L’embargo Russo ha compromesso un quarto del valore dell’ortofrutta ravennate

Lo denuncia Coldiretti, evidenziando come il danno per gli agricoltori locali riguardi in particolare la produzione di frutta estiva

Frutta RomagnaL’embargo rispetto alle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Russia, avviato da Putin nel 2014, come ritorsione alla decisione dell’UE di applicare sanzioni per la guerra in Ucraina, è costato a questo settore del Made in Italy, 1,2 miliardi di euro negli ultimi cinque anni e mezzo di “conflitto” economico. Notevoli ripercussioni negative hanno colpito anche i contadini ravennati, che hanno dovuto rinunciare a un quarto del valore della produzione estiva destinato al grande paese dell’Est.

Lo denuncia Coldiretti in una analisi presentata recentemente insieme a Filiera Italia alla fiera agroalimentare di Mosca Prodexpo 2020, visitata dalla Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova. In una nota stampa dell’associazione dei coltivatori si sottolinea che «L’embargo è costato carissimo anche ai produttori ravennati di ortofrutta che si sono visti privare della possibilità di esportare sul mercato russo, un bacino che valeva 150milioni di consumatori e che rappresentava lo sbocco per un buon 25% della produzione di frutta estiva. Senza contare gli effetti provocati “a caduta” dall’embargo. La chiusura del mercato russo, infatti, ha fatto sì che Spagna, Grecia e la stessa Italia abbiano concentrato il proprio export ortofrutticolo sull’Europa con aumento dell’offerta, saturazione del mercato e inevitabile crollo dei prezzi alla produzione».

«La riapertura delle frontiere russe è quindi fondamentale per ridare ossigeno all’export tricolore e ravennate, anche se – precisa la Coldiretti – va segnalato che negli ultimi anni si è verificato un recupero e nel 2019 l’export agroalimentare italiano è cresciuto del 5% rispetto all’anno precedente ma solo grazie ai comparti non colpiti dal blocco, come il vino, le paste alimentari, pomodori pelati e polpe, tabacchi e olio, a conferma della fame d’Italia dei cittadini russi.
I valori – conclude la Coldiretti – rimangono comunque nettamente inferiori a quelli del 2013, l’ultimo anno prima dell’embargo, quando le esportazioni agroalimentari Made in Italy avevano raggiunto i 705 milioni di euro».

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