Crepe nel cemento: in provincia 170 occupati ma il settore soffre la crisi edilizia

La panoramica delle aziende ravennati. Sindacati: «Unica eccezione è Saint-Gobain con 80 lavoratori e un piano di investimento»

Edil6In provincia di Ravenna la produzione industriale di cemento occupa circa 170 persone ma il settore sta vivendo una crisi collegata di riflesso a quella dell’edilizia. I sindacati di categoria (Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil), nella giornata di mobilitazione e sensibilizzazione nazionale dei lavoratori del cemento fissata per il 7 dicembre, chiedono alle istituzioni locali di sostenere le richieste dei lavoratori al Governo per l’apertura di un tavolo interministeriale che affronti la crisi del settore. A livello nazionale nell’ultimo decennio si è passati da una produzione annuale di 48 milioni di tonnellate a 19 milioni con ripercussioni negative sui livelli occupazionali e la chiusura di numerosi siti produttivi.

Ecco la situazione dettagliata del territorio. Il sito della Micromineral ha cessato l’attività a marzo del 2016 con il licenziamento di 20 lavoratori. Italcementi occupa 18 lavoratori mentre prima della crisi erano 35 e desta preoccupazione l’attuale fase in cui Italcementi-Heidelberg sta acquisendo il gruppo Cementir con incertezze sul piano industriale del gruppo e sul sito produttivo di Ravenna. La cementeria Barbetti ha perso, durante la crisi, 10 unità e ha fatto cassa integrazione per oltre due anni, attualmente occupa 22 lavoratori. Unica eccezione sembra essere la Saint-Gobain che ha mantenuto i livelli occupazionali e i volumi produttivi con 80 addetti e un importante piano di investimenti.

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I sindacati chiedono politiche che rilancino il settore delle costruzioni, politiche di difesa del sistema produttivo cementiero italiano favorendo gli investimenti sulla innovazione tecnologica e sulla adeguamento degli impianti alla sostenibilità ambientale: «Il futuro dell’edilizia e della industria del cemento passano per un nuovo modello produttivo che rigeneri e recuperi il tessuto urbano senza ulteriore consumo del suolo; messa in sicurezza del territorio e del patrimonio storico e del costruito. Per fare questo si deve favorire l’innovazione tecnologica e la ricerca sui nuovi materiali».

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