2 giugno 1946, 2 giugno 2026. Per gli 80 anni della Repubblica Italiana il Teatro delle Albe propone alla cittadinanza ravennate una passeggiata storico-poetica, ideata e condotta da Alessandro Argnani, per i luoghi della Resistenza del centro di Ravenna, tra letture e musiche che raccontano una terra, una lotta, una Repubblica.
Alle 9 e 15 si parte dal Monumento ai Caduti di circonvallazione al Molino, già Ponte degli Allocchi: le storie di Alice Cottifogli, Camilla Berardi e Laura Redaelli e i canti popolari in dialetto romagnolo di Celeste e Matilde Pirazzini prendono posizione. Le loro parole danno forma all’Italia d’epoca fascista, ma anche a una Romagna diversa da quella che Mussolini avrebbe voluto. Dipingono azioni di rivolta, resistenza, di sabotaggio nelle fabbriche fasciste, a opera di giovani donne che volevano cambiare le cose, e forse anche il corso della storia. La platea, guidata dal sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni, dal presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e dalla presidente della Provincia e sindaca di Russi Valentina Palli, si incammina poi per via Nullo Baldini e via De Gasperi. Con un megafono le tre attrici accompagnano il pubblico, ripetendo parole di democrazia, libertà, repubblica. La seconda tappa è in Piazza San Francesco, ci si riunisce attorno alle piccole scalinate presso il portico, si parla di numeri e sentimento popolare (grazie alla consulenza storica di Laura Orlandini). Se L’Italia oggi può definirsi una Repubblica lo deve anche alla Romagna, che ha votato al 74% a favore al Referendum, ormai 80 anni fa. I romagnoli, e soprattutto le romagnole, chiamate a votare per la prima volta nella storia dell’Italia unita dal 1861, hanno deciso che un re non lo volevano; hanno deciso che una casata reale che aveva permesso la marcia su Roma, che aveva onorato un fascista con la nomina di Primo Ministro e lo aveva incaricato di formare un governo nel nome dei Savoia non poteva produrre i Capi di Stato di un paese che voleva diventare democratico, giusto e moderno.
La mattinata si conclude sulle scale del Comune, dove le attrici e le cante romagnole, guardando il pubblico dall’altezza garantita loro dai gradini guadagnati, si prendono gli applausi della platea di erranti. Il sindaco, la presidente della Provincia e il presidente della Regione fanno i loro interventi finali, ringraziano, si complimentano, ricordano che senza 25 aprile non c’è un 2 giugno, che senza lavoratrici non c’è speranza, che senza democrazia non può esserci un grande paese. Buona festa della Repubblica, viva l’antifascismo, viva la libertà di poter scegliere.



