Oltre al mare aperto, l’attività ittica nel territorio ravennate ha uno sbocco anche nelle valli, Piomboni e Baiona (nella foto). Ma sono sempre meno le persone che la praticano, soprattutto quella tradizionale con le reti: la valle offre anguille, cefali e ghiozzigo, ma è un lavoro che richiede molta conoscenza dell’ambiente.
La raccolta di vongole, invece, è più semplice e più conveniente nel rapporto tempo/ ricavi. L’impossibilità di dare specchi d’acqua in concessione, per via dell’uso civico che vige sulla Baiona, fa sì che ci siano alcuni pescatori che praticano la raccolta delle vongole ma in forma individuale e non organizzata in cooperativa. D’altra parte le istituzioni non hanno mai spinto molto in questo senso: il Comune incassa la tassa di uso civico dai pescatori e dai capannisti che dovrebbe essere reimpiegata per lavori in valle anche a favore degli stessi pescatori. Spesso però è stato fatto notare come le richieste di avere cavane o punti di sbarco per lavorare il pescato non sia stata soddisfatta.
Fino a qualche tempo fa le cronache locali riportavano episodi di pescatori abusivi in valle che ora sono stati sconfitti dal granchio blu. Di fatto, la maggior remunerazione del bracconaggio era il cosiddetto seme: vongole piccolissime che venivano prese dai fondali della Baiona con le turbosoffianti e vendute sottobanco agli allevamenti dove venivano “seminate”. Il business del seme è venuto meno perché il granchio blu, specie aliena che sta proliferando nelle nostre acque, è ghiotto del cosiddetto “novellame”. La circostanza paradossale è che anche la vongola che al momento si trova di più è la cosiddetta filippina che a sua volta è una specie aliena.



