Marcegaglia: «I ritardi nei dragaggi ci costano circa 5 milioni di euro all’anno»

La stima del presidente del colosso dell’acciaio riguarda le maggiori spese di logistica da sostenere perché la banchina sulla sponda nord del Candiano ha un pescaggio di 10,3 metri e le navi più grandi non possono attraccare rendendo necessario più viaggi con navi più piccole

Il ritardo nei lavori di approfondimento dei fondali del porto di Ravenna, di cui si parla con insistenza da almeno una decina di anni e che nella migliore delle ipotesi non saranno ultimati prima del 2025, stanno causando un danno di circa 5 milioni di euro all’anno per Marcegaglia che ha il suo stabilimento in via Baiona con 630 metri di banchina in concessione sul Candiano. La stima viene dal presidente e amministratore delegato del gruppo, Antonio Marcegaglia, a margine della conferenza per la presentazione del piano investimenti per Ravenna. E proprio prendendo il piano quinquennale da 250 milioni come metro di paragone si può avere un ordine di grandezza di quanto il ritardo dei dragaggi stia pesando sull’industria ravennate: 5 milioni di euro all’anno equivalgono al 10 percento degli investimenti programmati dal colosso dell’acciaio.

Ma la situazione in cui si trova Marcegaglia potrebbe riguardare anche altre attività portuali. Perché la cifra di 5 milioni di euro, in buona sostanza, rappresenta i maggiori costi di logistica che l’azienda si vede costretta a sostenere per quelle spedizioni che per quantità e rotta, si in arrivo che in uscita, potrebbero viaggiare con navi di maggiori dimensioni e invece devono utilizzare più navi più piccole. Oggi la banchina di Marcegaglia ha un pescaggio di 10,3 metri.

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Non è allora un caso che lo stesso presidente poi, senza toni polemici, si dica convinto che la realizzazione dei nuovi investimenti arriverà prima del completamento del progetto hub portuale: «Il nostro piano è indipendente dall’escavo. Anche se i dragaggi non si dovessero mai fare noi non torniamo indietro. Però voglio essere chiaro: ovviamente auspichiamo che l’opera si faccia e si faccia prima possibile, non c’è dubbio che sarebbe un passo avanti per tutti». Insomma come dire che se le infrastrutture frenano la competitività, allora bisognerà puntare su altri aspetti per stare sul mercato. Se le opere pubbliche tardano, il privato può solo investire su macchinari, tecnologie, digitalizzazione, sicurezza.

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