martedì
30 Giugno 2026

Locale chiuso per cinque giorni dalle forze dell’ordine: aveva riaperto per protesta

Il gruppo Q si arrende: «Non possiamo rischiare l’oltraggio a pubblico ufficiale. Ma speriamo sia servito a far riflettere…»

Q CornerIl gruppo Q con le sue pizzerie e ristoranti era stato tra i più in vista in Romagna ad annunciare la propria adesione all’iniziativa di disobbedienza civile dello scorso weekend “#Ioapro”. Come noto, si trattava di una protesta da realizzare semplicemente riaprendo i locali ai clienti, nonostante il rischio multa, essendo vietato dalle norme anti Covid in vigore, ancor più in Emilia-Romagna, zona arancione con la possibilità per bar e ristoranti di operare solo tramite asporto o delivery.

Il gruppo Q ha un punto vendita anche in provincia di Ravenna, il Q-Corner di Faenza, che è rimasto aperto nel weekend ospitanto alcune decine di clienti, ci dicono dalla proprietà. Nessuno di loro è stato multato, ma le forze dell’ordine hanno sanzionato il locale, imponendone la chiusura forzata per cinque giorni. Il Q-Corner ripartirà venerdì 22 gennaio, con asporto e consegne a domicilio.

Una decisione, quella di interrompere la protesta, arrivata in seguito a quanto avvenuto al Q-Bio di Cesena, dove le forze dell’ordine avrebbero piantonato l’ingresso, non facendo entrare neppure famiglie con bambini.

«Come facciamo ad andare avanti in una protesta se il comportamento delle forze dell’ordine è questo? – si chiedono i titolari in un post su Facebook – Non possiamo rischiare l’oltraggio a pubblico ufficiale e questo atteggiamento rischia anche di alzare polemiche non sempre controllabili da parte del cliente, il quale, a nostro parere, subisce un vero e proprio sopruso. Per quale motivo – continua il post – dobbiamo continuare a protestare nel giorno seguente quando il rischio per i nostri clienti è quello di fare magari dei km per raggiungerci, anche in un centro città, per poi non avere la garanzia del servizio? Queste riflessioni sono in totale rispetto ai funzionari e agenti che svolgevano il loro lavoro, con durezza ma comprensione».

Nelle ore precedenti il gruppo Q aveva ringraziato tutti i clienti che hanno partecipato alla “protesta”: «Avete dimostrato coraggio e speriamo che possa essere servito a far riflettere un poco tutti e a dare spunti ai poteri statali nelle decisioni future».

Davano da mangiare ai piccioni, multate tre persone a Faenza

Il regolamento di polizia urbana lo vieta. In città è attiva una campagna di sensibilizzazione con cartelli informativi

Campagna Piccioni 2 2Il Comune di Faenza lancia l’allarme contro il guano dei volatili, «fenomeno particolarmente sentito nelle città per la sporcizia che si accumula lungo i prospetti di edifici privati e causa anche di deterioramento dei monumenti lapidei per la componente acida del loro contenuto, senza tenere in considerazione gli agenti patogeni e i parassiti in esso contenuti».

Da diverse settimane la polizia locale ha così iniziato nuovamente a mettere sotto la lente d’ingrandimento i piccioni e chi dà loro da mangiare, violando l’articolo 37 del Regolamento di polizia urbana del Comune. A più riprese i vigili hanno messo sotto osservazione alcune delle zone particolarmente afflitte dal problema individuando e sanzionando tre faentini che cospargevano il terreno di briciole o addirittura di mangime che attira frotte di piccioni con le ovvie conseguenze di deiezioni. A loro sono state comminate sanzioni da 50 euro.

Tra le zone messe sotto la lente d’ingrandimento dai vigili l’area del centro città attorno a via Naviglio con piazza Rampi e piazza Ricci, piazza San Francesco e alcune strade limitrofe, la zona nei pressi della clinica San Pier Damiani e le vie attorno all’ex Cisa e alcune strade tra corso Garibaldi e viale delle Ceramiche.

Nei mesi scorsi, per fronteggiare il problema, l’amministrazione comunale aveva lanciato una campagna di sensibilizzazione accompagnata anche da specifici cartelli informativi di divieto affissi nelle aree particolarmente interessate dal fenomeno.

L’articolo 37 del Regolamento di polizia urbana del Comune di Faenza vieta di alimentare piccioni o altri volatili nel centro abitato, nelle strade, piazze o altri luoghi pubblici, nelle aree private aperte, balconi, terrazze, tettoie, davanzali, soglie, parapetti e nicchie raggiungibili dagli stessi. I trasgressori sono soggetti a una sanzione amministrativa pecuniaria da 25,82 a 154,94 euro (art 115 del regolamento di igiene urbana).

«Chi rifiuta di vaccinarsi potrà essere sospeso dal lavoro»

L’analisi di Roberto Riverso, consigliere giuridico del ministro e per anni giudice del lavoro a Ravenna: «Non importa che sia obbligatorio o meno, la legge non lascia spazio alla discrezionalità»

Roberto RiversoI lavoratori potranno essere obbligati a vaccinarsi? E nel caso fossero contrari, rischieranno il licenziamento? L’arrivo del tanto atteso vaccino anti Covid avrà inevitabilmente delle ripercussioni anche sui rapporti di lavoro e il dibattito a livello nazionale è già entrato nel vivo.

Per cercare di chiarire (anche) i nostri dubbi, siamo ricorsi a un parere autorevole, quello di Roberto Riverso, per anni giudice del lavoro al tribunale di Ravenna, poi in Cassazione ed ora consigliere giuridico del Ministro del lavoro.

«La premessa fondamentale da cui partire – sono le sue parole – è che il rischio “sociale” Covid si è fatto rischio professionale, riconosciuto come tale dal legislatore. Il datore di lavoro, per legge garante della salute, non può certo disinteressarsi del tema vaccino, ma deve richiederne l’assunzione come misura di prevenzione e protezione dei lavoratori e dei terzi che si trovano nell’ambiente di lavoro».

Che peso ha il fatto che al momento non sia però prevista per legge l’obbligatorietà? «Certo – continua Riverso –, una legge ad hoc, che obblighi tutti, sarebbe auspicabile, ma va ricordato che nessuno, in fondo, può mai essere obbligato “fisicamente” a fare un vaccino, neppure nel caso di quelli obbligatori. Il tema del vaccino incrocia, oltre al principio di prevenzione, quello di solidarietà che, oltre a porre limiti alla libertà individuale, richiede una prova di maturità collettiva con la ricerca di un orizzonte comune per l’elevazione materiale e spirituale della comunità».

«La distinzione tra vaccini obbligatori e vaccini solo raccomandati – continua – non esiste comunque a livello della affidabilità scientifica. Anche il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro parla solo di vaccini “efficaci”. Non esiste poi sul piano scientifico perché i vaccini raccomandati non sono meno affidabili e necessari di quelli obbligatori. Cambia solo lo strumento che il legislatore utilizza a seconda dei periodi per ottenere il risultato di adesione al vaccino prefisso. E infine, a mio giudizio, la distinzione non esiste nel rapporto di lavoro a fronte di una pandemia».

Il lavoratore deve quindi vaccinarsi, qualora lo richieda il datore? «Di certo non può dire “me ne frego” e ritenersi libero (come gli altri cittadini) di non prestare la propria necessaria collaborazione nell’attuazione della prevenzione, qui assicurata dalla vaccinazione, senza alcun valido motivo. Non può in nome del proprio diritto costituzionalmente garantito alla libertà di cura, decidere di mettere a repentaglio l’incolumità altrui; perché questa libertà non può esistere».

In sintesi – assicura Riverso – nel rapporto di lavoro la legge non lascia spazio alla discrezionalità del datore, ma neanche a quella del lavoratore. «Tutte le misure necessarie per tutelare la sicurezza vanno adottate e osservate». E non importa, come detto, che il vaccino sia obbligatorio o meno. «L’ordinamento obbliga il lavoratore a prendersi cura della salute altrui e a considerare l’effetto nocivo della proprie omissioni: quando il rischio esista, il vaccino sia disponibile e sia efficace, come in questo caso è dimostrato da tutte le Agenzie preposte».

E quali possono essere le conseguenze per il lavoratore? «La mancanza della vaccinazione richiesta dal datore di lavoro potrebbe sicuramente comportare, attraverso la valutazione del medico competente, una inidoneità oggettiva del lavoratore rispetto all’ambiente di lavoro; e inoltre, secondo un’altra tesi, una violazione degli obblighi legali incombenti sul lavoratore in base al contratto. Ciò sicuramente nel caso di rischio biologico specifico (laboratori, ospedali e ambienti assimilabili) ma anche in ogni altro caso di rischio qualificato. Questo porterebbe a legittimare anche una reazione disciplinare che può comportare una sanzione di diversa gravità, a seconda della reale situazione di fatto e dei diversi contesti aziendali».

«Non credo però che, di primo acchito, il licenziamento di cui si è molto parlato in questi giorni possa ritenersi giustificato – conclude Riverso –; credo che sia più appropriata invece la sospensione del rapporto, una misura che potrebbe consentire al lavoratore di sanare la situazione con la vaccinazione. In ogni caso il datore di lavoro è tenuto a verificare se vi siano alternative lavorative, come per esempio lo smart working o modalità esecutive che portino comunque a scongiurare ogni rischio. Il licenziamento potrebbe essere irrogato solo come ultima misura estrema quando, in seguito a una perdurante inottemperanza nella somministrazione del vaccino, sia conclamata l’inidoneità del lavoratore rispetto al lavoro o potrebbe dirsi verificato il presupposto della lesione irreversibile della fiducia, senza valida giustificazione».

Intrighi e avventure fantapolitiche nel nuovo romanzo del ravennate Alberto Cassani

In uscita il 21 gennaio “Una giostra di duci e paladini”, seconda creazione narrativa dello scrittore, già assessore alla cultura della città

Cassani Giostra Duci PaladiniSarà sugli scaffali delle librerie e online dal 21 gennaio il nuovo romanzo di Alberto Cassani (356 pagine, 18 euro) intitolato Una giostra di duci e paladini, dopo la prova narrativa d’esordio, L’uomo di Mosca, pubblicato nel 2018 sempre dall’editore Baldini+Castoldi.
Cassani, già assessore alla cultura a Ravenna, poi coordinatore della candidatura della città a capitale europea della cultura 2019, da alcuni anni oltre al lavoro alla Regione Emilia-Romagna si dedica alla passione della scrittura.

Questa seconda creazione letteraria prende le mosse da un intrigo di politico che per uno scherzo del destino trascina un gruppo di vecchi amici idealisti in un avventurosa “giostra” di colpi di scena che partendo dalla provincia italiana approda a Milano, quindi a Parigi, Bangkok e infine a Roma e alla cittadina di partenza.
Costruito come un romanzo dentro il romanzo, la narrazione si dipana e si intreccia fra ambizioni di potere, sete di denaro, amicizie e passioni mai sopite. Così il libro unisce, in modo ironico e originale, fantapolitica e cronaca di provincia. E alla fine parla delle scelte che riusciamo a fare e di quelle mancate, e di come queste ultime possano poi diventare materia per il racconto.

Il Ravenna è in crisi, niente giorno di riposo e due allenamenti al giorno

Il presidente: «Attivi sul mercato, ma i giocatori dimostrino di essere anche uomini veri»

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Il presidente del Ravenna Fc Alessandro Brunelli

Penultimo in classifica nel girone B del campionato nazionale di calcio di serie C, con una delle peggiori performance fatte registrare in tutta Italia, tra i professionisti, per quanto riguarda le sconfitte e i gol subìti, il Ravenna Fc continua la propria stagione di crisi.

E dopo l’ennesima sconfitta (sono 13 su 19 partite) rimediata domenica contro il Carpi, a far sentire la propria voce è il presidente, Alessandro Brunelli, che definisce la prestazione «sconcertante» e «inaccettabile».

«Le attenuanti sono finite – ribadisce Brunelli –. Dopo un avvio di stagione complicato, è arrivato il momento che questa rosa dimostri quello spirito di sacrificio indispensabile per raggiungere una salvezza che è comunque alla nostra portata».

«L’allenatore non è in discussione. O meglio, in discussione lo siamo tutti, a cominciare dai giocatori che questa settimana sosterranno seduta doppia ogni giorno per prepararsi adeguatamente alla partita di domenica prossima (contro il forte Sudtirol, ndr). Abbiamo deciso di annullare anche la giornata di riposo, e la squadra si è ritrovata (ieri, lunedì 18 gennaio) per una seduta di allenamento. Da situazioni come questa si esce tutti assieme, a cominciare dalla società che si è presa sempre le proprie responsabilità e che è attiva sul mercato per capire in che modo mister Colucci possa essere dotato di elementi in grado di contribuire in modo decisivo a questo sforzo collettivo. Nel frattempo siamo ben consci che gli uomini a disposizione possano e debbano convincerci che non ci sbagliavamo quando abbiamo dato loro fiducia, dimostrando in tal modo di non aver dimenticato di essere giocatori e uomini veri».

Risveglio ghiacciato: ad Alfonsine picco di -7,2 gradi sotto zero

I dati di Emilia-Romagna Meteo: nel comune di Ravenna -2,3

GhiaccioAd Alfonsine questa mattina (19 gennaio) sono stati toccati i 7,2 gradi sotto zero, tra i picchi più gelidi di tutta l’Emilia-Romagna (il record è stato registrato a Basilicanova, in provincia di Parma, con -8,1 gradi.

Temperature polari anche in altre località della provincia: -6,7° a Villa Prati e San Biagio di Faenza, -6,6 a Voltana, -6,5 a Gambellara, -6,4 a Bizzuno e -6,3 a Roncalceci.

Nel comune capoluogo, Ravenna, la temperatura minima registrata è stata di -2,3 gradi.

I dati sono di Emilia-Romagna Meteo.

Secondo le previsioni da domani le temperature saranno in netta risalita.

Veterinario indagato, appello Facebook: cerca testimoni del soccorso al cane Balto

Il medico di Sant’Antonio è accusato di uccisione di animali per l’eutanasia su un labrador senza averlo visitato. Contestata anche una presunta evasione fiscale da un milione di euro in cinque anni

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I contanti ritrovati nel garage del veterinario

Un appello lanciato via Facebook per cercare testimoni che possano scagionarlo dall’accusa di uccisione di animali. È l’iniziativa del 47enne Mauro Guerra, noto veterinario di Sant’Antonio al centro di un’inchiesta che appunto lo vede indagato per la presunta eutanasia di un cane labrador di nome Balto.

Ma la magistratura lo ritiene responsabile, tra le altre cose, anche una maxi evasione fiscale da un milione di euro in cinque anni. E i 600mila euro in contanti trovati dalla guardia di finanza in una scatola di polistirolo in garage sarebbero, secondo gli inquirenti, un tesoretto accumulato con prestazioni in nero.

Gli eventi che hanno portato la procura a contestare il reato di uccisione di animali risalgono al 19 agosto scorso. Guerra dal suo profilo Facebook scrive: «Chiedo di contattarmi in privato a chiunque fosse presente nel mio ambulatorio o nell’adiacente parcheggio a metà pomeriggio di quel giorno e mi abbia visto uscire dall’ambulatorio per prestare soccorso a un anziano cane labrador nel bagagliaio di un’auto».

Quel labrador è Balto che ha dato il nome a tutta l’indagine, partita dalla morte di un cane e arrivata ad altro. Secondo l’accusa il medico avrebbe soppresso l’animale, per volere dei proprietari, senza necessità e senza averlo visitato. Secondo gli inquirenti il vecchio Balto era malconcio perché abbandonato per giorni al caldo senza acqua e cibo e, pur con un disturbo dell’andatura, riusciva ancora a camminare da solo e aveva bisogno solo di cure.

Il post di Guerra, pubblicato alle 9 di ieri 17 gennaio, ha raccolto più di 250 commenti. Ma pochi di potenziali testi utili ai fini processuali: nella maggior parte dei casi si tratta di sostegno incondizionato e solidarietà all’indagato. Da quando la notizia si è diffusa sono infatti tanti i clienti e gli amici che lo stanno difendendo sui social. È stato anche creato un gruppo privato su Fb chiamato “Io sto con Mauro Guerra l’amico degli animali”.

Come riportato nei giorni scorsi da Il Corriere Romagna, il veterinario al momento non è stato sospeso dal suo ordine professionale e ha facoltà di portare avanti la propria professione.

Parcheggi negli stradelli salvi anche quest’anno. I lavori partiranno dopo l’estate

Un ricorso fa slittare ulteriormente il progetto Parco Marittimo. Il parcheggio scambiatore di Marina di Ravenna verrà raddoppiato

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Un rendering del Parco Marittimo

L’obiettivo ai tempi della presentazione del progetto vincitore era partire con i lavori nel 2019. Obiettivo aggiornato poi a inizio 2020 e fissato poi (nel 2019 stesso) a dopo l’estate scorsa. Ora, però, un ricorso pendente della seconda ditta in graduatoria nella gara d’appalto lavori, fa slittare nuovamente i tempi. E così anche la prossima estate, quella del 2021, non cambierà nulla negli stradelli retrodunali dei bagni di Marina di Ravenna e Punta Marina e i quasi 2mila parcheggi stimati dalla Cooperativa Spiagge resteranno ancora al loro posto, tra le dune e la polvere.

La conferma arriva direttamente dal sindaco Michele de Pascale, che non riuscirà così a veder realizzato nemmeno in parte uno dei progetti più importanti dal punto di vista urbanistico della sua legislatura, in “scadenza” a giugno.

Si tratta del cosiddetto Parco Marittimo, progetto dello studio Paisà che prevede non solo una riqualificazione dello spazio retrodunale, ma un parco appunto, che si dovrà estendere lungo i nove lidi ravennati con pista ciclabile e pedonale, arredi, piazzette, belvedere…

Il primo stralcio, quello per cui si sta aspettando di sbrogliare la matassa, riguarda Marina di Ravenna e Punta Marina. Si tratta di un investimento pubblico (con il contributo anche della Regione) di 5.845.000 euro che vedrà quindi i primi lavori in primavera, senza però impattare sulla stagione turistica, ha assicurato De Pascale durante la commissione consiliare sul tema. Il cantiere vero e proprio entrerà nel vivo quindi solo dopo l’estate, per concludersi a fine 2022, massimo inizio 2023.

Il secondo stralcio è invece da 3,7 milioni di euro e riguarda la parte sud di Punta Marina, Lido Adriano e Lido di Classe, con lavori previsti a inizio 2022 con l’obiettivo di concluderli nel 2024. Stessa tempistica per il terzo stralcio, da 4 milioni, che riguarderà Marina Romea e Porto Corsini.

Il sindaco ha ribadito la scelta politica dell’Amministrazione di fare un investimento turistico, consapevole che potranno esserci disagi per gli «escursionisti», ossia tutti coloro che vanno e tornano a Marina di Ravenna o Punta Marina in giornata. Per attenuarli, è stato già potenziato il servizio Navetto Mare, così come verrà potenziato il collegamento con Ravenna, mentre è già partito l’ampliamento del parcheggio scambiatore di via del Marchesato, a Marina di Ravenna, e verrà raddoppiato quello di via Trieste. Un terzo parcheggio scambiatore verrà realizzato a Punta Marina, assicura il sindaco, nel ribadire che l’Amministrazione ha deciso, «con coraggio», che il retrospiaggia non potrà più essere un parcheggio. In questo modo – secondo De Pascale – potranno essere valorizzati in primis gli stabilimenti balneari e sarà sanata a Marina la frattura tra spiaggia e paese, che saranno collegati dal nuovo “parco”.

Pandemia Covid: in provincia 88 nuove positività e 9 morti

Il numero dei posti letto occupati in terapia intensiva scende a 14. Prosegue la campagna vaccinale: ora priorità ai richiami per la seconda dose per superare il taglio di forniture deciso dalla casa farmaceutica

CAMPAGNA VACCINALE PALA DE ANDRE' RAVENNALa pandemia da Sars-Cov-2 in provincia di Ravenna registra oggi, 18 gennaio, altri 88 nuovi casi di positività (di cui 36 con sintomi) e il totale in undici mesi è 15.484. Dalla Regione vengono comunicati anche nove decessi: più di 650 dall’inizio del contagio, di cui più di 500 negli ultimi due mesi e mezzo. Infine il dato sui posti occupati in Terapia intensiva: oggi sono 14, in caso di uno rispetto a ieri (il picco è stato 22, su 34 posti disponibili).

In regione dall’inizio dell’epidemia da coronavirus si sono registrati 203.141 casi di positività, 1.153 in più rispetto a ieri, su un totale di 9.980 tamponi (8.736 molecolari e 1.244 antigenici rapidi) eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è dell’11,5 percento.

Alle 16 di oggi il totale dei vaccini fatti è 118.611. Va ricordato che a causa dei tagli pari a circa il 50% delle dosi fornite questa settimana – decisa autonomamente da Pfizer-BioNtech – da oggi e per i prossimi giorni in Emilia-Romagna la priorità è data ai richiami, con la somministrazione della seconda dose a chi ha ricevuto la prima, e ai degenti delle Cra.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 46,5 anni.

Sui 547 asintomatici, 315 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 63 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 12 con gli screening sierologici, 4 tramite i test pre-ricovero. Per 153 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 260 nuovi casi; a seguire Bologna (184), Ferrara (135) e Cesena (102); poi Reggio Emilia (96), Rimini (92), Ravenna (88), Forlì (62). Quindi il territorio di Piacenza (55), poi Parma (47) e infine Imola (32).

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 8.736 tamponi, per un totale di 2.804.121. A questi si aggiungono anche 53 test sierologici e 1.244 tamponi rapidi effettuati da ieri.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.703 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 140.114.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 54.230 (-601 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 51.428 (-640), il 94,8% del totale dei casi attivi.

Si registrano 51 nuovi decessi: 5 a Piacenza (due donne di 91 e 97 anni, e tre uomini di 69, 80 e 84 anni), 4 in provincia di Parma (tutti uomini: uno di 73 anni, uno di 82 anni e due di 83 anni), 2 in provincia di Reggio Emilia (due uomini di 84 e 96 anni); 8 nel modenese (tre donne – di 73, 79 e 93 anni – e 5 uomini, di 72, 82, 83, 85 e 96 anni); 7 in provincia di Bologna (tre donne – di 79, 91, 93 anni – e 4 uomini: di 72, 83 anni, 84 e 91 anni); 6 nel ferrarese (tre donne di 84, 85 e 94 anni; tre uomini di 60, 76 e 80 anni); 9 in provincia di Ravenna (5 donne – una di 47 anni, una di 73 anni , due di 85 anni, una di 88 anni– e 4 uomini, rispettivamente di 75, 87, 88, 89 anni); 6 a Forlì-Cesena (tutti uomini, di 61, 73, 74, 80, 83 e 85 anni); 2 nel riminese (una donna di 76 anni e un uomo di 66 anni). Infine, si segnalano due decessi fuori regione: un uomo di 79 anni diagnosticato dall’Ausl di Piacenza ma residente in provincia di Pavia,e un uomo di 81 anni diagnosticato dall’Ausl di Bologna ma residente a Napoli.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 8.797.

Allerta smog, al via misure d’emergenza anche a Ravenna

Riscaldamenti abbassati e stop ai barbecue, dal 19 gennaio

Blocco Traffico Smog Emissione AutoLivelli di pm10, polveri sottili, oltre i livelli di guardia consentiti per legge per almeno tre giorni di fila in buona parte dell’Emilia-Romagna. È quanto emerge dal monitoraggio dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale.

Dunque da domani, martedì 19 gennaio, in regione tranne a Rimini e provincia scattano le misure emergenziali previste: stop alla circolazione dei veicoli Diesel Euro 4, riscaldamenti abbassati in case (a 19 gradi) ed edifici commerciali (a 17), limiti alla combustione di biomasse (divieto anche di barbecue e falò). Le misure emergenziali erano già in vigore da venerdì scorso, e dunque proseguiranno, per le province di Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Piacenza, Ferrara. Mentre scattano da domani anche per Forlì-Cesena e Ravenna.

A questo link le misure emergenziali nel dettaglio

 

«I relitti abbandonati sono una discarica nella valle». Una foto dall’interno

Gli ambientalisti di Italia Nostra chiedono interventi per rimuovere le navi russe abbandonate da anni. Intanto nella Legge di Bilancio un fondo per contribuire alle bonifiche

2017 VomvC’è una discarica a cielo aperto fatta di rottami e liquami nella valle Piomboni di Ravenna. La sezione locale dell’associazione ambientalista Italia Nostra torna a chiedere interventi urgenti per rimuovere i tre relitti semiaffondati di navi abbandonate da anni. Nell’ambiente portuale vengono ormai indicate con il soprannome di “tre caravelle”.

Italia Nostra diffonde una foto scattata all’interno di una delle imbarcazioni, il Vomv-Gaz: «L’immagine risale al 2017 ed è presumibile che la situazione sia peggiorata, in quanto non risulterebbe eseguito alcun intervento. Pare che i relitti siano stati bonificati nel 2009. Dall’immagine si vede che la superficie dell’acqua penetrata all’interno dello scafo è contaminata da olii, e viene riferito che l’aria era irrespirabile per esalazioni di nafta. Da una recentissima ripresa si vede che anche il relitto vicino, Orenburggazprom, risulta in condizioni addirittura peggiori, con la zona dei motori e della sala macchine ormai tutta affondata».

2020 12 Vomv GazLa preoccupazione degli ambientalisti – a Ravenna la presidente della sezione è Francesca Santarella, ex consigliera comunale con M5s – è anche per la salute pubblica: «Vi sono immagini divulgate dalla capitaneria di porto riguardanti sequestri di materiale per la pesca di frodo di vongole proprio di fianco ai relitti».

Una soluzione del caso potrebbe forse arrivare dall’ultima legge di Bilancio che istituisce, su proposta del Pd, un fondo che aiuta le Autorità portuali a bandire gare per la rimozione di navi abbandonate nei porti per venderle nei casi in cui sia possibile o farle demolire. Il fondo ha risorse per 12 milioni di euro, coprirà il 50 percento delle spese sostenute dalle Ap per cui potrà attivare investimenti per 24 milioni su tre anni. Il ricavato della vendita della nave o dei rottami andrà ad integrare il fondo così da poter rimuovere ulteriori navi abbandonate. Sulla proposta ha lavorato in particolare il deputato Alberto Pagani.

2020 12 OrenburggazpromOltre alle “tre caravelle”, l’altra situazione incresciosa al porto di Ravenna è rappresentata dal mercantile Berkan B. Il rottame giace spezzato dal 2017 a ridosso della banchina della penisola trattaroli. «Dal 2019 un bando di gara per la rimozione già aggiudicato non è mai stato assegnato – afferma Italia Nostra –. La Regione ha risposto seccamente ad una interrogazione in merito della consigliera regionale Giulia Gibertoni (gruppo Misto e non M5s come indicato erroneamente in un primo momento). L’assessora all’Ambiente parla di una consulenza nella quale si certifica assenza di inquinamento nelle acque oltre le panne circostanti il relitto, e che, a quanto sembrerebbe, è stata depositata dalla difesa a discolpa degli indagati. A nulla valgono, dunque, i tanti documenti (filmati, immagini, testimonianze) resi pubblici e reperibili in rete che invece proverebbero il contrario?».

Pigna: «Il Comune privilegi le aziende locali come consentito dalle norme»

La lista civica di opposizione invita il sindaco a ricorrere agli affidamenti diretti a rotazione come consentito per interventi sotto a 150mila euro

Edil6Favorire la ripresa economica del territorio con affidamenti diretti di lavori pubblici e progettazioni alle imprese e ai professionisti locali. È la proposta rivolta dalla lista civica La Pigna al Comune di Ravenna. La consigliera comunale Veronica Verlicchi fa riferimento alla legge 120 dell’11 settembre 2020 che prevede la possibilità di affidamenti diretti di opere fino a 150mila euro e progettazioni fino a 75mila. «Vanno adottati degli specifici criteri preventivi e gli affidamenti, consentiti dalla normativa, devono  ovviamente rispettare il criterio della rotazione».

La lista di opposizione critica la scelta di affidamenti fatti ad aziende di altri territori: in particolare le perplessità nascono dalle scelte per l’individuazione della ditta che dovrà prendere il posto della Passarelli nella costruzione del nuovo palazzetto dello sport. Il cantiere è fermo e sono ormai da tempo tramontate le possibilità di averlo completato per la primavera, come invece era nei piani comunali quando si aprirono i lavori. «A questa azienda il Comune ha affidato i lavori di adeguamento di alcune scuole. Non ci sono nel comune di Ravenna aziende edili che possono eseguire lavori sotto la soglia dei 150mila euro?».

La Pigna si augura che la segnalazione sensibilizzi De Pascale nei confronti delle aziende del territorio: «In ogni caso e per sicurezza, abbiamo depositato una mozione in questo senso per il voto in consiglio comunale di Ravenna».

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