«L’Italia sarebbe il primo Stato al mondo che intende limitare o addirittura escludere i progetti più competitivi per la produzione di energia elettrica dalla forza eolica». Lo afferma Alberto Bernabini, amministratore delegato della società di Ravenna che ha presentato il progetto Agnes per realizzare un parco eolico nell’alto Adriatico di fronte alle coste ravennati.
«Da giorni ci viene chiesto per quale motivo il progetto Agnes è in una fase di stallo – dice l’ingegnere –. Così provo a fare chiarezza con poche righe». Bernabini comincia il suo comunicato stampa ricordato il 2019 quando Agnes, «in controtendenza con tutti gli altri sviluppatori di eolico offshore italiano», ha lanciato la sfida di sviluppare eolico offshore in alto Adriatico, una zona poco ventosa in cui nessuno considerava economicamente sostenibile realizzare parchi eolici.
La sfida molto ambiziosa era quella di ottimizzare le turbine per le basse ventosità dell’alto Adriatico al fine di realizzare un progetto in grado di competere in asta con il resto dei progetti italiani. «Unica regola nota: chi produce il KWh al prezzo più basso vince e costruisce». Il riferimento in questo caso è alle aste pubbliche bandite dallo Stato per gli incentivi che consentono l’avvio di progetti da fonti rinnovabili.
Dopo sei anni di lavoro, in collaborazione con i principali produttori mondiali di turbine eoliche, Agnes è riuscita ad avere una produzione stimata “certificata” in Adriatico di circa il 20 percento superiore alla media eolica nazionale. «All’indomani dell’approvazione del Fer 2 (il bando di gara, ndr), gli sviluppatori concorrenti hanno chiesto al ministro di escluderci dalla gara unica in quanto “troppo avvantaggiati dai pali fissi e i bassi fondali”. Condizioni note che non avevano invogliato nessuno di loro a sviluppare in Romagna».
Il rammarico dell’ingegnere traspare apertamente: «Purtroppo il ministero ha ascoltato queste richieste dichiarando l’intenzione di modificare il Fer 2 appena approvato con una revisione che ridurrebbe i contratti per differenza degli eolici a fondazione fissa, oggi solo in Romagna, di circa il 13 percento rispetto gli eolici galleggianti del resto d’Italia, introducendo anche un contingente limitato stimabile in un solo impianto. Si vuole assegnare una nuova tariffa di partenza ridotta del 13 percento rispetto ai galleggianti e ben del 23 percento rispetto all’eolico fisso già realizzato a Taranto. Quindi non solo penalizzati sugli eolici galleggianti ma anche su quelli a fondazioni fisse già esistenti».
Questo significa ancora tempi di attesa: «Parliamo di una modifica di legge che realisticamente richiede almeno un altro anno di tempo tra Bruxelles, Arera, Conferenza Stato-Regioni e Parlamento e che avrebbe ad oggi effetti negativi sui due progetti romagnoli (l’altro è al largo di Rimini, ndr)».
Rendering parco eolico



