Dopo l’apertura del 20 maggio, prosegue fino a domenica 24 in vari luoghi della città la 51esima edizione di Arrivano dal mare! – Festival internazionale dei burattini e delle figure. Abbiamo fatto una chiacchierata con Roberta Colombo del Teatro del Drago, che del festival cura la direzione artistica insieme ad Andrea Monticelli.
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Roberta, resistenza e nomadismo sono le parole chiave di questa edizione, oltre alla poesia di Ungaretti Allegria di naufragi, perché?
«Il momento che stiamo vivendo è molto complesso, da una parte un capitalismo impazzito, dall’altra guerre ovunque. Questo porta a un senso di impotenza, un po’ ovunque, negli ultimi cinque anni ho viaggiato molto per il festival, incontrando colleghi che si trovano in situazioni molto diverse dalle nostre, ma sotto c’è sempre questo sentimento culturale di impotenza. Ecco quindi che alla luce di tutto ciò la parola resistenza assume un significato molto forte sia a livello globale che locale, perché comunque la cultura in Italia è sempre stata finanziata un terzo rispetto a Francia e Germania, e il teatro di figura, nella scala delle priorità, viene poi liquidato con la classica formula “spettacolo di burattini per bambini”, dimenticando completamente tutta la sua storia. La parola nomadismo esce invece da una serie di cose, ma soprattutto dagli Inuit del Canada. Mi trovavo a Montreal qualche mese fa, e in un museo che avevo già visitato ho riletto di come legata alla parola nomadismo ci sia tutta una serie di riti ma anche una serie di situazioni molto concrete, visto che il nomadismo è legato agli emigranti. Nello stesso tempo pensavo alla nostra situazione, sempre in furgone per migliaia di chilometri in vari paesi del mondo per fare spettacoli od organizzare eventi. La sensazione è che quando sei nomade, lontano dalla tua comfort zone, hai un approccio molto diverso all’ascolto, ti rendi conto di tantissime piccole cose a cui non hai mai dato rilevanza che diventano importanti. Si arriva ad avere uno sguardo diverso. Tutto questo si è anche legato a Ungaretti: andando a studiare la parola nomadismo mi sono imbattuta nella poesia che studiavo al liceo Allegria di naufragi, ed è incredibile, perché leggendola e analizzandola ti dice proprio che il naufragio è una guerra, e in questo periodo… Però in quelle parole c’è anche la possibilità di resistere, superare le tragedie e riuscire a emergere. Sono intrecci complessi ma li ho trovati molto pertinenti».
Che cos’è per te il teatro di figura?
«In questo momento in tutti gli ambiti artistici si sta ritornando a parlare dell’essere umano, ma noi del teatro di figura ne abbiamo sempre parlato. Ci siamo sempre detti che il nostro teatro dà anima a oggetti inanimati, che diventano più umani degli stessi esseri umani, e adesso ne sento parlare da tutti. Dunque in questo frangente storico l’arte della figura, nella sua nicchia, è quella che meglio di altre riesce a sporcarsi, a contaminarsi. E infatti chi assisterà agli spettacoli di Arrivano dal mare! si renderà conto di quanto siano labili i confini di certe divisioni tra categorie teatrali fatte burocraticamente. L’arte è arte. Uno spettacolo teatrale ha delle componenti di qualità uguali per tutti, poi, certo, può essere di parola, di movimento, di luci, di suono, e così via. Dopo la seconda guerra mondiale il teatro di figura, a causa della crisi economica, fu relegato ai bambini, a quelli che vengono definiti troppo spesso “spettacolini”, ma invece abbiamo 300 anni di storia, l’Italia ha in Europa il più alto numero di maschere della commedia dell’arte e della commedia popolare. Quello che abbiamo qui è incredibile, all’estero rimangono sconvolti, non si sa, eppure noi lavoriamo sempre in emergenza, ed ecco che ritorna la parola resistenza. Il teatro di figura riesce a parlare di tutto ma anche a creare giochi magici in grado di incantare dal bambino di 4 anni alle persone della quarta età, è uno dei suoi poteri, non esclude nessuno, non ha mai barriere, molto spesso nemmeno linguistiche. Il teatro di figura più di altre arti riesce con leggerezza a parlare di cose terrificanti».
Potresti consigliare qualche spettacolo dall’intensissimo programma del festival dei prossimi giorni, magari partendo da Golem del Teatro del Drago?
«Sì, anche se ce ne sarebbero tantissimi. Golem_ e fango è il mondo arriva finalmente a Ravenna venerdì 22 maggio (ore 21.30) al Rasi, dopo aver vinto la Biennale College Teatro 2024. Si tratta di un’esperienza immersiva e visionaria che intreccia teatro di figura, animazione e immagini documentarie per esplorare il legame profondo – e talvolta drammatico – tra uomo e natura. Ispirato alla leggenda del Golem e all’esperienza personale dell’autrice (Mariasole Brusa) vissuta durante l’alluvione del 2023 in Romagna. Giovedì 21 maggio la Rocca Brancaleone accoglie invece la tecnica Lambe Lambe, una forma di micro teatro di animazione nato in Brasile nel 1989, in cui l’attore racconta una storia di 3-4 minuti a un solo spettatore alla volta. Tutte e tre le compagnie coinvolte sono interessantissime, e lo spettacolo Racconti d’inverno dei giovani CrepaMuro Teatro è davvero molto intenso. Poi c’è The Walker, del cileno Zuazola, marionettista molto singolare, costruisce tutto lui con materiali stranissimi, lo spettacolo è proprio sull’immigrazione e sull’esilio causato dalla guerra. Tutto il Focus Lituania sarebbe da seguire, ci sono compagnie importantissime, come Psilicone Theatre, che ha uno sguardo lucidissimo sul post-industriale. Il progetto Senza Fili al Fem Garden è poi un po’ il fil rouge del festival, un approfondimento del ruolo delle donne nel teatro di figura. Sabato 23 allo Spazio Zara c’è la Compagnia Castaldo/Sintucci, loro sono due giovanissimi attori usciti dalla Scuola del Teatro stabile di Genova folgorati dalla nostra arte. Il loro spettacolo Gli stupidi sogni di Morgan è davvero esilarante. Sempre sabato al Rasi c’è Gruppo Ibrido/Artemis Danza con AiAiAi Pinocchio, un connubio tra danza contemporanea e figura, e sicuramente frizzante sarà, nella Testa della Darsena, Sbarchi. Arriva un carico … di burattini, con marionette e musica dal vivo, poi la Fish Parade, il viaggio controcorrente dei Pesci Koinobori, di tradizione giapponese. Il nostro sbarco sarà simbolico, visto che per una serie di motivi tecnico-logistici ci fanno arrivare coi gommoni e non con le barche a vela, e allora io dico benissimo, tanto quello siamo, nomadi».
Golem



