I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono che la Regione Emilia-Romagna emani un’ordinanza che vieti il lavoro nelle ore centrali della giornata se le temperature superano certi livelli, «a tutela del bene primario della salute dei lavoratori e delle lavoratrici». La richiesta presentata a fine maggio è per evitare di replicare quanto accaduto nel 2025 quando l’ordinanza è entrata in vigore a partire dal 2 luglio «e i lavoratori sono stati esposti all’alto rischio termico per l’intero mese di giugno, che è risultato essere il mese con più giornate da “bollino rosso”».
I rappresentanti dei lavoratori ricordano che «anche quest’anno il governo nazionale non ha provveduto a emanare una normativa nazionale che tuteli tutti i lavoratori e le lavoratrici del Paese dal rischio proveniente dallo stress termico».
Nella giornata odierna, 24 maggio, in molti territori dell’Emilia-Romagna le temperature si avvicinano ai 30 gradi e anche nei prossimi giorni il rischio sarà alto, come certificato dal sito Worklimate 2.0.
«Oltre all’ordinanza regionale – continunano i sindacati – è necessario che tutti i Comuni diano le autorizzazioni ad effettuare le lavorazioni rumorose, alle prime ore del mattino e negli orari notturni, per permettere alle aziende, mediante accordi con il sindacato, di articolare gli orari di lavoro nei momenti nei quali il caldo è minore».
I sindacati chiedono alle amministrazioni di trovare il necessario coraggio per arrivare a compromessi con le popolazioni residenti, al fine di salvaguardare più vite possibile: «La sicurezza e la salute dei lavoratori sono una priorità e un bene supremo per tutte le comunità».



