Siccità, la Regione dichiara lo stato di crisi e chiede l’emergenza nazionale

Un decreto del presidente Bonaccini in attesa delle mosse del Consiglio dei Ministri. Il Consorzio di bonifica conferma che la situazione è preoccupante anche per il territorio ravennate, soprattutto nel distretto collinare

SiccitaUn decreto del presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dichiara lo stato di crisi idrica per tutta la regione. Il provvedimento è stato preso in attesa che il Consiglio dei Ministri riconosca lo stato di emergenza nazionale, come richiesto dalla Regione pochi giorni fa.

Il dipartimento nazionale di protezione civile concluderà oggi, 19 giugno, l’istruttoria sull’istanza, fondamentale per la deliberazione delle misure straordinarie necessarie ad affrontare la grave siccità che sta interessando in particolare le province di Parma e Piacenza.

Il provvedimento del presidente della Regione stabilisce la priorità dell’uso idropotabile dell’acqua nel caso in cui sia destinata a più utilizzi. Per le esigenze dell’agricoltura, la giunta Bonaccini ha inoltre previsto la possibilità di derogare agli attuali limiti di prelievo della risorsa idrica, per accelerare le procedure di realizzazione degli interventi urgenti.

Il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, che ha sedi a Lugo e Faenza e opera in un comprensorio di oltre duemila km quadrati (con una rete canali di 962 km) spalmato su cinque province tra cui in prevalenza quella di Ravenna, presenta la situazione attraverso il presidente Alberto Asioli: «Ci sono molte preoccupazioni per il protrarsi del periodo di siccità. Le nostre reti distributive in pressione e l’alimentazione dei vettori irrigui a cielo aperto (i canali di scolo che, grazie a opportune opere di regolazione collocate lungo il loro percorso, vengono adibiti alla funzione accessoria di adduttori per la distribuzione idrica alle aziende agricole del comprensorio di pianura del Consorzio) sono in funzione h24 da diversi giorni. A oggi abbiamo già distribuito oltre 16 milioni di mc di acqua, un 20 percento in più rispetto allo stesso periodo del 2016. In pratica un livello climatologico e di distribuzione che solitamente si raggiunge indicativamente verso metà luglio. Fino ad ora siamo comunque riusciti a soddisfare tutte le richieste irrigue che ci sono pervenute, con la massima attenzione al risparmio e alla salvaguardia di questa fondamentale risorsa». Nel distretto collinare e montano la situazione è un po’ più grave. La ventina di invasi interaziendali realizzati allo scopo di costituire una riserva d’acqua per irrigazione da utilizzare proprio nei periodo come questo sta svolgendo appieno la propria funzione ma chi non può attingere a tali invasi si troverà costretto a fare scelte agronomiche importanti per salvare le coltivazioni.