Condannato a un anno e quattro mesi per violenza sessuale un medico di base in pensione, specializzato in anestesia e terapia del dolore, accusato di avere sottoposto una paziente a un massaggio pelvico ritenuto invasivo e non necessario durante una visita effettuata nel Ravennate. La sentenza è stata pronunciata dal gup Federica Lipovscek al termine del rito abbreviato: riconosciuto anche un risarcimento di 10mila euro alla donna, costituitasi parte civile. La Procura aveva chiesto una condanna a tre anni.
La notizia è riportata con ulteriori dettagli sui due quotidiani in edicola oggi, 9 maggio.
I fatti risalgono al marzo 2024. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri e ricostruito nel procedimento, la donna, ultra cinquantenne, si era rivolta al medico per problemi articolari e dolori persistenti. Dopo un primo incontro senza particolari criticità, nel corso della seconda visita il professionista avrebbe praticato un trattamento nelle zone pelviche presentato come alternativa terapeutica alle infiltrazioni antidolorifiche. Al centro del procedimento la durata e le modalità del massaggio, che la paziente avrebbe percepito come eccessivamente prolungato e invasivo. Dopo quell’episodio la donna avrebbe interrotto le visite, vivendo un periodo di forte disagio psicologico. In seguito aveva deciso di affrontare direttamente il medico, registrando un colloquio poi acquisito agli atti dell’inchiesta.
La denuncia formale è stata presentata alcuni mesi dopo, nel gennaio 2025, anche dopo avere intrapreso un percorso di supporto psicologico e avere contattato servizi di assistenza specializzati. L’accusa contestava la violenza sessuale aggravata dall’abuso della posizione professionale del medico.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Giorgio Guerra, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che il medico non avrebbe compreso il dissenso della paziente e contestando la ricostruzione accusatoria. Il giudice ha però riconosciuto la responsabilità dell’imputato, concedendo le attenuanti legate alla minore gravità del fatto e disponendo la sospensione condizionale della pena subordinata alla partecipazione a un percorso presso centri dedicati al contrasto della violenza di genere. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.



