A Ravenna quasi nove nuovi rapporti di lavoro su dieci sono precari. È il dato evidenziato dalla Uil Ravenna, che rilancia la richiesta di un nuovo Patto per il lavoro incentrato non solo sul numero delle assunzioni, ma soprattutto sulla loro qualità.
Secondo l’elaborazione del sindacato sui dati 2025 dell’Osservatorio Inps sul mercato del lavoro, l’incidenza dei contratti precari nel Ravennate raggiunge l’88,8%, una quota superiore di 5,9 punti percentuali rispetto alla media dell’Emilia-Romagna, ferma all’82,9%. Nel conteggio rientrano contratti a tempo determinato, stagionali, in somministrazione e intermittenti. A incidere maggiormente sono proprio i rapporti di lavoro stagionali, seguiti dai contratti a termine e da quelli intermittenti.
Per la Uil questi numeri raccontano un mercato del lavoro caratterizzato da forte frammentazione, che rende più difficile costruire un percorso stabile, accedere a un’abitazione e progettare il proprio futuro. Il sindacato sottolinea come un’occupazione di qualità debba garantire continuità, salari adeguati, crescita professionale e tutele, evitando che il lavoro povero di oggi si traduca in pensioni povere domani. Nel comunicato viene inoltre richiamato il tema del divario retributivo di genere. In Emilia-Romagna, evidenzia la Uil, le donne percepiscono mediamente il 31,1% in meno rispetto agli uomini, ma il dato peggiore si registra proprio nella provincia di Ravenna, dove il gap arriva al 33,4%. Una differenza che, secondo il sindacato, permane anche tra dirigenti e quadri.
Per questo la Uil Ravenna sostiene la proposta avanzata dalla struttura regionale di aprire una nuova fase di confronto con istituzioni e parti sociali per definire un Patto per il lavoro che metta al centro il contrasto alla precarietà, la lotta ai cosiddetti contratti pirata, il rafforzamento della contrattazione collettiva e politiche industriali capaci di creare occupazione stabile. Tra le priorità indicate figurano anche salari, welfare e una maggiore giustizia fiscale, con l’obiettivo di recuperare il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati.



