Alla biblioteca Classense di Ravenna c’è uno spazio in cui gli adulti non possono entrare. Si chiama Holden ed è la sezione dedicata agli adolescenti dagli 11 ai 17 anni. Genitori e accompagnatori possono arrivare soltanto fino alla cosiddetta “terra di mezzo”, l’area di passaggio che collega la Holden al resto della biblioteca. La scelta nasce per offrire agli adolescenti un luogo che possano sentire davvero proprio, dove leggere, studiare, incontrarsi, giocare o semplicemente trascorrere del tempo senza la presenza costante dei grandi. Sugli scaffali trovano posto narrativa, saggi, fumetti, graphic novel, manga, riviste e dizionari, ma anche giochi da tavolo, videogiochi e postazioni individuali per la visione di film.
La Holden occupa un’ala dell’ex liceo artistico, che in passato ha ospitato anche l’Accademia di Belle Arti. I soffitti alti e le grandi finestre raccontano la storia dell’edificio, mentre gli spazi interni sono stati completamente ripensati per adattarsi alle esigenze dei ragazzi. Gli scaffali, ad esempio, non sono fissi ma montati su ruote. Possono essere spostati e, negli anni, sono stati proprio gli adolescenti a modificarne la disposizione, creando piccoli angoli riservati dove leggere, chiacchierare o ritagliarsi un momento di tranquillità.
«Nelle biblioteche spesso gli spazi sono rigidi», racconta Luca Mandorlini, uno dei due bibliotecari della Holden insieme ad Eleonora Morlotti (a loro si affiancano volontari e ragazzi del Servizio civile che collaborano alle attività quotidiane). «Qui abbiamo cercato di creare un ambiente che potesse cambiare insieme a chi lo frequenta». L’idea richiama quella della camera di un adolescente, uno spazio che cambia continuamente e che acquista significato attraverso chi lo vive.
La sezione è stata inaugurata il 25 ottobre 2014 dopo un percorso di progettazione che ha coinvolto bibliotecari, amministrazione comunale e professionisti del settore, prendendo ispirazione dalle biblioteche per ragazzi già diffuse nei Paesi anglosassoni. Delegazioni di bibliotecari provenienti dalla Lombardia e perfino dalla Svezia hanno visitato la Holden per studiarne il funzionamento, mentre i bibliotecari della Classense sono invitati a raccontare questa esperienza in altre città.
Ogni giorno la Holden accoglie mediamente tra i venti e i trenta ragazzi. Ogni anno circa cinquanta nuovi adolescenti si iscrivono alla biblioteca attraverso il lavoro svolto con le scuole, con cui la Classense mantiene un rapporto costante. Durante l’inverno gli spazi sono aperti tutti i pomeriggi, compreso il sabato, mentre nel periodo estivo – dal 15 luglio al 22 agosto – l’orario si riduce a tre giornate settimanali. Proprio l’ampliamento dell’apertura è uno degli obiettivi futuri della responsabile Nicoletta Bacco, che vorrebbe offrire ai ragazzi uno spazio disponibile sempre per chiunque ne abbia bisogno. Secondo la dirigente, lavorare con gli adolescenti ha richiesto anche un cambiamento nel modo di intendere la professione del bibliotecario. «Abbiamo dovuto cambiare abito rispetto a quello che ci insegnano l’università e la professione», spiega. «Con gli adolescenti il nostro lavoro è soprattutto ascolto». Nei primi mesi di apertura non sono mancate le difficoltà: molti ragazzi vedevano quello spazio semplicemente come un luogo dove fare confusione. Con il tempo, però, hanno capito che la Holden era stata costruita per loro e proprio questo senso di appartenenza ha favorito il rispetto degli ambienti e delle regole. «Noi diciamo sempre ai ragazzi che possono venire anche senza fare nulla», racconta Luca. «In realtà è difficile non fare niente, perché qui c’è sempre qualcosa che succede o qualcuno che ti coinvolge. Ma se uno vuole stare tranquillo, può farlo». Secondo Luca, «uno spazio del genere non funziona soltanto perché viene inaugurato, ma deve essere riconosciuto dai ragazzi come un posto in cui vale la pena tornare».
Ai frequentatori in un pomeriggio di inizio luglio abbiamo chiesto perché continuino a tornare: «Perché mi sento a casa», risponde una ragazza. Tra le aree più frequentate c’è quella dedicata ai videogiochi. A seguirla è un volontario della biblioteca appassionato di gaming: «L’obiettivo è utilizzare il videogioco come occasione di incontro. Il maxi schermo non è pensato per chi gioca da solo. Se qualcuno vuole usarlo, chiedo di cercare altri compagni. Mi interessa soprattutto il videogioco come esperienza condivisa». Per questo vengono privilegiati i cooperativi, nei quali i partecipanti devono collaborare per raggiungere un obiettivo comune.
La Holden mantiene comunque le regole di una biblioteca pubblica: non si mangia nelle sale e tutte le attività devono convivere con chi sta studiando o leggendo. Durante l’anno vengono organizzati laboratori di fumetto, incontri con autori, presentazioni di libri, attività dedicate ai giochi da tavolo e corsi di game design. Talvolta gli incontri con gli scrittori assumono forme meno tradizionali, trasformandosi in giochi o esperienze partecipate per avvicinare gli adolescenti alla lettura. Molte iniziative nascono direttamente dalle proposte dei ragazzi, così come una parte degli acquisti della biblioteca. «Se c’è un libro che non abbiamo, diciamo sempre ai ragazzi di fotografarlo in libreria e farcelo vedere. Se possiamo, lo acquistiamo». Lo stesso avviene per manga, fumetti e giochi da tavolo, ambiti nei quali spesso sono proprio gli adolescenti ad avere competenze molto aggiornate. Per Nicoletta Bacco, il futuro della Holden passa proprio da questa capacità di ascoltare gli adolescenti senza imporre percorsi prestabiliti. La biblioteca continuerà a investire sia sulla lettura tradizionale, considerata fondamentale per sviluppare il pensiero critico, sia su strumenti contemporanei come video-giochi, ebook e possibilmente l’intelligenza artificiale, da utilizzare in modo consapevole e non passivo. L’obiettivo intanto resta quello che guidò la nascita della Holden più di dieci anni fa: offrire ai ragazzi uno spazio in cui possano sentirsi davvero protagonisti.



