L’opera autostradale rientra nella realizzazione della quarta corsia da Bologna, dovrebbe essere pronta nel 2026
Sono in fase conclusiva i lavori di bonifica da eventuali ordigni bellici inesplosi in un’area suddivisa tra i comuni di Castel Bolognese e Solarolo ai lati dell’autostrada A14 all’altezza del cavalcavia di via Pilastrino (Sp47). In quel lotto di terreno, poche centinaia di metri a nord dello svincolo della A14 Dir per Ravenna, sorgerà un nuovo casello autostradale.
Per realizzare il casello sono stati espropriati alcuni ettari di terreno in prevalenza coltivati a frutteto, viti e seminativo. Il termine per la bonifica è previsto entro aprile, per le indagini archeologiche entro giugno.
Nella giornata del 27 marzo scorso i sindaci dei due Comuni hanno fatto un sopralluogo insieme ai tecnici della società Autostrade per l’Italia per verificare l’avanzamento dei lavori. Al momento non sono stati individuati residuati bellici, così in pochi mesi potrebbero mettersi in moto le ruspe. La programmazione prevede tre anni di lavori per aprire il casello. L’opera rientra nel più grande appalto per la realizzazione della quarta corsia dinamica tra Bologna e la diramazione A14 Dir.
La nascita di un collegamento immediato con l’A14 rappresenta un elemento di potenziale sviluppo economico per i due paesi limitrofi (ancora da decidere il nome del casello). Lo riconoscono Luca Della Godenza e Stefano Briccolani, primi cittadini di Castel Bolognese e Solarolo: «Le ricadute positive sul territorio saranno importanti. Ci sarà un risparmio di tempo per gli spostamenti della cittadinanza ma diventerà più appetibile la zona anche per insediamenti produttivi. Siamo in fase di redazione del piano urbanistico generale della Romagna Faentina che definirà lo sviluppo territoriale dei prossimi anni. La concomitanza è l’ideale».
Il processo per il presunto omicidio di Danilo Molducci dal 3 maggio davanti alla corte d’Assise di Ravenna
Danilo Molducci
Due persone sono state rinviate a giudizio con l’accusa di omicidio pluriaggravato per la morte di Danilo Molducci, storico medico di Campiano, morto a 67 anni il 28 maggio 2021.
Il Gup Andrea Galanti, come riferito dai due quotidiani locali, ha fissato l’inizio del processo per il 3 maggio davanti alla Corte d’Assise di Ravenna.
Alla sbarra, il figlio del defunto, il 40enne Stefano Molducci di Terra del Sole (Forlì-Cesena), già studente di medicina, esperto di trading e in passato segretario del Pd di Castrocaro. E la colf 52enne romena, Elena Vasi Susma. Gli avvocati dei due, Claudia Battaglia e Antonio Giacomini, avevano chiesto un non luogo a procedere dichiarando l’innocenza dei loro assistiti.
Le indagini della polizia coordinate dal Pm Angela Scorza e completate da accertamenti patrimoniali della guardia di Finanza e da varie consulenze tecniche sopratutto tossicologiche, avevano portato a inquadrare questa situazione: il figlio avrebbe programmato e organizzato l’intossicazione del padre – allettato e con pregresse patologie – con un sovradosaggio di quegli stessi farmaci che il genitore doveva assumere; la badante avrebbe acquistato le medicine, usando pure ricette da lei stessa contraffatte, e le avrebbe infine somministrate al 67enne.
Il movente delineato dall’accusa, è di natura patrimoniale: il 40enne avrebbe cioè temuto che il padre gli potesse togliere le deleghe bancarie alla luce di prelievi dal conto per alcune decine di migliaia di euro. Tanto che giusto poco tempo prima di morire, il 67enne aveva ingaggiato un investigatore privato di Trento per fare luce su eventuali ammanchi. (fonte ANSA)
La serie tv true crime Faking It è in onda su La9 e poi on demand su Discovery+: esperti di criminologia, comunicazione forenze e analisi comportamentale analizzano quattro casi in cui i colpevoli condannati dal tribunale continuano a proclamarsi innocenti
Una serie tv di true crime indaga su quattro omicidi avvenuti in Italia attraverso lo studio del linguaggio e del comportamento di chi è stato ritenuto colpevole in tribunale ma continua a proclamarsi innocente, anche a distanza di anni. Una delle quattro puntate da 80 minuti di Faking It – Bugie o verità è dedicata al delitto di Giulia Ballestri, la 36enne uccisa a Ravenna nel 2016: il 52enne marito Matteo Cagnoni è stato condannato all’ergastolo (sentenza definitiva). La puntata è andata in onda il 30 marzo su La9 e ora è disponibile on demand sulla piattaforma Discovery+.
Ogni puntata è condotta dal giornalista e storico inviato di Chi l’ha visto? Pino Rinaldi. Al suo fianco la profiler Margherita Carlini (psicoterapeuta e criminologa forense), il listener Felix B. Lecce (esperto in comunicazione forense) e il watcher Diego Ingrassia (esperto in analisi emotivo-comportamentale).
Matteo Cagnoni con Giulia Ballestri
Oltre al delitto Ballestri, si parla di Avetrana, il paese del tarantino dove nel 2010 è stata uccisa la quindicenne Sarah Scazzi (la legge ha decretato che a ucciderla è stata Sabrina Misseri, sua cugina, con la complicità di Cosima Serrano, sua zia). Poi la coppia di fidanzati Trifone Ragone e Teresa Costanzo, uccisi a Pordenone nel 2015, per cui è stato riconosciuto colpevole l’ex coinquilino di lui Giosuè Ruotolo. Per l’omicidio dell’artigiano emiliano Dino Reatti, brutalmente ucciso nel 2012, è in carcere la moglie Sonia Bracciale che però continua a negare di essere la mandante.
In ogni puntata Rinaldi tiene le fila della narrazione con la cronaca dettagliata della vicenda, mentre i tre esperti si concentrano sull’analisi di interviste, testimonianze, intercettazioni ambientali e fotogrammi che riprendono i colpevoli, per studiare il linguaggio verbale e non verbale, la postura, le espressioni, la gestualità dell’omicida e confermare, anche grazie a questa lettura inedita dei fatti, le risultanze processuali.
Al mercato coperto di Ravenna l’intervista a Luigi Dadina e Davide Reviati, che ha annunciato di essere al lavoro su un cortometraggio animato
Il Mercato Coperto ha ospitato, lunedì 3 aprile, il nuovo incontro del ciclo Il Teatro Fa Centro, la rassegna curata da Reclam e Ravenna Teatro, con il sostegno del comitato Spasso in Ravenna, con l’obiettivo di portare tra le attività del centro di Ravenna i protagonisti della stagione dei teatri della città.
Nella storica cornice del Mercato, Luigi Dadina (attore, autore e cofondatore del Teatro delle Albe) e Davide Reviati (fumettista e illustratore) hanno avuto modo di raccontare, guidati dall’intervista di Federica Angelini (giornalista di R&D), il percorso che li ha portati alla realizzazione di Mille anni o giù di lì, lo spettacolo in scena martedì 4 e giovedì 6 aprile alle 21 al teatro Rasi nell’ambito della Stagione dei Teatri e del progetto legato all’Anic di Ravenna Teatro.
L’ex villaggio industriale ravennate infatti fa da sfondo all’intera narrazione dello spettacolo anche se, come precisa Reviati, «l’arte è trasfigurazione, si “parte” dal villaggio Anic di Ravenna senza la pretesa di raccontarne la storia o le vicende, ma di fare una riflessione su temi e dolori universali, raccontando le ferite e le contraddizioni di uno dei tanti villaggi operai dell’Occidente».
Sia Reviati che Dadina hanno infatti condiviso parte della loro vita al Villaggio, conoscendone da vicino segreti e ombre. L’illustratore – di fama internazionale – vive ancora nella casa in cui è nato e cresciuto, in quello che oggi si chiama quartiere San Giuseppe: «Vivere ancora al Villaggio, per quanto sia morfologicamente cambiato, significa convivere con i fantasmi. Fantasmi di amici, anzi di una generazione, che è stata spazzata via dall’eroina. Scrivo e disegno di loro per esorcizzare la loro perdita».
I temi della droga, della solitudine e dell’alienazione sono al centro dello spettacolo che vede Dadina nei panni di un uomo solo, relegato in casa a trascorrere le sue giornate registrando quel che accade, quel che ricorda e ciò che immagina all’interno della periferia di piccole palazzine tutte uguali sorte attorno al colosso petrolchimico. Nel delirio e nel sogno si mischiano allucinazioni e poesia: i versi delle poetesse rom Bronisława Wajs e Mariella Mehr si accompagnano alle illustrazioni di Reviati, alle musiche di Francesco Giampaoli, e alla voce narrante di Elena Bucci. «La scelta di poetesse nomadi, dall’animo ribelle e la vita tormentata non è stata casuale – spiega Dadina – sul palco interpreto un uomo prigioniero della sua mente, che da oltre trent’anni non esce di casa. Le “zingare” si fanno anello di congiunzione tra culture opposte, simboleggiando la libertà tanto desiderata dall’inconscio del protagonista».
La sfida più grande, secondo gli autori dello spettacolo, è stata quella di far coesistere i “tempi” di fruizione dell’illustrazione con quelli del teatro, senza che l’arte teatrale finisse per “fagocitare” quella visiva, trasformandola in un semplice sfondo. In Mille anni o giù di lì musica, recitazione, disegno, poesia e narrazione si fondono sinergicamente tra loro, dando voce alla sofferenza di una generazione intera.
Per quanto riguarda i progetti futuri, mentre Dadina è impegnato nel progetto del Grande Teatro di Lido Adriano, Reviati ha rivelato di essere al lavoro in un altro ambito ancora, quello cinematografico, per realizzare un cortometraggio animato.
Appuntamento dal 14 al 16 aprile tra impianti di irrigazione e mostra del bestiame. Con stand gastronomico
Agriolo 2022
Torna la fiera dell’agricoltura AgRiolo a Riolo Terme: dal 14 al 16 aprile tre giornate con tanti appuntamenti in programma.
La fiera è nata nel 2008 e in pochi anni è diventata una delle manifestazioni più rilevanti del settore sul territorio e un punto di riferimento per gli addetti ai lavori.
Si partirà con il convegno dedicato agli impianti di irrigazione; lungo le vie del paese ci saranno spazi dedicati ai mercatini dei produttori locali, esposizioni di macchinari d’avanguardia del settore agricolo e florovivaistico e un salto nella storia passata con l’esposizione di trattori d’epoca e le sfilate a loro dedicate.
Non mancherà anche quest’anno la tipica mostra del bestiame, dove si potranno ammirare razze bovine, suine e varie tipicità di allevamento avicunicolo, ovino ed equino del territorio riolese e si potrà assistere all’asta mercato dei vitelli da ristallo.
Ci saranno anche laboratori didattici per bambini, durante i quali si potrà osservare la schiusa delle uova e praticare antichi giochi dell’aia e intrattenimenti vari.
Nel Parco Pertini, durante le tre giornate di fiera, sarà in funzione uno stand gastronomico che proporrà specialità tipiche locali preparate da FatAgri e I Luppoli.
Appuntamento mercoledì 5 aprile alle 18. Il genetista e scrittore, parlerà di Sono razzista, ma sto cercando dismettere e Come eravamo
Torna Scritture di Frontiera, la rassegna curata da Matteo Cavezzali, alla biblioteca Classense di Ravenna. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra ScrittuRa festival e l’Assessorato all’Immigrazione del Comune di Ravenna nell’ambito della settimana d’azione contro il razzismo e le discriminazioni.
Mercoledì 5 aprile alle 18 sarà ospite Guido Barbujani, uno dei più importanti genetisti d’Europa e autore di Sono razzista, ma sto cercando dismettere (Laterza) e Come eravamo (Laterza).
«Niente razze, ma molto razzismo – si legge nella cartella stampa -. Niente razze, ma molte differenze, scritte un po’ nel nostro Dna. E moltissimo nella nostra cultura, nei tanti luoghi comuni dove andiamo a inciampare ogni giorno, nei pregiudizi che ci guidano attraverso le piccole e grandi vicende della vita e che ci portano a subire, dire, fare o semplicemente pensare cose razziste».
Sanzioni per circa 6mila euro per il proprietario e il guidatore, un 31enne
Danneggiate le transenne all’incrocio tra corso Mazzini e corso Baccarini, a Faenza, da un’Opel Corsa guidata da un 31enne residente nel Faentino, senza patente (mai conseguita), nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 marzo.
L’auto non era di proprietà del 31enne, ma gli era stata prestata da un conoscente. Per il proprietario e per il guidatore sono scattate diverse sanzioni per circa 6mila euro complessivi, con l’obbligo, inoltre, di ripristinare lo stato dei luoghi e porre rimedio al danno procurato.
Dall’analisi delle immagini delle telecamere, gli agenti della polizia locale hanno appurato che all’1.30 circa la macchina, che proveniva da corso Baccarini, all’incrocio con corso Mazzini, non ha svoltato a destra come d’obbligo, ma ha proseguito dritto verso via Cavour, danneggiando le transenne.
La celebre discoteca Pineta di Milano Marittima è stato sfrattato per morosità e così è decaduta l’aggiudicazione tramite asta della gestione al gruppo dello stilista Roberto Cavalli. Per riaprire a Pasqua è una corsa contro il tempo che deve mettere d’accordo 4 soggetti
Il tribunale di Ravenna ha stabilito lo sfratto esecutivo della famosa discoteca Pineta dai locali in viale Romagna a Milano Marittima occupati fin dall’apertura sessant’anni fa. La decisione del giudice, comunicata il 3 aprile 2023, arriva per 140mila euro di affitti non pagati nel 2022 su un canone annuo di 350mila euro. Viene quindi interrotto il contratto di locazione tra Romagna srl, società proprietaria dell’immobile, e Hdp22, società milanese che a marzo 2022 aveva rilevato la gestione del club dalla società Andromeda di Cervia.
Capolinea o rilancio? Il Pineta al bivio
Il giudice ha concesso tempo fino al 15 aprile per liberare gli spazi. In astratto la sentenza potrebbe significare la fine definitiva del celebre club Pineta di Milano Marittima: riavuta a tutti gli effetti la piena disponibilità dell’immobile, Romagna può farne ora l’uso che preferisce prendendo un nuovo inquilino con qualsiasi attività. In parallelo è facile intuire che un gestore non possa pensare a un trasloco del brand: il Pineta può avere il suo appeal nella movida solo in quel luogo ormai iconico. Ma, vista proprio la notorietà del nome Pineta e il potenziale giro di affari che si muove sotto ai lampadari Swarovsky nella sala principale dove trovano spazio anche i tronchi di otto pini, è più probabile che sia solo un’ulteriore puntata di una intricata vicenda tra giustizia e imprenditoria cominciata all’inizio di marzo 2023 con il sequestro giudiziario civile dell’immobile e dell’insegna.
Quello che si può già dire con certezza è che l’eventuale sopravvivenza del Pineta, tra le più importanti e storiche discoteche di Milano Marittima, potrà arrivare solo da un tavolo a cui dovranno sedere di sicuro tre soggetti, ma forse quattro. In primis Romagna, in quanto padrone di casa. Poi il commercialista Claudio Colatorti, curatore di Andromeda che da dicembre è in liquidazione giudiziale con 1,5 milioni di euro di debiti. Ma anche l’impresa che fa capo al gruppo dello stilista Roberto Cavalli che nei giorni scorsi si è aggiudicata l’astacoordinata dallo stesso curatore per la cessione del locale in affitto d’azienda, con l’impegno a subentrare nella locazione dell’immobile con Romagna se non fosse arrivato lo sfratto come invece è accaduto. E infine non si può considerare estranea alla vicenda nemmeno Hdp22. Ma proviamo a riepilogare meglio i fatti degli ultimi trenta giorni.
Discoteca Pineta, dal sequestro allo sfratto in un mese
Dal 3 marzo scorso la gestione del Pineta non è formalmente sotto il controllo di Hdp22. È l’effetto di un provvedimento di sequestro chiesto e ottenuto da Colatorti, convinto che il passaggio del Pineta alla Hdp22 sia avvenuto senza la tutela delle garanzie per i creditori di Andromeda: troppo pochi 47mila euro (peraltro nemmeno versati entro la scadenza del 31 dicembre scorso anche se Hdp22 controbatte sostenendo di aver assunto anche parte di debiti come forma di compensazione) e poco chiara la presenza della stessa persona (il 42enne Marco Amadori di Arezzo) al vertice sia della società venditrice e sia della società acquirente. Contestuale al sequestro è arrivato anche l’affidamento in custodia allo stesso Colatorti che, nel tentativo di massimizzare le disponibilità economiche di Andromeda per soddisfare più creditori possibili, ha cercato un nuovo gestore. La ricerca ha portato al gruppo Cavalli, risultato vincitore di un’asta con altre sei aziende tra cui quella dell’europarlamentare leghista Massimo Casanova, titolare del bagno Papeete nella stessa Milano Marittima. Cavalli si è impegnato a corrispondere un affitto d’azienda al curatore e l’affitto degli immobili a Romagna. L’eventuale arrivo di una sentenza di sfratto era inclusa tra le clausole del bando promosso da Colatorti per la decadenza degli accordi presi. E così è accaduto. Il prossimo passaggio in tribunale dovrebbe essere la decadenza di quel vincolo di sequestro sull’immobile e la permanenza sull’insegna.
Il Pineta sarà aperto a Pasqua 2023?
Lo scenario attuale quindi vede un immobiliarista con un locale sfitto attrezzato per attività di discoteca, un colosso del lusso interessato a fare attività di discoteca a Milano Marittima e una procedura di liquidazione che in virtù di un ricorso già presentato nel merito potrebbe vedersi riassegnare l’azienda Pineta per effetto della cancellazione dell’accordo di cessione verso Hdp22. In linea teorica Cavalli e Romagna potrebbero trovare un accordo a due, ipotesi che l’avvocato Giuseppe Della Casa, legale dell’immobiliarista, elenca tra le strade percorribili. Ma il nuovo locale non potrebbe usare il nome Pineta e, facendo attività di discoteca in quegli stessi luoghi che sono stati resi celebri dal Pineta, potrebbe sentirsi chiedere un corrispettivo per l’avviamento d’azienda dal liquidatore di Andromeda. Ora il boccino del gioco è in mano a Romagna: «La sua posizione va sentita e tenuta in considerazione», sottolinea Della Casa. Al venerdì di Pasqua mancano meno di quattro giorni: farsi trovare pronti con la musica accesa per non perdere il traino del weekend festivo è una corsa contro il tempo sempre più disperata.
Un podcast di dieci puntate dedicate ai manieri dell’Emilia-Romagna, una produzione di Apt Servizi Regione Emilia-Romagna
Una veduta di Riolo Terme
Il più famoso scrittore di noir in Italia, Carlo Lucarelli, indaga sui misteri, le congiure, gli intrighi nati all’ombra dei castelli dell’Emilia-Romagna e una delle dieci puntate del podcast riguarderà la Rocca di Riolo Terme. “Giallo in Castello” è la nuova audio serie di Lucarelli che debutta oggi, lunedì 3 aprile, sulle principali piattaforme e sui canali social di Castelli Emilia Romagna, Travel Emilia-Romagna, Castelli del Ducato (castelliemiliaromagna.it). Come se fossero tanti gialli, lo scrittore parmigiano racconta le storie misteriose che si sono consumate fra le stanze segrete dei manieri. Non si narrano i castelli concentrandosi solo su fantasmi e leggende, (che in ogni caso non mancano), bensì investigando protagonisti reali di avvenimenti drammatici e documenti storici.
«Un narratore d’eccezione per promuovere la “Loira dell’Emilia-Romagna” – commenta l’Assessore Regionale al Turismo, Andrea Corsini- attraverso uno strumento intergenerazionale, il podcast, che raccoglie sempre più appassionati. Un’esperienza unica: ascoltare Carlo Lucarelli ripercorrere gli intrighi tessuti nelle sale di un maniero, nel momento stesso in cui si attraversano quegli affascinanti spazi. Un bellissimo progetto di valorizzazione della nostra offerta di oltre cento tra castelli e antichi manieri, disseminati in tutta la Regione».
“Giallo in Castello” è una nuova produzione di Apt Servizi Regione Emilia-Romagna, cofinanziata dai Fondi Europei della regione Emilia Romagna realizzata in collaborazione con il Circuito dei Castelli del Ducato e dei vari manieri selezionati dal team di Carlo Lucarelli.
Ecco i castelli dell’Emilia-Romagna dei quali scoprire i segreti
Il Castello e la Rocca di Agazzano (Pc) e il Castello di Rivalta (Pc). Porte che si aprono misteriosamente, luci che rimangono accese, vetri trovati nelle stanze e di cui non si sa la provenienza. Negli anni sono stati compiuti sopralluoghi da parte di associazioni esperte di fantasmi: sono certe di avere rilevato tracce di presenze ultraterrene. Chissà se si tratta davvero dello spericolato conte Piermaria Scotti (1511), ancora intento alla sua guerra.
Il Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino (Pr). Quella dei Pallavicino è una famiglia potente, antica, con una storia millenaria. Sono tante le avventure delle persone che hanno abitato queste mura e che hanno lasciato il segno del loro passaggio. Il loro spirito in qualche modo è rimasto, e qualche volta si fa sentire, come nel caso di quei passi di un uomo e di una donna che si odono in certe notti.
Il Castello di Bianello (Re). E’ il castello in cui Matilde di Canossa ha trascorso più tempo durante la sua vita. Ci sta vivendo ancora? Era il 2012, attorno alle 20 di una domenica di luglio, quando una turista di Parma scattò delle foto. Il giorno, scaricandole sul pc, vide che nello specchio era riflesso il profilo di una donna con lo chignon in testa, mentre nella parte scura sembrava nascosto un uomo che la stava spiando.
La Rocca di Sestola (Mo). Non è una favola o una leggenda, ma una storia vera. Siamo nel 1751 e nel castello, costruito su un aspro sperone di roccia, avvolto dal buio e imbiancato di neve, di notte volano oggetti e gli strumenti suonano da soli. Il Governatore, che si è appena insediato cerca l’aiuto di un religioso. Il finale sarà inaspettato.
La Rocca dei Bentivoglio di Valsamoggia (Bo). Chi si nascondeva dietro il nome di Lorenzo Alighieri, catturato una notte con la forza e imprigionato nel castello di Bentivoglio a Bazzano nel 1799, durante i disordini tra Francia e Austria? Era in realtà Ugo Foscolo e di mezzo c’era l’amore per una donna proibita….
Nella stessa puntata troverete l’episodio dedicato al Castello di Varano De’ Melegari (Pr) dove rimane ancora oggi il mistero su un evento realmente accaduto nel 1443: un gruppo di cinque uomini travestiti da pellegrini libera rocambolescamente un prigioniero dai sotterranei del Castello di Varano, un maniero inaccessibile con mura così spesse da resistere a ogni attacco. Il prigioniero era Annibale I di Bentivoglio.
Il Castello Estense di Ferrara. Nei sotterranei della Torre dei Leoni si consuma il finale di una storia di amore impossibile nella Ferrara del XV secolo. Il potente Niccolò d’Este, 35 anni, sposa una bellissima fanciulla di quattordici anni Laura Malatesta, figlia dei Signori di Cesena. Con il passare del tempo Laura s’innamorerà di uno dei figli di primo letto di Niccolò. E la vendetta non si farà attendere…
La Rocca di Riolo (Ra) e quella di Ravaldino (Fc). Caterina Sforza, appassionata di alchimia e della caccia, è la protagonista di queste rocche romagnole. Una donna che, nata illegittima, madre di otto figli, amante appassionata, ma anche condottiera coraggiosa è riuscita a tenere testa ai potenti della sua epoca. Si è sposata tre volte, ma sempre il destino le ha portato via l’uomo che aveva scelto. Amatissima dai suoi sudditi.
Il Castello di Castrocaro (Fc) con citata la Rocca di Ravaldino a Forlì. Una donna con un lungo vestito bianco, come da sposa, fluttua nella notte. È il 1200 e il castello appartiene al Sacro Romano Impero. La giovane è Margherita dei Conti di Castrocaro e si è appena gettata dalla torre più alta in una notte scura e senza luna. Non vuole fare il matrimonio di interesse che le famiglie hanno deciso per lei. E’ la prima delle storie del castello di Castrocaro.
La Fortezza di San Leo (Rn). Il prigioniero più celebre della storia di San Leo, fortezza minacciosa costruita nello sperone a picco sullo strapiombo su due lati, è quella dell’alchimista Conte Cagliostro, condannato dal Tribunale della Santa Inquisizione. La sua tomba non è stata mai ritrovata. Ma non è l’unica vicenda di questa rocca…
Castello di Montebello (Rn). Nelle registrazioni fatte al Castello, si sente il rumore di un temporale, un suono roco di vento forte, e poi all’improvviso una specie di pianto, dei singhiozzi, e infine il battito di un cuore. Ma la notte della registrazione quella del 21 giugno 1990, il cielo è sereno e stellato, non c’è ombra di temporale. Esiste allora davvero il fantasma Azzurrina?
Hanno collaborato al progetto gli autori Sara Olivieri, Francesca Gianstefani, Antonello Grassi e Raffaele Pizzatti Sertorelli, coordinati da Beatrice Renzi. Il Progetto è cofinanziato dai Fondi Europei della Regione Emilia Romagna – Por Fesr 2014-2020.
Fino a 5mila euro per i nuclei famigliari, 20mila per le aziende
Privati cittadini e attività economiche e produttive hanno tempo fino al 5 maggio per presentare domanda di contributo economico per i danni causati dagli eventi calamitosi (in particolare le mareggiate sui lidi ravennati) del periodo tra il 22 novembre e il 5 dicembre scorsi.
Tutta la documentazione è scaricabile dalla pagina dedicata del sito istituzionale del Comune di Ravenna, al quale le domande vanno presentate, al seguente link: http://bit.ly/40vL7Zs
Per i nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa risulti compromessa nella sua integrità funzionale, il contributo massimo concedibile è di 5.000 euro; per le attività economiche e produttive il contributo massimo per consentire la ripresa della capacità produttiva, ossia la piena operatività, è di 20.000 euro.
Le domande di contributo vanno presentate entro il 5 maggio al Comune di Ravenna con le seguenti modalità.
Per i privati cittadini: a) consegna a mano al servizio Tutela ambiente territorio – ufficio di Protezione civile, in viale Berlinguer 30, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, e sottoscritta dal richiedente davanti a un pubblico ufficiale dell’Amministrazione comunale che rilascia ricevuta di consegna con numero di protocollo e data da cui evincere il rispetto o meno del termine; b) spedita con raccomandata a/r all’indirizzo “Comune di Ravenna, servizio Tutela ambiente e territorio, ufficio Protezione civile, viale Berlinguer 30, 48121 Ravenna”; in tal caso fa fede, ai fini del rispetto del termine, la data risultante dal timbro dell’ufficio postale accettante; c) inviata tramite pec all’indirizzo ambiente.comune.ravenna@legalmail.it (la domanda si intende inviata nel termine qualora dalla ricevuta di accettazione nella quale sono contenuti i dati di certificazione che costituiscono prova dell’avvenuta spedizione del messaggio risulti il relativo invio entro le ore 23:59:59 del giorno di scadenza del termine). Alla domanda deve essere allegata copia di un documento di identità del richiedente in corso di validità.
Entro il medesimo termine perentorio e con le modalità sopra indicate, al fine di determinare fin da subito l’ammontare complessivo dei danni, i soggetti interessati dovranno provvedere: 1) alla ricognizione dei danni alle abitazioni principali o parti comuni di edifici residenziali, in cui sia presente almeno un’abitazione principale, eccedenti l’importo di 5.000 euro o i cui interventi di ripristino, ancorché non eccedenti tale importo, non risultino indispensabili per la fruibilità dell’immobile; 2) alla sola ricognizione dei danni alle abitazioni diverse da quelle principali e alle parti comuni di edifici residenziali, in cui non sia presente almeno un’abitazione principale; 3) alla sola ricognizione dei danni agli immobili, sede legale e/o operativa di associazioni o società senza scopo di lucro di loro proprietà o di proprietà di soggetti privati, iscritte, alla data dell’evento calamitoso in appositi registri regionali e/o nazionali, ed il cui atto costitutivo abbia data certa anteriore all’evento medesimo.
Per le attività economiche e produttive:
I soggetti interessati dovranno presentare, entro il termine perentorio del 5 maggio ed esclusivamente a mezzo pec all’indirizzo ambiente.comune.ravenna@legalmail.it la domanda di contributo.
Alla domanda deve essere allegata copia di un documento di identità del richiedente in corso di validità e la perizia asseverata, al fine di accedere alla misura di sostegno, entro il massimale di 20.000 euro per l’immediata ripresa della capacità produttiva, intesa come capacità dell’immobile e/o dei beni mobili danneggiati di renderla pienamente operativa, una volta ripristinati.
Entro il medesimo termine perentorio, al fine di determinare fin da subito l’ammontare complessivo dei danni, i soggetti interessati dovranno provvedere: a) alla ricognizione dei danni eccedenti l’importo di 20.000 euro (da indicare nella perizia asseverata) e dei danni i cui interventi di ripristino (ancorché non eccedenti tale importo) non risultino indispensabili per l’immediata ripresa della capacità produttiva; b) alla sola ricognizione dei danni qualora tutti gli interventi non siano indispensabili per l’immediata ripresa della capacità produttiva (in tal caso non è obbligatorio allegare la perizia asseverata).
I contenuti delle schede saranno verificati a campione, in merito al nesso di causalità tra i danni e l’evento calamitoso ed anche in merito alla conformità normativa dei fabbricati danneggiati.
Per informazioni e chiarimenti contattare l’ufficio di Protezione civile del Comune di Ravenna allo 0544.482088 oppure 0544.482233, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, oppure via email: protezionecivile@comune.ra.it
Cantiere dal 4 aprile al 5 giugno tra Marradi e Brisighella
Prenderanno il via martedì 4 aprile, per poi concludersi venerdì 14 luglio, gli annunciati lavori per il rinnovo di oltre 30 chilometri di binario tra Crespino del Lamone e Brisighella sulla linea Faentina, Firenze-Borgo S. Lorenzo-Faenza.
Le attività di cantiere, a cura di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs), si svolgeranno nelle ore notturne in assenza della circolazione ferroviaria e saranno suddivise in due fasi: dal 4 aprile al 5 giugno tra Marradi e Brisighella; dal 6 giugno al 14 luglio tra Marradi e Crespino del Lamone.
Il rinnovo dei binari imporrà nell’area interessata dalle lavorazioni una riduzione precauzionale di velocità dei treni in transito, che ha reso quindi necessaria una riprogrammazione di alcuni servizi ferroviari.
I sistemi di vendita delle imprese ferroviarie sono già aggiornati con i nuovi orari.
Durante i lavori, che prevedono un investimento di oltre 20 milioni di euro, saranno impegnati quotidianamente circa 50 tecnici di Rfi e delle ditte appaltatrici, con l’utilizzo di 2 treni cantiere.