La polizia ha arrestato il presunto autore del tentato omicidio avvenuto a Milano Marittima nella notte tra il 15 e il 16 agosto. Nel pomeriggio del 19 agosto la squadra mobile della questura di Ravenna ha eseguito un provvedimento di fermo a carico di un uomo senza fissa dimora, un 39enne tunisino in regola con le norme di soggiorno e piccoli precedenti di polizia per reati minori. L’uomo è stato rintracciato in un parco pubblico a Tagliata di Cervia, uno dei luoghi dove è solito trovare rifugio. Secondo gli investigatori avrebbe colpito con almeno cinque coltellate, un’arma a serramanico non ritrovata, un 44enne albanese residente a Forlì al termine di un litigio in strada nei pressi di piazzale Napoli. La vittima dell’aggressione è stata operata d’urgenza all’ospedale Bufalini di Cesena dove è ancora ricoverata. Il sospettato è in carcere a Ravenna con l’accusa di tentato omicidio aggravato dai futili motivi. L’udienza di convalida del fermo prevista per oggi, 21 agosto.
Le indagini della polizia sono partite pochi minuti dopo le coltellate. Una pattuglia della squadra Volanti, impiegata in un servizio di controllo straordinario del territorio proprio per il contrasto alla criminalità, è stata fermata da un passante, uno straniero residente a Pavia che si trova a Cervia come lavoratore stagionale, che ha raccontato di aver assistito alla lite e di aver tentato di dividere i due uomini senza riuscirci.
La zona dell’aggressione non è inquadrata da telecamere di videosorveglianza e così i primi elementi utili agli investigatori, oltre alla testimonianza del passante, sono venuti dal racconto del ferito che ha descritto il rivale: un uomo sulla quarantina con capelli brizzolati racchiusi in una coda di cui conosceva un generico nome di battesimo per un conoscenza di vista non meglio precisata.
Il lavoro degli inquirenti è cominciato dall’interrogazione delle banche dati: gli elementi a disposizione hanno restituito una lista di possibili indiziati. Tra i soggetti, individuati dall’attività di analisi degli agenti, la vittima e il testimone riconoscevano l’autore dell’aggressione. A quel punto è cominciata l’attività di ricerca resa difficile dalla mancanza di un domicilio fisso del ricercato: perlustrazioni e appostamenti anche notturni degli agenti hanno consentito di individuare un uomo che corrispondeva alla descrizione.



