domenica
31 Maggio 2026
Indagine

Certificati anti Cpr, la polizia ha raccolto documenti anche in altri ospedali della regione

Al momento gli unici indagati rimangono gli 8 medici di Ravenna (accusati di falso ideologico). Interrogazione parlamentare di Forza Italia

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L’inchiesta della procura di Ravenna che vede indagati 8 medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale locale con le accuse di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio, perché avrebbero rilasciato falsi certificati per impedire il rimpatrio di cittadini extracomunitari, ora si sta allargando ad altri ospedali dell’Emilia-Romagna.

Sulle pagine dell’edizione odierna, 31 maggio, del quotidiano Il Resto del Carlino si legge che è appena terminata l’attività di varie questure in regione, su delega della procura di Ravenna, per la raccolta di materiale di potenziale interesse investigativo. Gli inquirenti ora prenderanno in esame le carte.

Al momento gli unici indagati restano gli otto ravennati. Il tribunale di Ravenna ha disposto (e il Riesame ha confermato) l’interdizione dalla professione medica per 10 mesi per tre degli indagati. Per gli altri cinque è scattato, anche qui per 10 mesi, il divieto di occuparsi dei certificati per l’idoneità ai Cpr, centri di permanenza per i rimpatri.

L’indagine della polizia è nata a luglio 2025, quando alla questura di Ravenna, per errore era stato inviato un certificato di diniego del rimpatrio di uno straniero irregolare con allegata un foglio di carta chiamato “bozza del modulo prestampato per la valutazione di non idoneità alla vita nel centri di permanenza per il rimpatrio”. Si trattava del documento liberamente scaricabile dal sito della Simm, la Società di medicina delle migrazioni che da anni apertamente critica il sistema della detenzione amministrativa e chiede la sua cancellazione. L’inchiesta è diventata nota all’opinione pubblica tramite articoli di stampa quando a febbraio 2026 c’è stata una perquisizione nel reparto dell’ospedale di Ravenna.

L’indagine prende in considerazione il periodo che va da settembre 2024 a gennaio 2026, in totale 64 extracomunitari sono passati da quel reparto per la necessaria visita di idoneità: 20 sono stati ritenuti idonei, 10 si sono rifiutati di sottoparsi alla visite e la normativa prevede il ritorno in libertà e 34 sono stati giudicati non idonei, quasi tutti concentrati da settembre 2025 in poi. Le situazione degli otto indagati sono eterogenee: si va da chi ha firmato 11 certificati di non idoneità a chi ne ha firmato uno solo.

La spinta a guardare anche in altri ospedali della regione è arrivata dalla lettura delle chat dei medici intercettate dalla polizia. In particolare i dialoghi tra alcuni indagati e Nicola Cocco, un infettivologo in servizio a Milano e referente della Simm. Cocco al momento non è indagato e ha raccontato in prima persona la sua versione dei fatti in occasione di un incontro pubblico avvenuto a Brisighella (qui il resoconto della serata). Quelle chat, nella lettura che fanno gli investigatori, lasciano intendere un’attività diffusa che potrebbe aver avuto situazioni simili a quella ravennate.

Il capogruppo dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.

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