«Il design non è più quello degli anni ’50 o ’70: non si tratta di trovare un’estetica innovativa per un tavolo, una lampada o un armadio, ma di ricerca sociale e ambientale, in grado di migliorare la vita delle persone». Così Maria Concetta Cossa racconta l’evoluzione dell’Istituto superiore per le industrie artistiche (Isia) di Faenza che dirige dal 2021.
Fondato negli anni ‘80 in collaborazione con il Cnr, quello di Faenza è uno dei cinque Isia in Italia (gli altri a Firenze, Roma, Pescara e Urbino) che fanno parte del sistema pubblico dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), che affianca quello universitario. Una collocazione resa ancora più evidente dalla riforma di poche settimane fa sulla denominazione dei titoli, che ora vengono indicati come “lauree” e “lauree magistrali”, superando la precedente definizione di titoli equipollenti.
Dal 2024, l’istituto è aperto ai dottorati di ricerca, in partenariato con l’istituto di Roma per il progetto Design for social change e con l’accademia di Catania per Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo.
«L’idea è quella di offrire più sbocchi professionali ai nostri laureati – spiega la direttrice –. Siamo partiti come istituto legato alla ricerca sui materiali, studiando l’impiego della ceramica nelle lame da taglio e nelle protesi ossee, per poi orientarci sempre più verso il design, l’industria artistica e la ricerca di soluzioni eco-sostenibili. La differenza sostanziale con le ben più antiche accademie sta nell’approccio disciplinare: noi ci concentriamo infatti sulla formazione di progettisti in grado di operare a 360 gradi, privilegiando l’aspetto pratico all’espressività artistica». In questo contesto si inserisce anche la ricerca sui materiali innovativi, a partire dagli scarti (anche edilizi), rigenerati in geopolimeri cotti a temperature inferiori, con consumi energetici ridotti, o la sperimentazione su diversi materiali nei laboratori di oreficeria, falegnameria, pelletteria (dove viene utilizzata anche ecopelle ottenuta da scarti organici), stampa 3D, gesso, fotografia e videomaking.
Ogni anno l’istituto conta circa 150 iscrizioni, con corsi a numero chiuso, fino a un massimo di 30 studenti. La provenienza, oltre che provinciale, si estende alle regioni limitrofe come Veneto, Marche e Toscana, fino a raggiungere Centro e Sud Italia, con iscritti da Umbria, Lazio e Sicilia. L’adesione al programma Erasmus invece porta a Faenza studenti provenienti da Irlanda, Francia, Spagna, Finlandia, Ungheria, Germania, Inghilterra, Portogallo e Turchia.



