sabato
04 Luglio 2026
l'inchiesta

Alluvioni nel Faentino, l’accusa: 19 milioni di euro di «opere inutili» dopo il disastro del 2023

Oltre alla mancanza delle casse di espansione, sotto esame 14 interventi di "somma urgenza" che non servirono a evitare nuovi allagamenti l'anno dopo

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Dopo la chiusura delle indagini della Procura di Ravenna sulle alluvioni che hanno colpito Faenza e la vallata del Senio e del Lamone (di cui abbiamo dato notizia a questo link), emergono ulteriori dettagli su uno dei filoni dell’inchiesta: quello relativo agli interventi realizzati in somma urgenza dopo le esondazioni del maggio 2023. Come approfondisce il Corriere Romagna in edicola oggi (4 luglio), nell’impianto accusatorio trova ampio spazio anche la valutazione di quattordici opere eseguite lungo il Lamone, il Senio e il Marzeno, per un valore complessivo di circa 19 milioni di euro. Si tratta di uno degli aspetti già contenuti nell’avviso di conclusione delle indagini notificato ai 14 indagati: secondo la Procura, molti di questi interventi non sarebbero stati in grado di garantire un’effettiva messa in sicurezza del territorio, pur avendo comportato un ingente impiego di risorse pubbliche. Nell’avviso vengono elencati i singoli cantieri, indicando per ciascuno i costi sostenuti e i dirigenti che ne autorizzarono la realizzazione. L’accusa sostiene che si sia trattato di opere non adeguate a ridurre il rischio di nuove alluvioni, mentre sarebbero rimasti incompiuti o mai avviati gli interventi strutturali ritenuti realmente necessari. Tra i casi citati dal Corriere Romagna c’è quello dei muretti realizzati in via Renaccio e via Cimatti, a Borgo Durbecco, costati circa 3,5 milioni di euro. L’opera avrebbe dovuto proteggere il quartiere da nuove piene del Lamone ma non ha impedito la nuova esondazione del 19 settembre 2024, quando l’acqua è tornata a invadere le stesse abitazioni già colpite l’anno precedente. Fra gli altri interventi richiamati figurano i lavori agli argini tra via Saladino e via Palazzone, per oltre 6 milioni di euro, quelli nell’area compresa tra Ponte Rosso, il cimitero e il depuratore di via Formellino, costati circa 3,8 milioni, oltre a numerosi lavori lungo il Marzeno e il Senio, tra Faenza, Riolo Terme, Castel Bolognese, Solarolo, Brisighella, Modigliana e Tredozio.

Come evidenzia invece il Resto del Carlino in edicola sempre oggi, nella consulenza tecnica acquisita dalla Procura viene inoltre sostenuto che, se fossero state realizzate le opere necessarie per ridurre la portata del Senio del 20-30%, si sarebbe ragionevolmente potuto evitare, insieme ai danni alle cose, anche il rischio di perdita di vite umane. Lo stesso quotidiano sottolinea inoltre che, alla luce delle nuove contestazioni, potrebbe teoricamente riaprirsi almeno una parte dei fascicoli per omicidio colposo archiviati dopo le alluvioni, anche se si tratta per ora di uno scenario soltanto ipotizzato.

La Procura – come ormai noto – contesta inoltre che per oltre vent’anni non siano state realizzate le principali opere di mitigazione del rischio previste dalla pianificazione idraulica, in particolare le casse di espansione. Secondo quanto riporta il Carlino, la consulenza critica anche alcuni aspetti progettuali di queste opere, ritenendo insufficiente il loro dimensionamento rispetto agli eventi estremi: secondo l’accusa avrebbero dovuto essere progettate per tempi di ritorno di almeno 200 anni e non di 50. Dopo la prima alluvione del maggio 2023, secondo la Procura, sarebbe stato necessario accelerare proprio sugli interventi strutturali, che invece sarebbero rimasti bloccati da ritardi procedurali, compresi espropri mai conclusi.

Le contestazioni dovranno ora essere vagliate nelle prossime fasi del procedimento. I 14 indagati avranno la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati prima che la Procura decida se chiedere il rinvio a giudizio.

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