Assolti tutti i 18 attivisti che nel settembre del 2021 avevano raggiunto le piattaforme offshore di Eni a largo di Porto Corsini, appendendo striscioni di protesta contro energie fossili e trivelle. A seguito del gesto, il colosso energetico ha avviato un iter giudiziario costituendosi come parte civile e chiedendo agli attivisti un risarcimento danni di decine di migliaia di euro.
La sentenza del tribunale di Ravenna ha tuttavia affermato che il danno realmente arrecato a Eni può considerarsi nullo, riconoscendo che «la limitata offensività dell’azione di Greenpeace: la piattaforma era infatti in fase di dismissione e disenergizzata, le scritte erano rimovibili con un intervento di ordinaria manutenzione e non ne avevano compromesso la funzionalità».
A commentare la sentenza è Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia: «È grave che Eni abbia cercato di mettere a tacere chi protesta pacificamente per difendere l’interesse collettivo con richieste di risarcimento infondate e pretestuose. Chi protesta non è un criminale: i veri colpevoli sono le industrie dei combustibili fossili che, pur conoscendo da decenni le conseguenze delle loro attività inquinanti, continuano ad alimentare la crisi climatica facendo enormi profitti e scaricando sulla collettività i costi dei danni».



