giovedì
10 Settembre 2026
Rubrica L'opinione

La Darsena che continua a non succedere. Aspettando (almeno) Manualetto…

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È stato piuttosto straniante, l’altra sera, passare dalla danza contemporanea del festival Ammutinamenti (ancora in corso) ai numeri del tombolone, attrazione più gettonata di una Festa dell’Unità ormai ridotta al lumicino. Nel giro di pochi minuti, e di poche centinaia di metri. Che è un po’ il bello di una città come Ravenna, passare dall’alto al basso in un baleno, no?

Ma camminare lungo il canale, sulla bella passerella in legno, in estate, significa un po’ volersi fare anche del male. Nel mio caso, significa poi poter tenere fede a un impegno: quello di scrivere almeno un editoriale all’anno sulla “riqualificazione” della Darsena di città. Che più che avanzare, sta tornando indietro. L’ultimo segnale tangibile resta ancora la chiusura del Pop Up, senza un’alternativa al suo posto, ora luogo abbandonato tra altri luoghi abbandonati. Nell’editoriale dell’aprile del 2025 avevo puntato il dito soprattutto contro il Comune, a pochi mesi dalle elezioni, per la sua incapacità di governare e promuovere un cambio di passo. A partire dall’ex Dogana, l’unico grande edificio pubblico affacciato sul canale, che continuiamo a utilizzare come “sede provvisoria” della polizia locale invece di provare a trasformarlo in un catalizzatore per il quartiere.
Mi aspettavo un colpo dalla nuova Amminstrazione, ma ancora tutto tace. Magari stanno facendo progetti. Magari stanno aspettando la riqualificazione targata Conad, anche questa in clamoroso ritardo rispetto agli annunci.

Ma basterebbe camminare quelle poche centinaia di metri di sera per capire quanto sia enorme la distanza tra quello che la Darsena è e quello che potrebbe essere. È un luogo che rilassa e inquieta allo stesso tempo: il buio, l’acqua, il degrado, i salti improvvisi dei pesci nel canale e, soprattutto, quella sensazione di spazio urbano ancora incompiuto.
Possibile che lungo centinaia di metri di banchina non si riesca – almeno in estate – a mettere in fila qualche tavolino (a parte quello dei due unici locali), un chiosco di piadine (che ne so), un piccolo palco per eventi? Possibile che non si possa neanche immaginare – men che meno parlarne – un grande parco in una delle tante aree dismesse (che sarebbe davvero la soluzione più scontata e in grado di rigenerare il quartiere)? Possibile che persino la Festa dell’Unità, ormai tristemente confinata in via Pag, non possa affacciarsi sul canale, probabilmente per questioni burocratiche?
Possibile che non si possano organizzare con continuità eventi sulla banchina, come accade per esempio da qualche tempo nella vicina Ferrara (dove ora la polemica è per il troppo caos della movida in darsena, che sarebbe già un problema più interessante da gestire…)?

E allora attacchiamoci a Manualetto, una delle poche rassegne in città che prova a cambiare le cose e che sta per tornare, dal 18 al 27 settembre, aprendo al pubblico un nuovo capannone, sempre in via Zara, affacciato sul canale. Con l’auspicio che possa servire, in questo lentissimo processo di rigenerazione…

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