Le persone con un’occupazione regolare come badante al servizio di anziani a domicilio in provincia di Ravenna negli ultimi dieci anni sono calate del 19 percento e in media una pensione copre solo l’85 percento del costo. Lo dice il sindacato Cisl in base ai dati Inps. Una badante convivente qualificata (livello Cs) costa oggi circa 1.585 euro al mese. Di questa cifra circa 1.190 euro rappresentano la retribuzione mensile, mentre la parte restante comprende contributi previdenziali, tredicesima, Tfr, ferie e altri oneri contrattuali.
Le pensioni medie nelle tre province romagnole risultano significativamente più basse: a Ravenna 1.341,51 euro. La pensione, quindi, copre l’85 percento del costo a Ravenna, l’81 a Forlì-Cesena e il 76 a Rimini. Per le famiglie significa un esborso annuale aggiuntivo che sta tra tremila e 4.500 euro, soltanto per garantire un’assistenza domiciliare regolare a un familiare non autosufficiente. A queste cifre si sommano poi tutte le spese legate alla fragilità: farmaci, visite specialistiche, ausili sanitari, trasporti, assistenza sanitaria integrativa e costi quotidiani della vita. E quando l’assistenza domiciliare non è più sufficiente, il quadro si aggrava ulteriormente. Una residenza sanitaria assistenziale (Rsa) può arrivare a costare oltre tremila euro al mese, una cifra che supera di oltre il doppio la pensione media dei pensionati romagnoli. Mentre cresce il numero degli anziani che necessitano di assistenza, diminuiscono le persone disponibili a prendersene cura. Nel 2016 le badanti presenti nelle tre province romagnole erano 17.147. Nel 2025 sono scese a 14.690. In dieci anni il territorio ha perso 2.457 lavoratrici, pari a una riduzione del 14,3 percento. La contrazione più marcata si registra a Ravenna, dove le badanti passano da 6.110 a 4.950 (-19 percento). Segue Forlì-Cesena con un calo del 14,9, mentre Rimini limita la perdita all’8,3.
Aumenta la popolazione che ha bisogno di badanti, ma diminuiscono le persone occupate, sembra una contraddizione. Prova a spiegarla Francesco Marinelli, segretario generale di Cisl Romagna: «La prima considerazione è che è sempre stato un lavoro con una forte presenza di occupati dall’est Europa, ma le condizioni di vita dei Paesi di provenienza sono migliorate e la spinta all’emigrazione è calata. La seconda considerazione è il cambiamento di approccio dei lavoratori: c’è meno interesse per un lavoro dal forte carico sico ed emotivo e si cercano altre occupazioni. E poi c’è il solito tema dei ussi di immigrati extracomunitari che riduce molto l’ingresso di stranieri».
Un dato preoccupante riguarda l’età delle lavoratrici. Nel 2016 quasi una badante su due aveva meno di 50 anni. Oggi nelle tre province romagnole le assistenti familiari under 50 sono il 28 percento, quindi meno di una su tre. Parallelamente cresce il numero delle lavoratrici più anziane. Le over 60 sono aumentate, passando da due su dieci nel 2016 a quattro su dieci nel 2025. L’invecchiamento di chi svolge il lavoro porta con sé anche il rischio di un abbassamento della qualità delle prestazioni: «Troppo spesso facciamo l’errore di considerarle professioni di serie B e invece la cura delle persone, degli anziani, è una materia delicata che richiede proli competenti con le capacità di reggere i momenti più complessi».
Le proiezioni elaborate dalla Cisl indicano che, nello scenario base, entro il 2036 le badanti potrebbero scendere a 3.337 unità a Ravenna, 3.963 a Rimini e 3.609 a Forlì-Cesena. Complessivamente la Romagna perderebbe altre 3.781 lavoratrici rispetto a oggi, scendendo sotto quota undicimila addetti. La trasformazione anagrafica appare ancora più significativa. Entro il 2036 le lavoratrici con più di 60 anni rappresenterebbero il 55,8 percento del totale a Ravenna, il 60,1 a Forlì-Cesena e il 67,4 a Rimini. Nelle province romagnole il rapporto tra badanti e anziani over 80 ha subito un deterioramento progressivo. Nel 2016 si contava un assistente familiare ogni 5,5 over 80 a Ravenna, 1 ogni 5,2 a Forlì-Cesena e 1 ogni 4,4 a Rimini. Nel 2025 il rapporto è già peggiorato a 1 ogni 7,1 a Ravenna, 1 ogni 6,9 a Forlì-Cesena e 1 ogni 5,7 a Rimini. Le proiezioni al 2035 indicano 1 ogni 10,5 a Ravenna, 1 ogni 9,9 a Forlì-Cesena e 1 ogni 7,9 a Rimini: in meno di vent’anni la copertura assistenziale privata si sarà quasi dimezzata, in un contesto in cui la popolazione da assistere continua invece a crescere.
I numeri descrivono una situazione che preoccupa il segretario Cisl: «Siamo di fronte a un tema gigantesco per la tenuta della società in senso molto più largo rispetto al tema della cura che già è cruciale. Basti pensare che quando le famiglie non trovano, o non possono permettersi, una badante o un posto in una Cra, finisce che la cura dell’anziano ricade quasi sempre su una donna che è costretta a lasciare il posto di lavoro e si aggrava la situazione già critica dell’occupazione femminile».


