L’annuncio dell’assessora Del Conte nella commissione consigliare che discuteva una petizione cittadina per mettere in sicurezza il punto
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Verrà realizzata una rotatoria all’incrocio tra via Dismano e via Lunga nella frazione di Osteria (Ravenna). L’assessora comunale ai Lavori Pubblici, Federica Del Conte, è intervenuta oggi, 23 gennaio, nella commissione consigliare che discuteva della petizione supportata dal comitato cittadino di Campiano e Osteria per ottenere la rotonda. La Provincia ha deciso di intervenire. I lavori dovrebbero iniziare nel 2025.
«Dal territorio – dichiara Igor Bombardi del Pd, presidente della Commissione – era emersa la richiesta di mettere maggiormente in sicurezza l’incrocio di Osteria, come espresso anche dal Consiglio territoriale in una delle ultime sedute. L’esigenza di sicurezza è nota all’amministrazione tanto che erano già stati installati rilevatori di velocità, di cui l’ultimo è entrato in funzione nel giugno 2022. È tuttora in corso il cantiere per la costruzione del marciapiede su via Lunga».
Anche il consigliere Pd Fabio Bazzocchi, che risiede proprio a Osteria, è intervenuto nel dibattito. «È necessario – ha detto – migliorare ulteriormente la viabilità di questa zona. La rotonda ha sempre rappresentato una delle tante priorità sollecitata dagli abitanti della frazione anche se i lavori effettuati dopo l’ultimo incidente hanno contribuito ad aumentare la sicurezza dell’incrocio, sia per quanto riguarda la visibilità con il lampeggiatore aggiuntivo gigante installato su via Lunga che la riduzione della velocità con gli autovelox che infatti hanno segnalato molte infrazioni».
Intervista all’attore delle Albe che il 24 gennaio presenta a Faenza il suo omaggio a Moby Dick, Siamo tutti cannibali
Roberto Magnani in “Siamo tutti cannibali” (foto Marco Parollo)
Classe 1980, Roberto Magnani si può definire uno degli attori storici del Teatro delle Albe di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, a cui si avvicina comunque giovanissimo, partecipando prima alla non-scuola per poi essere scelto, nel 1998, per interpretare uno dei dodici palotini de I Polacchi.
Lo spettacolo raccoglie un clamoroso successo internazionale e i palotini ricevono la nomination come “migliori attori under 30” per il Premio Ubu 1999. Nel 2000 è inoltre in scena sia ne L’isola di Alcina che nel Baldus, interpretazione, quest’ultima, per la quale vince il prestigioso Premio Lo Straniero 2001. Nel 2009 debutta con Odiséa, “lettura selvatica” di Tonino Guerra, in cui per la prima volta si cimenta da solo in un lavoro-esercizio per affinare l’uso del dialetto romagnolo come lingua di scena. Da lì, il percorso in “solitaria” si affianca con costanza a quello con le Albe, fino all’ultimo Siamo tutti cannibali, in scena martedì 24 gennaio alle 21 alla Casa del Teatro di Faenza.
Per l’occasione, pubblichiamo qui di seguito uno stralcio dell’intervista di Alessandro Fogli uscita sull’edizione 2022/2023 di “Palcoscenico”, l’annuario dei teatri della provincia edito da Reclam.
Roberto, il tuo Siamo tutti cannibali. Sinfonia per l’abisso, da Moby Dick, a mio avviso rappresenta una svolta nella tua carriera “solista”. Quali sono le tue sensazioni al riguardo?
«Lo spettacolo sta in effetti andando molto bene, è cresciuto e cambiato rispetto al debutto di Forlì del 2021. Sicuramente per me è uno snodo significativo, che ha coinciso con un momento della compagnia in cui ci siamo detti che sì, le Albe ci sono, ma al loro interno può esistere tutta una serie di progetti autonomi e indipendenti. Ora posso dire che questo è un lavoro di Roberto Magnani prodotto dal Teatro delle Albe e Ravenna Teatro, con una mia precisa poetica. Poi, per forza di cose, attinge da tutto quello che sono state le Albe nei vent’anni precedenti. Dopo l’”esercizio” rappresentato da Odiséa, il percorso composto da E’ bal, Macbetto e Siamo tutti cannibali ha portato forse come dici tu a una sorta di compiutezza formale nel mio lavoro. Quello che voglio dire in scena è ora più chiaro e credo di averlo reso tale attraverso il linguaggio teatrale».
In tutti i tuoi lavori l’elemento musicale è fondamentale, come nasce questa fascinazione?
«Sicuramente questi vent’anni di bottega con Marco e Ermanna sono stati fondanti e hanno formato il mio modo di concepire la creazione, ma poi ho trovato anche rispecchiamenti in altri autori, altri maestri, da Carmelo Bene a Mejerchol’d. Io intendo il teatro come una questione in cui tutto è musica: il movimento, la gestualità, la partitura delle luci, lo scegliere un oggetto di scena invece di un altro. Tutto è una questione musicale, e quando inizio a costruire uno spettacolo è sempre successo che, prima ancora delle immagini, avessi in testa un suono, una certa nota, un certo indirizzo vocale, ed è questa visione acustica che mi conduce alle immagini».
C’è un fil rouge che lega i tuoi ruoli nel Teatro delle Albe?
«Dipende da spettacolo a spettacolo, però mi piace pensare che un po’ la parte del cattivo mi si addice, basti pensare a spettacoli come Leben, Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi o Va pensiero. Con Marco ci gioco spesso, se c’è un cattivo chiedo di farlo io. Sono attratto da queste figure».
In carriera hai mai avuto momenti di sconforto totale?
«Eeeeeh, tantissimi! Durante il secondo lockdown ho avuto un momento, serio, in cui ho pensato di smetterla col teatro e andare a lavorare come autista, come corriere. Mi piace guidare, stavo per acquistare un furgone. Mi ero rintanato in campagna, mi sentivo estremamente isolato anche all’interno della compagnia, per questioni personali varie. Più volte ho pensato di uscire, di smettere. Siamo Tutti cannibali nasce da una crisi furiosa. Il sottotitolo Sinfonia per l’abisso non è affatto casuale, quando mi sono ritrovato a comporre lo spettacolo ero veramente sottoterra e ho avuto un periodo nerissimo della vita che ha lasciato cicatrici tuttora presenti. Ora però non sto male come allora e infatti il mio modo di prepararmi per andare in scena con questo spettacolo è cambiato, alcune parole al debutto suonavano in maniera molto diversa. È uno strano gioco, ora, tornare mentalmente a quel periodo per poter essere in grado di dire certe cose».
Le tue passioni più grandi al di fuori del teatro?
«Il tifo per l’Inter è sempre stata una passione enorme, ma ultimamente sono tantissimo dentro all’ascolto del rap italiano, soprattutto quello attuale (sebbene un genio come Kendrick Lamar sia imprescindibile). Credo proprio che il rap abbia raggiunto negli anni una grande maturità. Alcuni rapper italiani, anche quelli più mainstream, da Marracash a Fabri Fibra, da Gué Pequeno a Salmo a Noyz Narcos, che tra l’altro hanno tutti più o meno la mia età, raccontano un sacco di cose che sento vicinissime e in una forma che mi piace molto. Un altro autore che negli ultimi anni mi ha molto attratto è Massimo Pericolo. Quando uscì 7 miliardi per me fu una bomba clamorosa: mi son detto “ah ecco perché i ragazzi non vengono a teatro”. C’è un’idea di devastazione sociale, morale, di disperazione gridata in un modo estremamente potente, il teatro secondo me fa fatica a stare a quel livello lì. Ma è quello a cui voglio tendere».
Ricetta della piadina di mia mamma, dose per 4 piade circa: 500 grammi di farina 00, 4 cucchiai di olio d’oliva, sale qb, un pizzico di bicarbonato (pochissimo altrimenti vien troppo gialla). Impastate con acqua calda fino a ottenere una palla unica, potete fare a mano ma una planetaria va benissimo. Una volta ottenuto un bell’impasto ruvido chiudetelo in un sacchetto di plastica e fatelo riposare per un’oretta, lo tagliate in 4 palline uguali, le tirate col matterello e le mettete a cuocere. No, non c’è un ingrediente segreto. No, non c’è lo strutto (potete usarlo al posto dell’olio, viene più buona ma io preferisco con l’olio). L’unica cosa che potete sbagliare è l’attrezzo per cuocerla: per fare un buon lavoro serve una teglia di ghisa grezza che trovate su internet (“teglia ghisa per piadina”) a una trentina di euro, o una teglia di terracotta che però è un po’ più difficile da trovare, costa uno sbreco di soldi e non dà il meglio di sé con il fornello a gas.
Ripasso mentalmente la ricetta della piadina di mia mamma tutte le volte che mi trovo impantanato in una di quelle discussioni fratricide tra membri di diverse comunità romagnole disposti idealmente ad uccidere il prossimo perché utilizza strutto, latte, lievito del fornaio, altre farine o amenità con cui rendere meno banale l’impasto (rosmarino, ciccioli, curcuma). Voglio dire, cosa può essere più stupido di giurarla a qualcuno per come impasta un pugno di farina?
Eppure ho ancora in mente lo shock che mi provocò il primo acquisto di piadina nella città di Ravenna. Era forse il 1998, le piadine si pagavano ancora in lire, io mi fermai a questo baracchino vicino a un negozio (baracchino è un termine cesenate che indica il baracchino della piadina), chiesi 4 o 5 piadine da portare a casa di qualcuno; la donna dietro al banco non fece una piega, estrasse 4 o 5 piadine fredde da una pila di piade che aveva cucinato forse il giorno prima, le chiuse in un sacchetto di plastica e me le allungò. Io pagai con gli occhi sbarrati e portai a casa le piadine, morbide e spugnose come dei marshmallow. Com’è possibile, pensavo, tenere in piedi un baracchino servendo piadine precotte in un sacchetto di plastica? Non sarebbe meglio, a questo punto, lasciare il campo libero allo strapotere delle prepiadine vendute al supermercato? La compagnia di ravennati che frequentavo all’epoca, in ogni caso, dimostrò di non capire. Più tardi ho compreso il motivo di questa incomprensione, al secondo-terzo ordine di piade: nei baracchini di Ravenna si usa così, nessuno ha problemi con questa cosa, nessuno ha un vero accesso alle alternative.
Su questa frattura culturale ho impostato quella che per anni ho raccontato essere una battaglia per la civiltà e che in realtà era un modo come tanti altri per vendere la superiorità della piadina cesenate in terra straniera. Per certi versi è una differenza che continua oggi, un quarto di secolo dopo, in qualche aspetto. La battaglia tra la piadina di Cesena e quella di Ravenna continua ancora oggi, ha lasciato per terra qualche cadavere eccellente, entrambe le città sono troppe orgogliose per abbandonare i capisaldi della loro weltanschauung. Cesena lavora sulla piadina in quanto tale e rimane attaccata alla tradizione. Fino allo scorso decennio era sostanzialmente impossibile trovare in un baracchino qualcosa che non fosse piadina o crescioni, per i quali erano concepibili sì e no sette farciture in tutto, che guardavano storto chiunque chiedesse se si potesse averne senza strutto nell’impasto (per dire: un baracchino a Bertinoro aveva imparato a farla con l’olio ed è stato per vent’anni un punto di riferimento della scena straight edge romagnola). Per molto tempo i prezzi sono rimasti un pelo più popolari e i crescioni sono rimasti più grandi (ancor oggi, quando porto a casa i crescioni del mio baracchino cesenate preferito, le persone mi chiedono se ho dovuto esibire il porto d’armi). A Ravenna per quel giorno era già possibile trovare crescioncini alla nutella, cappelletti di piadina, rotoli e piadipizze, con menu alla carta che potevano occupare un foglio A3. Più di tutte, Ravenna concepiva già una cosa di cui a Cesena non si trovava traccia, un’idea semplice e geniale che chiamate pizza fritta, che forse è un tradimento ideologico ma è anche una delle principali cause dei miei chili di troppo.
È una diversità che tradisce le differenze ideologiche alla base dell’idea stessa di comunità presente nelle due cittadine: Ravenna è global e fa affari col mondo, Cesena è local e vende più che altro ai suoi cittadini. La visione cesenate fa stare meglio, ma la visione ravennate vincerà: troppi lati positivi, troppa versatilità, troppa assonanza con l’evolversi della società occidentale. Ed è così che oggi non è infrequente trovare anche a Cesena baracchini che offrono menu sterminati, piadipizze gourmet, pizza alla pala, kebabburger e qualunque altra diavoleria possa venirvi in mente di consumare a pranzo o cena. E così anche a Cesena, soprattutto nella Cesena più esposta al pubblico, i prezzi sono saliti. E qualche piadina vuota, non più al centro del progetto, ha iniziato a finire dentro al sacchetto di plastica.
* Cesenate trapiantato a Ravenna, Francesco Farabegoli scrive o ha scritto su riviste culturali come Vice, Rumore, Esquire, Prismo, Il tascabile, Not
L’uomo era già stato arrestato dai carabinieri per altri motivi: denunciato anche per atti vandalici
Foto di repertorio
Ha sfasciato il parabrezza di una serie di auto parcheggiate in via Cavour, a Faenza. Ma è stato incastrato dalle telecamere. Così, dopo aver raccolto le denunce dei vari proprietari, gli operatori della polizia locale, analizzando i video, hanno individuato il colpevole.
Si tratta di un 35enne pluripregiudicato, italiano, originario del Milanese, che era appena stato arrestato per altri motivi dai carabinieri di Faenza.
L’uomo verrà quindi denunciato anche per atti vandalici.
I fatti risalgono alla prima mattinata (poco dopo le 7.30) di ieri, domenica 22 gennaio.
Nella produzione coinvolti anche gli studenti del Liceo Artistico. Sipario il 24 gennaio (alle 21); il 25 in mattinata per le scuole
Asia Galeotti nei panni di Anita
Prosegue “La Stagione dei Teatri” al Socjale di Piangipane con uno spettacolo che celebra i duecento anni dalla nascita di Anita Garibaldi, rivoluzionaria brasiliana che, insieme al marito, incarnò un ideale di libertà tanto in America Latina quanto in Italia. Lo spettacolo di Valeria Magrini, che vede protagonista l’attrice Asia Galeotti, è stato prodotto da Fondazione Ravenna Risorgimento e sarà in scena martedì 24 gennaio alle 21, e in replica mercoledì 25 gennaio alle 10, per le scuole.
Disegno, luci e regia dello spettacolo sono di Emanuele Montagna, mentre la produzione è a cura della Scuola Teatro Colli e Gruppo Teatro Colli.
La scenografia è frutto di un progetto di alternanza scuola lavoro voluto dalla Fondazione e avviato nel 2021 con alcune classi del liceo artistico di Ravenna.
In mattinata il picco dell’alta marea. Chiuse alcune strade
In una situazione in continua evoluzione, il picco di alta marea che si è verificato intorno alle 11, insieme all’intensificarsi del vento da nord est, ha provocato allagamenti in varie zone costiere dei lidi ravennati, in particolare a Lido Adriano (qui sopra le foto di Alessandra Lenzi pubblicate da Emilia Romagna Meteo) alla fine di viale Virgilio e in viale Petrarca e a Lido di Dante, dove sono in atto interventi di soccorso di alcuni animali.
L’innalzamento del livello dell’acqua ha reso necessario chiudere il ponte sullo scolo Lama in via Trieste, a Ravenna, con dirottamento del traffico verso la rotonda del pala De Andrè e via Medea.
Tutta la linea costiera è monitorata dalla Polizia locale e dal volontariato di protezione civile che stanno intervenendo dove necessario.
Il Comune sta ricevendo segnalazioni anche per quanto riguarda alberature pericolanti a causa dell’azione del vento e su tali varie criticità sono all’opera i Vigili del fuoco.
A Cervia allagato il porto canale (vedi video) e, in particolare, Via Boito, chiusa al traffico.
Al “Torricelli-Ballardini” di Faenza, dopo l’interruzione per la pandemia. Si parlerà anche di mafia
Lunedì 30 e martedì 31 gennaio al liceo “Torricelli-Ballardini” di Faenza si svolgeranno le giornate di “didattica cogestita”.
Dopo l’interruzione causata dalla pandemia negli anni 2020. 2021, 2022, riprende l’iniziativa organizzata con successo dal liceo faentino a partire dai primi anni duemila.
Per due giorni l’attività didattica “tradizionale” lascerà spazio a laboratori e attività che recepiscono gli interessi e le curiosità delle studentesse e degli studenti o declinano in modo innovativo i loro percorsi di studio. «Per queste sue caratteristiche – scrivono dal liceo -, rendere gli studenti promotori attivi e organizzatori responsabili dell’attività didattica, l’attività può definirsi un esperimento riuscito di cittadinanza attiva».
L’edizione 2023, curata dai rappresentanti degli studenti nel Consiglio di istituto, si caratterizza per la ricchezza, la varietà e soprattutto la qualità delle proposte laboratoriali, che spaziano dall’ambito artistico a quelli letterario, musicale, scientifico, sportivo; ampio spazio sarà riservato anche al cinema. alla fotografia e al teatro. Degno di rilevanza l’intervento di Alessandro Averna Chinnici, nipote del magistrato Rocco Chinnici, sulla battaglia condotta contro la mafia dal nonno insieme ai magistrati Falcone e Borsellino.
Il 27 gennaio ricorre il 78° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta nel 1945. In questa giornata si celebra il Giorno della Memoria, una ricorrenza istituita per ricordare la Shoah, la deportazione e lo sterminio nei campi di concentramento di milioni di persone.
Il Comune di Ravenna, insieme ad altre istituzioni e realtà del territorio organizza una serie di iniziative tra cui mostre, presentazioni di libri e spettacoli per non dimenticare.
Venerdì 27 gennaio alle 9 avrà luogo l’omaggio alla lapide in memoria degli ebrei transitati dalla stazione ferroviaria di Ravenna con destinazione Auschwitz, alla presenza del sindaco Michele de Pascale e del presidente del Consiglio comunale Massimo Cameliani. La cerimonia, ospitata nell’atrio della stazione, sarà accompagnata da una lettura dedicata al tema della memoria a cura degli studenti del liceo artistico “Nervi-Severini”. Le celebrazioni proseguiranno quindi alle 10 con l’omaggio dell’Amministrazione comunale ai Caduti della Brigata ebraica al cimitero di guerra di Piangipane (via Piangipane 24).
Da giovedì 26 a sabato 28 gennaio la sala del Consiglio comunale (piazza del Popolo 1) ospiterà lo spettacolo teatrale di Fanny e Alexander intitolato “Se questo è Levi” (Premio Ubu speciale 2019), inserito nell’ambito del progetto teatrale e laboratoriale “Lo spazio della Memoria” a cura di E Production, con la compartecipazione dell’assessorato alla Cultura e il sostegno di Ravenna Teatro.
Da martedì 24 gennaio a sabato 4 febbraio la Manica Lunga della Biblioteca Classense (via Baccarini 3) ospiterà “Caricature di un Bauhausler nella Repubblica di Weimar”, una mostra dell’artista Jechsekiel David Kirszenbaum promossa dall’Associazione culturale Italo Tedesca in collaborazione con l’Istituzione Biblioteca Classense e il Goethe Institut. L’esposizione osserverà i seguenti orari di apertura: da martedì a venerdì dalle 16 alle 18, sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18. Chiuso il lunedì e festivi.
Mercoledì 25 gennaio alle 10 appuntamento alla sala Muratori della Biblioteca Classense (via Baccarini 5), con “Un quartiere ebraico a Ravenna. Tracce dimenticate di una comunità ebraica”, un’indagine storica di Osiride Guerrini e Laura Montanari promossa dall’Istituzione Biblioteca Classense e dall’associazione Amici della Biblioteca Classense, con il patrocinio del Museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah. Dopo i saluti dei rappresentanti dell’Istituzione Biblioteca Classense e dell’associazione Amici della Biblioteca Classense, Osiride Guerrini e Laura Montanari presenteranno i risultati della ricerca. Seguirà l’intervento del dottor Amedeo Spagnoletto, direttore del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara su “Il periodo dei ghetti nel percorso permanente del Meis: temi, opere e strategie didattiche”. L’appuntamento si concluderà con il “Preludio e Allegro” di Fritz Kreisler, a cura del violista Pierfrancesco Venturi.
Giovedì 26 gennaio alle 16.30, sempre alla sala Muratori, dopo il saluto dell’assessora Federica Moschini è in programma la proiezione del documentario “La Risiera di San Sabba, storia di un lager italiano”, a cui farà seguito un dialogo con la docente Monica Giordani, autrice del filmato. L’iniziativa è promossa dall’Università Bosi Maramotti per la formazione degli adulti.
Alle 21 l’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia presenta al teatro Socjale di Piangipane (via Piangipane 153) la proiezione del documentario di Mary Mirka Milo “Inferno Mittelbau Dora”, l’ultimo lager costruito dai nazisti per la produzione dei missili V1 e V2 progettati da Wernher von Braun, padre del futuro programma spaziale statunitense. Interverrà l’autrice del documentario Raffaella Cortese De Bosis.
Le biblioteche dell’Istituzione Classense propongono inoltre “Per non dimenticare”, un percorso bibliografico rivolto a ragazze e ragazzi scaricabile alla pagina https://www.classense.ra.it/junior/#junior2023 oppure reperibile nelle biblioteche.
Venerdì 27 gennaio alle 18 appuntamento alla sala D’Attorre di Casa Melandri (via Ponte Marino 2) con la presentazione del volume di Antonella Salomoni “Il protocollo segreto. Il patto Molotov-Ribbentrop e la falsificazione della storia” (il Mulino, 2022) un’iniziativa promossa dal Centro relazioni culturali del Comune. Alle 20 la scuola primaria “Mordani” (via Mordani 5) propone Memoria, memorie: “Roberto Bachi, un compagno di scuola matricola n. 167973”, nel ventennale della nascita del progetto. In programma la proiezione di filmati e testimonianze di ex alunne ed alunni, insieme ai familiari di Roberto Bachi, di Giorgio Gaudenzi, di Danilo Naglia, di Sergio Squarzina e di Silvano Rosetti, ideatori nel 2003 dell’iniziativa. Interverrà il coro di voci bianche della scuola Libere Note, con la compartecipazione dei genitori delle alunne e degli alunni, accompagnati dal pianoforte di Marco Pierfederici e dal sassofono di Riccardo Tramontani.
Sabato 28 gennaio alle 10 agli Archivi del Novecento (via di Roma 167) sarà proiettato il documentario “Chi scriverà la nostra storia” di Robert Grossman, un film sul più grande archivio di testimonianze oculari di sopravvissuti ai rastrellamenti e ai ghetti polacchi, oggi riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, promosso dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e Provincia.
In occasione del Giorno della Memoria il servizio Decentramento promuoverà su tutto il territorio comunale iniziative rivolte alle scuole e alla cittadinanza; il calendario completo è consultabile al link: https://www.comune.ra.it/il-comune/decentramento/
La dirigente scolastica (con un trascorso da assessora per Sel) ha preso per la prima volta la tessera del partito a sostegno della parlamentare fondatrice di Coraggiosa: «Su giustizia ambientale e sociale può mettere insieme giovani elettori ed elettrici»
Elettra Stamboulis
Tra le promotrici della lista Coraggiosa in Emilia-Romagna, già vicepresidente di Stefano Bonaccini, oggi parlamentare eletta nelle file della coalizione Pd, Elly Schlein è data dai sondaggi come l’unica candidata in grado di insidiare il favorito Bonaccini.
Donna, giovane, ambientalista, extraPd, sul territorio di Ravenna è sostenuta da più comitati. In particolare si sono espressi per lei e si stanno attivando per la campagna elettorale tre nomi noti alle cronache politiche locali: l’avvocato Andrea Maestri, fuoriuscito dal partito in passato per aderire al progetto Possibile; Marisa Iannucci, già candidata nelle liste di Ravenna in Comune per Palazzo Merlato; ed Elettra Stamboulis, curatrice di mostre, scrittrice, dirigente scolastica e con un passato da assessora all’Istruzione in quota Sel nella prima giunta Matteucci. A lei, che si è iscritta al Pd per la prima volta lo scorso 27 dicembre, abbiamo chiesto il perché del suo appoggio a Schlein.
«Perché è l’unica che può vincere contro le destre. Elly Schlein riprende il tema della cittadinanza attiva. Condivido la posizione di Norma Rangeri: solo il Pd oggi può fare da coagulo e mettere insieme il meglio della società italiana per contrastare la deriva sociale, economica e culturale in atto con questo governo».
L’intenzione è forse anche quella di tentare la scalata da sinistra al Pd in un momento di forte difficoltà del partito?
«Le difficoltà non ci devono spaventare: al Pd riconosco identità plurime e credo che il suo Dna non ne verrà comunque intaccato. Si tratta di un partito nel bene e nel male riformista che si richiama ai grandi valori della democrazia e al suo interno ha avuto esponenti importanti, essendo plurimo. Bisogna accettare la casa che ci accoglie, magari migliorando se si può l’illuminazione, ma non si ricostruisce da capo».
Tra queste identità plurime c’è anche Dario Franceschini, più volte ministro, da sempre tra i gli attori protagonisti del partito e di molte sue faide interne. Oggi è sostenitore di Schlein, come è possibile una vostra convivenza?
«In politica si convive con chi c’è e con chi c’è si fanno alleanze e accordi. Si tesse una tela composita insieme, con pazienza, in modo democratico e partecipativo. Sento molte critiche al Pd rispetto a questo congresso, ma è un partito che riapre una pratica di consultazione ampia per la sua dirigenza. Il fatto che Renzi e il renzismo non ci siano più apre nuove prospettive, più interessanti e moderne incarnate proprio da Elly. Mi ricorda un po’ quello che successe negli anni Settanta quando Berlinguer disse ai giovani “entrate e cambiateci”. Poi Elly ha fatto parte del movimento OccupyPd…».
Perché non può essere Bonaccini l’uomo giusto per guidare il Pd in questa fase?
«Perché non affronta le grandi istanze a livello europeo e globale, ha un atteggiamento molto pragmatico, è intento ad amministrare il presente. Il suo carisma è limitato agli aderenti al partito e a questa parte d’Italia. La nostra percezione qui è
falsata dal fatto che è presidente della Regione. Elly Schlein può parlare a un’Italia lunga e stretta, ma anche dialogare con l’Europa e i giovani europei. Incarna qualcosa di nuovo e necessario».
Elly Schlein è stata però la vice di Bonaccini e, va detto, la sua presenza nella giunta regionale non sembra aver avuto un reale peso.
«Intanto come rappresentante dei socialisti in Ue ha cambiato la carta di Dublino stabilendo maggiori garanzie per chi chiede asilo. Ha tenuto testa a Salvini sulla questione migranti. Ha difeso il reddito di cittadinanza, si è opposta alle trivelle nel mare, al consumo di suolo, ai condoni, ha parlato di cura del territorio, di congedo paritario per i padri, di «beni comuni da sottrarre alla logica del mercato», di sostegno alle piccole e medie imprese nella transizione ecologica… Chi fa politica amministrativa non fa le rivoluzioni, i cambiamenti sono carsici, chi amministra deve tenere il punto su alcune questioni, mediare, cercare di portare avanti alcune parole e concetti, tradurre in regolamenti indicazioni nazionali. Penso alla questione di genere e all’accoglienza, per esempio, nella nostra Regione sono stati fatti molti passi avanti, e non è scontato. Comunque è stata vice per neanche due anni, nei quali c’è stato il Covid. Credo che pur essendo giovane, vada osservata con un binocolo ampio, guardando a tutte le sue esperienze per capire che cosa ci possiamo aspettare. E a me piace».
Si può però senz’altro dire che, in Emilia-Romagna e forse in particolare a Ravenna, sul fronte ambientale Schlein ha deluso più di un elettore.
«Capisco l’obiezione, ecco perché è importante ora mettere al centro questa istanza fondamentale, in modo solido e senza tentennamenti. La grande sfida di cui Schlein parla continuamente è l’uguaglianza sociale e ambientale, un enorme cambiamento che non si fa in un giorno ed è anche l’unica questione che può mettere insieme i giovani elettori e elettrici perché riguarda il loro futuro prossimo. Proprio loro sono i grandi assenti del dibattito politico perché nessuno li rappresenta».
Non potrebbe essere il Movimento 5 Stelle un’opzione altrettanto interessante?
«Sicuramente. Personalmente però lo sento più lontano, mi assomiglia di meno. Il Pd non è il mio specchio, ma mi sembra che ancora metta al centro la questione dell’uguaglianza sociale che per me è una delle questioni cruciali».
Quindi, anche qualora dovesse vincere Bonaccini le primarie, resterà nel Pd?
«Non si entra in un partito solo per vincere, quindi la risposta è sì. Chiaro che deve continuare questo sguardo plurimo e che accoglie molteplici istanze. Il cambiamento richiede pazienza anche se è necessario e urgente per contrastare questo governo di destra che agisce sul piano culturale in una prospettiva di lungo periodo. Questa destra estrema non agisce tanto con i provvedimenti, ma con la demagogia, usa un linguaggio che vuole irreggimentare il dibattito pubblico. Porteranno l’Italia indietro di 30 anni. L’hanno già fatto».
Alla Sala del Carmine l’antologica dell’eclettico artista allievo di De Grada, Zancanaro e Rossi. Aperta fino al 12 febbraio
È allestita fino al 12 febbraio, alla Sala del Carmine di Massa Lombarda, la mostra antologica delle opere dell’artista originario della cittadina, Ezio Camorani dal titolo “Il gesto e il segno”. La presentazione è curata di Aldo Savini, mentre l’organizzazione e allestimento sono a firma di di Lamberto Caravita.
Ezio Camorani ha frequentato liberamente l’Accademia di Belle Arti di Ravenna seguendo in modo particolare i corsi di pittura di Raffaele De Grada e quelli di incisione tenuti da Tono Zancanaro. Significativo per la sua evoluzione è l’incontro con il pittore Ilario Rossi. La sua formazione da autodidatta si riflette nella sua opera: mistilinea, politecnica e polimorfica e, in fondo, segnata da un anarchismo intimo, quasi caratteriale.
Pittore e incisore, Camorani ha operato per cicli segnati via via da influenze di Alberto Sughi, di Mattia Moreni, del Nouveau Realisme e della Pop Art senza escludere ritorni espressionistici, gestuali, concettuali e New Dada. Nel 1975 partecipa alla Quadriennale di Roma e nel 1976 viene invitato alla Biennale di Venezia da Raffaele De Grada. Seguono mostre all’estero, in ambito italiano e soprattutto in Romagna.
La mostra è aperta venerdì, sabato, domenica 10-12 e 15-18 e il 25 gennaio (in occasione di San Paolo) 9-12 e 15-19.
È Linda Traversi con il suo romanzo per ragazzi pubblicato da Einaudi, dal titolo La panchina delle cose difficili
Linda Traversi
La scrittrice ravennate (d’adozione) Linda Traversi è tra i finalisti del Bancarellino, storico premio letterario dedicato alla narrativa per ragazzi promosso dalla Fondazione Città del Libro di Pontremoli.
Il suo La panchina delle cose difficili (Einaudi) è stato infatti selezionato tra i venti volumi della 66esima edizione del concorso. Si tratta di un romanzo pensato per ragazzi a partire dai 13 anni che affronta la complessa tematica dell’integrazione e dell’accettazione di sé.
I volumi in gara, inviati a termine di regolamento da oltre 30 case editrici specializzate nella letteratura per ragazzi, erano oltre cento. Ora i volumi verranno inviati alle scuole che ne hanno fatto richiesta, oltre cento, distri- buite dal Trentino alla Sicilia, dove gli alunni partecipanti al Progetto Lettura, circa 10mila, avranno modo di leggerli, analizzarli e commentarli, con l’attenta supervisione dei loro Insegnanti, nel corso dell’attività didattica durante i mesi di febbraio, marzo e aprile. Al termine del lavoro saranno chiamati ad esprime il loro giudizio sui libri letti che determinerà la proclamazione dei 5 libri vincitori il Premio Selezione Bancarellino.
In occasione del “Giorno della Memoria”, il 23 gennaio, recital del duo Nicolosi (piano) e Valanzuolo (voce recitante)
Stefano Valanzuolo e Francesco Nicolosi
La stagione musicale “Capire La Musica 2022/2023”, organizzata da Emilia Romagna Concerti, giunge al suo terzo appuntamento. Lunedì 23 gennaio, alle 21, alla Sala Corelli del teatro Alighieri di Ravenna, è in programma il concerto per il “Giorno della Memoria” intitolato “La musica miracolosa“, per ricordare tutti quegli uomini e quelle donne sacrificati dalle barbarie naziste del XX secolo.
Lo spettacolo racconta la storia di un pianista, Wladyslaw Szpilman, sopravvissuto all’orrore nazista anche grazie al suo amore per la musica. Dei 450mila ebrei polacchi rinchiusi nel ghetto di Varsavia dai tedeschi, solo ventimila sopravvissero, tra cui questo pianista soprannominato “Wladek”. È stato anche grazie al regista Roman Polanski e al suo film Il Pianista se oggi la figura di Szpilman, morto nel luglio del 2000, ha mantenuto la sua visibilità e la persistenza della memoria di quella tragedia.
Il concerto del 23 gennaio avrà come interpreti il pianista Francesco Nicolosi – allievo del grande Vincenzo Vitale – e la voce recitante di Stefano Valanzuolo, musicologo e giornalista di Radio 3, che presenteranno brani di Chopin, Liszt-Wagner, Debussy, Rachmaninov e dello stesso Szpilman.
Al concerto saranno presenti anche gli studenti del Liceo Classico Dante Alighieri di Ravenna che, in apertura, esporranno un documento/testo per sensibilizzare il pubblico alla serata commemorativa in onore delle vittime della Shoah.
I biglietti sono disponibili al teatro Alighieri (telefono 0544 249244), agli Iat di Ravenna e Cervia, nelle filiali de La Cassa e la sera del concerto dalle ore 20.