Le “loverie” fritte per il Carnevale in Romagna: storia e ricette

Il martedì grasso deriva dal Pancake Day e l’idea è quella di liberarsi di tutti i cibi grassi che si hanno in casa

CastagnolaIl Carnevale ha origini molto remote, da ricercare nelle antiche festività dionisiache greche, le Antesterie, nei Saturnali romani, fino ad arrivare all’Akitu, una cerimonia di dodici giorni celebrata dai Babilonesi in corrispondenza dell’equinozio di primavera. Punto comune a tutti questi momenti era il sovvertimento di ogni ordine sociale, l’abolizione delle gerarchie, la dissolutezza e il ritorno al caos primordiale. Secondo le arcaiche credenze, durante questi giorni, si annientavano i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti e questi ultimi erano liberi di vagare sulla terra. E seguendo questi riti pagani, le maschere, che permettono a chiunque di essere qualsiasi cosa o persona esso voglia, e poi le sfilate e la tradizione dei carri allegorici sono tipiche rappresentazioni del caos. L’ordine può essere ristabilito solo con un rituale purificatorio: la condanna di un fantoccio, insomma la nostra “Segavecchia”. I roghi sono tutt’oggi diffusissimi in varie città d’Italia e simboleggiano la rinascita, il passaggio dall’inverno alla primavera.
Nel profondo infatti, tutti questi rituali rappresentavano i simboli della “fine” e del “nuovo inizio”, del risveglio: via via nel tempo si interpretarono come chiusura e apertura di un nuovo ciclo della natura, dall’inverno alla primavera, e di conseguenza dei lavori agricoli. Il Carnevale in questi termini è un momento estremamente legato alla terra e alla sua fecondità. Poi arrivò il Cristianesimo e con questo le festività si legarono indissolubilmente al periodo di digiuno prima della Pasqua, la Quaresima, i 40 giorni nei quali era vietato il consumo della la carne: è da qui che deriva la parola Carnevale, da carnem levare, togliere quindi la carne. Per questo motivo, l’ultimo giorno dei “bagordi”, il martedì grasso è dedicato a feste e banchetti. Dal dì successivo inizierà il periodo di pentimento ed espiazione e ogni cosa tornerà al suo posto.

Veniamo ora nella nostra terra, in Romagna, dove era una festa molto sentita (e gradita!), e in particolare il giorno del martedì grasso: si faceva tardi, si eccedeva con il vino e si ballava tutta la notte, senza pensieri. E a tavola si facevano grandi scorpacciate, soprattutto dei tradizionali dolci fritti nello strutto.
Ebbene sì, come in molte regioni d’Italia, anche in Romagna, ancora oggi il Carnevale non significa solo maschere, sfilate di carri allegorici, coriandoli, stelle filanti ed originali storie legate al passato, ma anche l’abbondanza di dolci: qui da noi, i coriandoli e le stelle filanti si ritrovano anche in tavola, trasformati in piatti tipici che non solo celebrano le risate e l’allegria ma si ispirano anche al sacro lavoro delle “azdore”. Sto parlando dei tortelli ripieni di crema o di marmellata, delle castagnole, delle frappe e delle immancabili tagliatelle fritte (vedi ricetta in fondo all’articolo). Questi ultimi probabilmente sono quelli più legati al nostro passato, frutto della semplicità delle tradizioni contadine: null’altro che normali tagliatelle che si rendono dolci e golose cospargendo la sfoglia appena tirata con zucchero e succo di limone o di arancia. La sfoglia, una volta arrotolata, si taglia in tagliatelle che, ancora arrotolate, vengono fritte.

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Un altro dolcetto che frequentemente si trova durante il periodo di Carnevale (ma non solo), sono i tortelli fritti, piccoli triangolini ottenuti con un impasto di farina, latte, burro e sale che racchiudono un cuoricino di marmellata fatta in casa o di crema pasticcera. Ogni tortello viene fritto e poi spruzzato di zucchero semolato e/o di alchermes.

Ancora, fra le “loverie” del Carnevale, non può mancare quella segnalata come piatto tipico “delle Romagne” da Pellegrino Artusi nella sua opera, le castagnole: anche se l’autore le considera “di genere non troppo fine” resta un dolcetto immancabile per questo periodo. Ora potrebbe sorgere una domanda: perché tutto fritto? La risposta va ricercata nella necessità storica di preparare velocemente i dolci per offrirli a quante più persone possibile, a basso costo.

Il Pancake Day

A proposito di martedì grasso, ecco una curiosità: nei paesi di lingua anglofona il “nostro” martedì grasso è chiamato Pancake Day! Si parla anche di Shrove Tuesday e il nome deriva dalla parola shrive che significa “essere liberi dal peccato”. In alcuni stati degli Usa, lo Shrove Tuesday è conosciuto come Mardi Gras. L’idea alla base della festa è quella di liberarsi di tutti i cibi grassi che si hanno in casa, in vista della penitenza gastronomica prima della Pasqua. Ecco perché è tipico cucinare i pancake: in questo modo ci si liberava dalle “tentazioni culinarie” derivanti da latte, zucchero, burro e uova.
Ricetta dei Pancake
Ingredienti: 200 grammi di farina 0, 1 bustina di lievito per dolci, 1 cucchiaio di zucchero, mezzo cucchiaino di sale, 3 cucchiai di olio di semi di arachide, 200 millilitri di latte, 2 uova di medie dimensioni, un po’ di burro per ungere la padella.
Preparazione: In una capiente ciotola unire la farina, il lievito, lo zucchero e il sale. Mescolare bene, creare la classica “fontana” e aggiungere le 2 uova, l’olio e poco alla volta il latte. Continuare a mescolare fino a che non si ottiene un composto omogeneo, abbastanza liquido, senza bolle e senza grumi. Nel frattempo scaldare una padella che si avrà precedentemente unto con abbondante burro e, aiutandosi con un cucchiaio, versare l’impasto nella padella ben calda (circa 2 cucchiai di impasto per ogni pancake in una padella di medie dimensioni). Quando si nota che si formano delle bolle sulla superficie del dolce, aiutandosi con una spatola e facendo attenzione a non rompere la crêpe, girarla sull’altro lato e continuare facendo cuocere circa 3 minuti per lato a fuoco medio. Infine, aggiungere gli ingredienti che più piacciono e servirle ancora calde.

La ricetta

Le tagliatelle fritte di Carnevale

Tagliatelle Dolci Di CarnevaleIngredienti: 200 grammi di farina 0; 2 uova di medie dimensioni; 4 cucchiai di zucchero semolato; 1 arancia con la buccia edibile (non trattata); olio per friggere (di arachide); 2 cucchiai di zucchero a velo (facoltativo)

Preparazione. Impastare la farina con le uova come per una comune pasta all’uovo. Tirare quindi una sfoglia di medio spessore, poi cospargerla con lo zucchero semolato, il succo dell’arancia e la sua buccia grattugiata. Arrotolare la pasta come per fare le tagliatelle e tagliarle della larghezza di circa 1 cm. Lasciarle arrotolate e friggerle in abbondante olio. Ora scolarle su una carta assorbente, disporle su un vassoio da portata, cospargerle di zucchero a velo e servirle fredde (lo zucchero a velo è opzionale).