sabato
24 Ottobre 2026
Trasparenza

Nel 2025 dal porto partite 225 tonnellate di armi e componenti militari

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, l'ufficio Dogane ha dovuto rendere note le quantità ma non provenienze e destinazioni. Esposto in procura

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Dal porto di Ravenna nel 2025 sono partite 225 tonnellate di armi e componenti militari. Il dato è contenuto in un articolo della rivista Altreconomia firmato da Linda Maggiori. La giornalista e attivista di Faenza ha ottenuto il dato dall’ufficio delle Dogane dopo la sentenza del Consiglio di Stato che imposto la trasparenza sui quantitativi, ma non so provenienze e destinazioni. In totale nel 2025 dallo scalo di Ravenna sono partiti 3,4 milioni di tonnellate, di cui 1,2 in container.

I porti di arrivo delle armi partite da Ravenna sono ignoti. L’articolo riporta che si tratta quasi interamente di “merce relativa a dichiarazioni doganali di esportazione presentate in altre Dogane ed imbarcata al porto di Ravenna e diretta a Stati extra-Ue”.

Riportiamo un passaggio dell’articolo che spiega meglio le procedure: «Le Dogane che sdoganano la merce di solito sono le più vicine alle aziende produttrici, e non necessariamente in zone di confine. Possono essere italiane o europee. Una merce può quindi essere sdoganata nel territorio europeo e poi viaggiare fino al porto di imbarco senza ulteriori controlli. Una volta sdoganata, la merce viene fatta transitare nel territorio con il documento di esportazione (Dae) e il relativo codice Mrn, fino alla Dogana di uscita (come Ravenna) che controlla la conformità tra documentazione e carico e dà il via libera all’uscita».

Gli sdoganamenti delle 225 tonnellate di armi imbarcate a Ravenna nel 2025 sono quindi con molta probabilità avvenuti nei Paesi europei produttori di tali armi (Repubblica Ceca, Ungheria e altri), che hanno poi utilizzato Ravenna come porta di uscita marittima.

L’avvocato Andrea Maestri, che ha accompagnato Maggiori nella battaglia per la trasparenza, ha depositato gli atti alla procura di Ravenna affinché vengano avviate indagini per chiarire se export e transiti di armi abbiano o meno violato le leggi dello Stato, in particolare la legge 185/1990 che vieta l’invio di armi a Paesi che commettono crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Nulla si sa del flusso di beni a doppio uso, come forgiati ad acciaio speciale, sistemi acustici, ottici, radar, sensori magnetici, laser, apparecchiature per droni, nitrato di ammonio (usato dall’esercito israeliano per minare gli edifici di Gaza) che sono sempre più necessari nelle guerre moderne.

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