un vero e proprio sistema illecito di rimborsi chilometrici per conseguire, di fatto, una indebita integrazione stipendiale, in base al quale alcuni capi reparto, assegnatari di auto di servizio, falsamente attestavano di aver utilizzato la propria auto privata per motivi di lavoro, chiedendo in seguito un rimborso spese per i chilometri percorsi (e in realtà non effettuati).

Oggi (26 ottobre) è stata data esecuzione alle misure cautelari nei confronti dei dipendenti del Consorzio, che risultano allo stato indagati dalla Procura della Repubblica di Ravenna per i reati di peculato, truffa ai danni dello Stato e “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici aggravata”.

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