lunedì
05 Ottobre 2026
La lettera del ministro

Il ministro Piantedosi: «Cambieremo le regole per le visite mediche per l’accesso ai Cpr»

Il titolare del Viminale scrive al quotidiano La Verità che da settimane sta dedicando pagine all'indagine sui presunti certificati falsi

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Il ministero dell’Interno è al lavoro per modificare le regole sulle valutazioni sanitarie per l’ammissione ai Centri per il rimpatrio (Cpr) degli stranieri destinati all’espuldione dall’Italia. Lo rende noto il ministro Matteo Piantedosi in una lettera inviata al quotidiano La Verità che da settimane sta dando massiccia copertura all’indagine della procura di Ravenna su presunti certificati falsi emessi da medici per impedire l’ingresso di extracomunitari nei Cpr.

Come ormai noto, la visita medica preventiva per accertare l’idoneità al trattenimento in un Cpr, in quella che viene definita detenzione amministrativa, è stata introdotta con la direttiva Lamorgese del 2022. All’articolo 3 stabilisce che “lo straniero accede al centro previa visita medica effettuata di norma dal medico della Asl o dell’azienda ospedaliera, disposta su richiesta del questore, anche in ore notturne, volta ad accertare l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura, quali malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative che non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette”. Il medico che certifica l’idoneità o la non idoneità al trattenimento compie un atto medico nell’ambito della propria discrezionalità tecnico-sanitaria.

Di seguito il testo integrale della lettera che lo stesso Piantedosi ha pubblicato sulla propria pagina Facebook.

Caro Direttore,

la ringrazio per aver posto con forza, sull’edizione di ieri del suo giornale, una questione che questo governo considera centrale: lo Stato che decide il rimpatrio di uno straniero illegale e pericoloso per la sicurezza dei cittadini, e vuole farlo secondo le proprie leggi e le proprie determinazioni, deve poterlo eseguire senza ostruzionismi illegali da parte di nessuno. Non è accettabile che una procedura pensata per tutelare la salute delle persone diventi, nelle mani di pochi che non rispettano la propria missione professionale, uno strumento per vanificare le decisioni dello Stato. Men che meno se l’ispirazione è di carattere politico/ideologico e non scientifico/professionale.

Se a Ravenna o altrove verrà accertato che qualcuno ha indossato il camice per fare militanza politica, anziché somministrare cure mediche, ne risponderà davanti alla giustizia. E colgo l’occasione per esprimere solidarietà a quei magistrati che sono stati insultati perché stanno lavorando alla verifica di questa ipotesi. Così come meritano rispetto i tanti medici del servizio pubblico, la quasi totalità, che ogni giorno fanno il loro dovere con serietà. Ma il suo appello mi dà l’opportunità di darle una notizia: gli uffici del Viminale sono già al lavoro per rivedere le regole sulle valutazioni sanitarie concernenti l’ammissione ai Centri per il rimpatrio.

A breve ci sarà un risultato che dovrà reggere alla prova dei fatti e dei tribunali. Perché le vicende di Ravenna e alcune altre decisioni giudiziali ci impongono di considerare tutte le complessità della questione. Non esiste, infatti, solo la direttiva in discussione ma, secondo i più, anche una serie di obblighi di valutazioni che discendono da fonti primarie costituite dalle nostre leggi, dal diritto europeo e dalle convenzioni internazionali che l’Italia ha sottoscritto. Abolire semplicemente la visita preventiva, quindi, non può né deve abolire il presidio dei problemi di carattere sanitario che devono caratterizzare i luoghi di convivenza: né vogliamo farlo. Stiamo cercando il modo giusto ed efficace affinché, anche alla luce dell’esperienza, le verifiche sanitarie e la tutela della salute delle persone possano svolgersi con puntualità ed affidabilità ma senza trasformarsi in un pretesto per eludere la legge e per ostacolare l’esecuzione dei rimpatri.

Anche perché, la rassicuro, vogliamo ulteriormente migliorare il sistema dei rimpatri degli stranieri irregolari e pericolosi che, voglio ricordare, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli che ci vengono frapposti, abbiamo già portato a numeri che non si sono mai registrati in precedenza.

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