giovedì
21 Maggio 2026
elezioni cervia

Delorenzi (centrodestra): «Mi considero civico, mai avuto una tessera di partito. Conosco la macchina comunale e i problemi dei cittadini»

L'intervista al 60enne funzionario comunale in aspettativa sotenuto da Fratelli d'Italia, Forza Italia e Patto per il Nord. «Il primo atto sarà aprire il Comune ai cittadini, riportando trasparenza»

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Pubblichiamo la terza delle interviste ai quattro candidati a sindaco di Cervia, in vista delle elezioni del prossimo weekend. Dopo aver ricevuto e pubblicato le risposte del candidato di centrosinistra Mirko Boschetti e del civico con affinità di centrodestra Paolo Savelli, è il turno del candidato del centrodestra Marco Delorenzi.

Una premessa valida per tutti e quattro: si tratta di risposte che abbiamo ricevuto per iscritto perché ci è sembrato giusto dare loro la possibilità di presentare la propria candidatura nella maniera più completa possibile. È evidente che qualora alcune risposte dovessero essere incomplete o fuorvianti, ogni cittadino potrà trarre le proprie conclusioni.

Nome: Marco.
Cognome: Delorenzi.
Età: 60 anni.

Precedenti esperienze in politica: «Nessuna».
Tessera di partito (attuale e passate): «Nessuna».
Liste che lo sostengono: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Patto per il Nord.

Screenshot
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Perché si candida a sindaco?
«Dopo anni nella pubblica amministrazione conosco da vicino il funzionamento della macchina comunale e i problemi dei cittadini. La mia candidatura nasce dall’ascolto di famiglie, giovani, imprese, operatori turistici, associazioni e anziani che chiedono una città più efficiente, sicura e vivibile».

Tre priorità tre del suo eventuale mandato da sindaco.
«Uno, Sicurezza e qualità della vita: Più attenzione al territorio di 82 km², dalla costa all’entrorerra, maggiore presidio, manutenzione urbana, decoro e servizi efficienti per rendere Cervia una città più sicura e vivibile tutto l’anno. Due, turismo ed economia locale: valorizzare il turismo in tutte le stagioni, sostenere commercio e imprese locali, promuovere eventi di qualità e rafforzare l’identità del territorio come motore di sviluppo e lavoro. Tre, giovani, famiglie e futuro della città: investire in scuole, sport, cultura e spazi di aggregazione, creando opportunità per i giovani e servizi concreti per le famiglie, con una programmazione seria e sostenibile per il futuro della città».

Il primo atto, anche solo simbolico, che metterà in evidenza una discontinuità rispetto al passato?
«Il primo atto sarà aprire il Comune ai cittadini, riportando trasparenza, ascolto e presenza nel territorio. Voglio un’amministrazione più snella, meno chiusa negli uffici e più vicina alle persone, con un confronto costante con cittadini, associazioni e categorie economiche».

Quali ritiene siano stati gli errori più importanti commessi dal Pd nelle precedenti amministrazioni?
«A Cervia ci sono temi che per troppo tempo sono stati sottovalutati: il decoro urbano, la sicurezza, la manutenzione di strade e quartieri, il fenomeno della malamovida e il crescente degrado del territorio, dalla costa all’entroterra. Residenti, famiglie e operatori economici chiedono da anni più controlli, regole chiare e una presenza concreta dell’amministrazione. Credo inoltre che sia mancata una visione equilibrata tra turismo e qualità della vita dei residenti. Cervia deve restare una città accogliente e viva, ma senza rinunciare al rispetto delle regole, alla tranquillità dei quartieri e alla tutela del territorio. Più che grandi annunci, servivano interventi costanti, ascolto dei cittadini e capacità di affrontare i problemi senza minimizzarli. È da qui che voglio partire: riportare ordine, cura e attenzione concreta alla città».

Cosa invece vale la pena mantenere e implementare?
«Ci sono eventi, iniziative culturali, sportive e investimenti sulla promozione del territorio che meritano continuità, così come il lavoro svolto sulla valorizzazione delle saline e delle eccellenze locali. Lo sport, in particolare, è un elemento strategico sia dal punto di vista educativo e sociale sia come opportunità di attrazione turistica e promozione della città. Allo stesso tempo, credo che questi aspetti vadano implementati con una visione più moderna ed equilibrata: più attenzione alla qualità urbana, alla sicurezza, ai servizi per residenti e famiglie e a un turismo sostenibile e distribuito durante tutto l’anno. L’obiettivo non è cancellare ciò che funziona, ma migliorarlo, correggendo gli errori e riportando al centro il benessere quotidiano dei cittadini».

Perché il centrodestra non ha trovato un candidato unitario? E chi è disposto a sostenere in caso di ballottaggio?
«Io sono stato individuato come candidato del centrodestra, mentre altre realtà hanno scelto percorsi civici autonomi. Fa parte del confronto democratico ed è normale che in una competizione amministrativa possano esserci sensibilità e progetti diversi. Quello che conta davvero, però, è offrire ai cittadini una proposta seria, credibile e competente per il futuro di Cervia. La mia candidatura nasce con questo obiettivo: unire esperienza amministrativa, ascolto del territorio e una visione concreta della città. Sono convinto che molti cittadini oggi chiedano soprattutto capacità, presenza e soluzioni ai problemi quotidiani, al di là delle appartenenze politiche. È su questo che intendo concentrare la campagna elettorale. In caso di ballottaggio, credo che la priorità debba essere costruire una convergenza sui contenuti e sugli obiettivi per il bene di Cervia. Mi sembra evidente che non possa esserci una convergenza con la sinistra, perché la situazione attuale della città è anche il risultato del modello amministrativo che è stato proposto in questi anni e delle conseguenze che oggi cittadini e operatori vivono quotidianamente: problemi di sicurezza, malamovida, decoro urbano e una crescente percezione di disordine. Per questo credo sia più naturale il confronto con quelle realtà civiche e moderate che condividono la necessità di un cambiamento concreto, fondato su maggiore attenzione al territorio, qualità urbana, sicurezza e tutela della vivibilità della città. Credo che il punto decisivo non saranno le sigle, ma l’individuazione di punti comuni del programma e una reale volontà di cambiamento nell’interesse della città e dei cittadini».

Il suo essere civico non crede possa stridere con il sostegno di un partito di destra come Fratelli d’italia, agli occhi degli elettori cervesi?
«Io mi considero un candidato civico, perché la mia esperienza nasce dall’amministrazione e dal contatto diretto con i problemi concreti dei cittadini, non da una carriera politica di partito. Il sostegno del centrodestra, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Patto per il nord, non cambia questo approccio: significa condividere alcuni valori e obiettivi amministrativi, come maggiore attenzione alla sicurezza, al decoro urbano, alla tutela del territorio, al sostegno delle famiglie, delle imprese e delle attività economiche locali. Credo che a Cervia i cittadini giudicheranno soprattutto le persone, la credibilità e i programmi concreti, più che le etichette politiche. Il mio impegno sarà quello di amministrare nell’interesse di tutta la città, con equilibrio, competenza e spirito pragmatico».

In un recente intervento ha parlato di “modello Venezia” per Milano Marittima. In generale come si può applicare in una realtà come Cervia e in generale quali potrebbero essere altre località da prendere come esempio?
«Quando parlo di modelli amministrativi, faccio riferimento a esperienze concrete già adottate in molte città turistiche italiane, come Venezia, Ravenna, Rimini, Riccione e Jesolo. Da Venezia credo sia importante prendere esempio soprattutto nella tutela della qualità urbana e commerciale della città. Le ordinanze contro la cosiddetta “paccottiglia” e i controlli più severi sul commercio abusivo e sulle attività di basso livello hanno avuto l’obiettivo di difendere il decoro, la qualità turistica e le attività economiche regolari, evitando che il territorio perda identità e valore. Da Ravenna è interessante il lavoro svolto sul contrasto alla malamovida con ordinanze mirate, maggiori controlli e collaborazione tra amministrazione, forze dell’ordine e operatori economici. Rimini e Riccione hanno adottato strumenti come Daspo urbani, controlli sulla movida, interventi contro baby gang e commercio abusivo sul lungomare. Jesolo, Bibione e Caorle hanno costruito negli anni politiche di tolleranza zero contro ambulanti abusivi, schiamazzi notturni, degrado e consumo eccessivo di alcol nelle aree turistiche. Anche città come Viareggio e Firenze hanno introdotto misure anti-bivacco, controlli sulla sicurezza urbana e regolamenti più severi per proteggere il decoro e la vivibilità degli spazi pubblici. A Cervia e Milano Marittima serve proprio questo: una città viva, attrattiva e turistica, ma anche più ordinata, sicura e rispettosa dei residenti e delle famiglie. Il turismo deve essere una risorsa di qualità, capace di generare sviluppo senza trasformarsi in degrado o disordine».

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Marco Delorenzi durante l’ultima partecipazione allo Sposalizio del Mare
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