giovedì
16 Luglio 2026
tribunale

Assolti i 18 attivisti di Greenpeace che appesero striscioni di protesta sulle piattaforme offshore di Eni

Il colosso energetico aveva chiesto un risarcimento per decine di migliaia di euro, ma la sentenza giudica l'azione «tenue e reversibile»

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Assolti tutti i 18 attivisti che nel settembre del 2021 avevano raggiunto le piattaforme offshore di Eni a largo di Porto Corsini, appendendo striscioni di protesta contro energie fossili e trivelle. A seguito del gesto, il colosso energetico ha avviato un iter giudiziario costituendosi come parte civile e chiedendo agli attivisti un risarcimento danni di decine di migliaia di euro.

La sentenza del tribunale di Ravenna ha tuttavia affermato che il danno realmente arrecato a Eni può considerarsi nullo, riconoscendo che «la limitata offensività dell’azione di Greenpeace: la piattaforma era infatti in fase di dismissione e disenergizzata, le scritte erano rimovibili con un intervento di ordinaria manutenzione e non ne avevano compromesso la funzionalità».

A commentare la sentenza è Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia: «È grave che Eni abbia cercato di mettere a tacere chi protesta pacificamente per difendere l’interesse collettivo con richieste di risarcimento infondate e pretestuose. Chi protesta non è un criminale: i veri colpevoli sono le industrie dei combustibili fossili che, pur conoscendo da decenni le conseguenze delle loro attività inquinanti, continuano ad alimentare la crisi climatica facendo enormi profitti e scaricando sulla collettività i costi dei danni».

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