Grattacielo Xenos, a luglio scade il permesso di costruire: è l’addio definitivo?

La società del Gruppo Nettuno che presentò il progetto da oltre 20 milioni di euro per l’edificio di 54 metri di altezza non ha trovato un gestore e non avvierà il cantiere entro i termini della concessione. Per farlo in seguito dovrà avviare una nuova procedura

Un rendering del grattacielo Xenos Suite Hotel

A luglio scadrà il permesso di costruire rilasciato dal Comune di Ravenna alla società Comway (Gruppo Nettuno) per realizzare l’albergo-grattacielo di 14 piani in centro a Marina di Ravenna nell’area tra viale delle Nazioni, viale 4 novembre e viale Spalato, nota come ex Xenos dal nome della discoteca che una volta sorgeva in quel punto. Questo di fatto potrebbe significare l’archiviazione definitiva per la torre da 54 metri che tanto fece discutere l’opinione pubblica locale quattro anni fa al momento della presentazione del progetto.

Se infatti la Comway non dovesse avviare i lavori entro la scadenza del permesso, ipotesi molto più che probabile visti i tempi stretti e le difficoltà ammesse dalla stessa azienda, ma fosse ancora intenzionata a un investimento immobiliare sull’area di sua proprietà allora occorrerebbe ricominciare da capo con le procedure burocratiche per il rilascio di una nuova autorizzazione per un progetto non necessariamente identico.

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L’area da duemila mq all’incrocio tra via 4 novembre e viale delle Nazioni a Marina di Ravenna dove un tempo sorgeva la discoteca Xenos e ora è in stato di abbandono

Sono principalmente due le problematiche che hanno rallentato l’azione della Comway. E le riassume Giuseppe Rossi, manager del Gruppo Nettuno. La prima è di natura economica: «Abbiamo speso finora circa 15-16 milioni di euro per l’acquisizione delle aree e la progettazione ma per arrivare a completare tutto ne servono altri 10-12 che non possiamo pensare di spendere non avendo ancora trovato qualcuno interessato a diventare il gestore della struttura. Non è difficile vedere la situazione di crisi della località. Che avrebbe bisogno di alberghi ma si fatica a realizzare alberghi in un luogo dove i turisti non si fermano». La seconda è di natura più normativa: «La Regione sta lavorando alla legge sui condhotel. Per il momento le bozze prevedono che le strutture alberghiere già esistenti possano cedere parte delle loro stanze ai privati per farne degli alloggi indipendenti. Se nel corso di approvazione della legge questa venisse modificata includendo in qualche modo anche le strutture da realizzare, potrebbe essere interessante per il nostro progetto». Un anno fa il Gruppo Nettuno ancora ci credeva nella possibilità di arrivare a realizzare la torre.

Oggi Rossi non può fare a meno di rammaricarsi per l’opposizione incontrata dal progetto tra la comunità locale: «Le contestazioni del comitato cittadino e di altre voci della località si sono alzate nel momento in cui le cose a Marina andavano meglio e forse il progetto poteva essere realizzabile». Sui pannelli della recinzione a difesa del lotto comparvero anche scritte contro l’opera. Nel dibattito intervenne anche Confesercenti con tutte le sue perplessità.

Nel 2015, quando il progetto divenne di dominio pubblico, su queste pagine raccontammo l’intreccio di società e politici alle spalle della Comway e ripercorremmo gli ultimi ottanta anni di storia di quel pezzo di terra sulla costa.

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