La polizia di Lugo ha sequestrato l’abitazione e il conto corrente di una donna di origini albanesi e residente a Lugo, che aveva raggirato un anziano facendosi donare grandi somme di denaro. Il decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip del tribunale di Ravenna su richiesta della procura, è frutto di una complessa attività investigativa durata quasi due anni e terminata col deferimento della donna per i reati di truffa aggravata e circonvenzione di incapace. Secondo la procura, la donna sarebbe riuscita a intascarsi centinaia di migliaia di euro e a farsi acquistare l’immobile dove viveva.
Le indagini, dirette dalla sostituta procuratrice Francesca Buganè Pedretti, sono partite nel 2024 in seguito a un’udienza al tribunale di Ravenna per la valutazione dell’applicazione di un provvedimento di amministrazione di sostegno da emettere nei confronti dell’anziano residente a Lugo. Esaminando la documentazione, il giudice aveva appurato alcune anomalie nella gestione dell’ingente patrimonio dell’uomo e nel suo atteggiamento. Di conseguenza ha segnalato i fatti alla procura, che ha aperto un fascicolo contro ignoti e delegata la polizia giudiziaria a effettuare accertamenti.
«Dalla raccolta di testimonianze e dall’analisi di svariati documenti finanziari è emerso un preoccupante quadro probatorio a riscontro dei sospetti che l’anziano signore fosse stato portato a cedere ingenti somme di denaro, oltre all’acquisto di un immobile, in favore della cittadina albanese oggetto della misura», spiega la nota della polizia.
In seguito alla morte dell’anziano, avvenuta lo scorso anno, nella sua abitazione sono stati trovati alcuni appunti e documenti che hanno fornito ulteriori prove contro la donna. Il gip ha dunque emesso il decreto di sequestro preventivo per congelare i beni della donna provenienti dalla sua condotta criminale.
Conclude la nota della polizia: «Attenendosi al principio di presunzione di innocenza, regola fondamentale secondo cui una persona non è da considerarsi colpevole fino alla condanna definitiva, è comunque sospetto comune che le azioni contestate e provate non siano le uniche realmente avvenute, ma che ve ne siano state molte di più da parte dell’anziano nei confronti dell’indagata». In sede di indagine è infatti emerso che «la donna avesse messo in essere una serie di azioni come finte malattie, ricoveri, presunta rapina subita, indigenza economica, debiti per i quali rischiava la carcerazione e molto altro, tutto al fine da ingenerare nell’anziano uno spasmodico e immotivato bisogno di elargire continue somme di denaro alla donna».



