Rinnovo contratto fermo da 12 anni, il presidio dei lavoratori della sanità privata

L’iniziativa dei sindacati Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl. Distribuita una lettera aperta: «Siamo troppo pochi per garantire adeguatamente tutti i servizi»

OspedUn contratto di lavoro non rinnovato da dodici anni, una valorizzazione professionale ed economica non adeguata, poche tutele e diritti e una sanità migliore. Sono queste le ragioni per la protesta dei lavoratori della sanità privata Aiop/Aris che stamani, 11 aprile, hanno scelto la clinica Maria Cecilia Hospital di Cotignola come luogo simbolico per un presidio organizzato da Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl. I sindacati di categoria sono soddisfatti per la riuscita dell’iniziativa. Le giornate di mobilitazione si concluderanno il 17 aprile a Bologna con un presidio regionale dinanzi la sede di Aiop.

Di seguito il testo della lettera aperta, dei lavoratori della sanità privata, che è stata distribuita questa mattina nelle strutture della sanità privata in provincia di Ravenna:

Cara/caro utente, ci conosci?

Siamo operatori di sanità privata della provincia di Ravenna, ci vedi tutti i giorni al lavoro negli ambulatori, nelle palestre, nei reparti: ti assistiamo prima e dopo un’operazione, durante una visita, per ogni prestazione di cui hai bisogno. Siamo infermieri, operatori socio sanitari, personale della riabilitazione e tecnici e tante altre professionalità impiegate qui, come in tutte le strutture private (accreditate) di questa regione. Lavoriamo per te, tutti i giorni, per garantirti al meglio le prestazioni sanitarie di cui hai bisogno.

Sai che il nostro stipendio è fermo, da 12 anni? E’ dal 2007 che non ci rinnovano il contratto, cosa che non accade in nessun settore pubblico o privato, mentre l’imprenditoria sanitaria continua a fare profitti all’ombra della spesa pubblica.

Sai che siamo troppo pochi per garantire adeguatamente tutti i servizi? Le richieste aumentano, ma noi siamo sempre gli stessi. E la qualità dell’assistenza è lasciata alla buona volontà personale. Lavoriamo spesso su turni continui, seguiamo pazienti su più piani, a volte non abbiamo la

possibilità di fruire di ferie e permessi.

Sai che tanti di noi sono precari? Abbiamo titoli di studio, anni di esperienza alle spalle, ma non sempre abbiamo l’opportunità di crescere nel nostro lavoro e nella nostra carriera, e spesso nemmeno certezza né stabilità.

Le strutture in cui lavoriamo sono private, ma i finanziamenti sono pubblici: quel che non va nel sistema ricade su di noi, dal contratto che non viene rinnovato, alle varie forme di precarietà con cui in questi anni ci hanno fatto lavorare.

Vogliamo quel che vuoi tu: servizi di qualità e prestazioni efficaci e professionali. Ci piacerebbe offrire e lavorare in una sanità di eccellenza, come meritano tutti i cittadini. Per questo chiediamo trasparenza, regole, investimenti…e di essere messi in condizione di lavorare al meglio.

Perché si può fare meglio, se si sta meglio. E stiamo protestando unicamente per questo: per il diritto a un salario dignitoso, per un contratto che ci restituisca dignità e maggiori tutele, quando stiamo male noi o i nostri figli, quando studiamo, quando ci dobbiamo preparare per essere aggiornati e sempre più competenti in quello che facciamo.

La qualità del nostro lavoro incide sulla qualità dei servizi che eroghiamo: se vedi le nostre bandiere, se sai che c’è un’assemblea in corso, se torniamo a incrociare le braccia… lo facciamo per i nostri diritti, ma anche per darti un’assistenza migliore. Il nostro obiettivo non è rallentare l’attività, ma mobilitarci per la nostra battaglia! Sostienici anche tu!

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