giovedì
18 Giugno 2026
tribunale

Morte del macellaio Montanari, assolti i due imputati: «Il fatto non sussiste»

Ribaltata in corte d’Assise la richiesta di ergastolo della Procura

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Si chiude con una doppia assoluzione il processo per la morte di Domenico Montanari, il macellaio faentino di 64 anni trovato impiccato all’interno della sua attività all’alba del 25 luglio 2019. La Corte d’Assise di Ravenna ha assolto con formula piena («il fatto non sussiste») Gian Carlo Valgimigli, 57 anni, ex agente della polizia locale di Faenza, e Daniel Mullaliu, 33enne albanese, fratello dell’allora compagna del primo, accusati di omicidio volontario.

La sentenza è arrivata dopo circa tre ore di camera di consiglio. Il collegio presieduto da Giovanni Trerè, con giudice a latere Antonella Guidomei, ha respinto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Angela Scorza, che aveva chiesto l’ergastolo per Valgimigli e una condanna a 22 anni di reclusione per Mullaliu.

Secondo la Procura, dietro quella che inizialmente era stata considerata una morte volontaria si nascondeva invece un omicidio maturato in un contesto di prestiti usurari e difficoltà economiche. L’accusa riteneva che Valgimigli, già condannato in passato per usura nei confronti dello stesso Montanari, avesse progressivamente approfittato delle difficoltà finanziarie del commerciante fino a decidere di eliminarlo quando non era più in grado di garantirgli ulteriori vantaggi economici, pur possedendo ancora beni di valore come l’abitazione e l’attività commerciale. A riaprire il caso, dopo l’archiviazione iniziale come suicidio, erano state soprattutto le dichiarazioni di Antonio Barra, detenuto con fine pena nel 2037, che aveva riferito agli inquirenti presunte confidenze ricevute da Valgimigli durante un periodo trascorso insieme in carcere. Secondo il suo racconto, Montanari sarebbe stato ucciso da più persone e la scena sarebbe stata successivamente alterata per simulare un suicidio. Le difese hanno invece contestato la credibilità del testimone chiave e l’assenza di riscontri oggettivi alle sue dichiarazioni. Gli avvocati degli imputati hanno inoltre evidenziato come gli elementi medico-legali, a partire dai segni rilevati sul corpo della vittima, non fossero compatibili con la ricostruzione di un’aggressione. Per Mullaliu, in particolare, è stata sottolineata la mancanza di prove dirette a suo carico.

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