venerdì
22 Maggio 2026

Karolis Kaupinis, il passato della Lituania per parlare dell’oggi: «La libertà porta responsabilità»

Sabato 9 maggio (ore 20) il Polis Teatro Festival ospita all’Almagià Radvila Darius, figlio di Vytautas, lavoro di un team creativo lituano capitanato dal regista e filmmaker Karolis Kaupinis e prodotto da Operomanija. Si tratta di un dialogo tra musica dal vivo eseguita da quattro musicisti e frammenti video provenienti dagli archivi della Radio e Televisione Lituana, a seguito della caduta della censura imposta dal regime sovietico. Karolis Kaupinis, raggiunto telefonicamente mentre è in Giappone, ci racconta qualcosa in più sullo spettacolo e sul suo Paese.
Cosa ha rivelato l’analisi di materiali d’archivio risalenti a trentacinque anni fa? Cosa è emerso dopo la revoca di una censura di lunga data?
«Dall’inizio dell’occupazione della Lituania, per 50 anni il regime comunista sovietico ha controllato tutti i media e, come è accaduto in tutti i paesi comunisti, questi trasmettevano solo ciò che loro volevano che ascoltassimo, ossia quasi sempre i grandi risultati ottenuti dal regime. Nel 1988 iniziano i
movimenti di liberazione e nel giro di un anno la censura nella televisione di stato cade e ciò significò che un sacco di giovani giornalisti iniziarono a dare vita a trasmissioni improvvisate in diretta, basate soprattutto sulla vox populi, su interviste con persone comuni per strada, da cui emergevano problemi di ogni sorta. Improvvisamente nacque dunque un’onda di risentimento, la gente cominciò a dire ad alta voce cose che non si dovevano dire, lamentele, si parlava di problemi che erano stati soppressi in qualche modo per anni e anni e di cui nessuno parlava mai. Ho trascorso parecchio tem- po a recuperare questi materiali, del periodo 1988-1991, e ho notato che gli argomenti di cui parlava la gente allora in realtà non sono molto diversi da quelli di oggi: l’identità nazionale, chi siamo, questioni ambientali, relazioni uomo-donna, la corruzione in politica, progetti mai realizzati, infrastrutture mai completate, ma anche piccole questioni di tutti i giorni e anche argomenti esistenziali di una piccola nazione. Ho avuto la sensazione che, sebbene quelle interviste fossero state fatte trentacinque annifa, e nel frattempo la Lituania è cambiata moltissimo, i commenti potessero tranquillamente arrivare dall’oggi. Sono cambiate le abitudini, le mode, l’aspetto delle persone, il modo in cui si parla; allora era tutto molto più modesto, ma non sono cambiati gli argomenti di discussione, ed è per questo che ho pensato che recuperare quei materiali fosse un buon modo per parlare della contemporaneità, approcciando diversamente il passato. La mia idea è che non si fa mai un film o uno spettacolo sul passato se questo non dice nulla dell’oggi. Il tempo, per me, è sempre uno spazio che permette di parlare dell’oggi».
Che tipo di contrappunto crea la musica jazz dal vivo con le immagini che ha scelto?
«La relazione tra musica live e i video è in pratica quella che c’è nel cinema muto, la musica è pensata per sottolineare maggiormente le emozioni e interagire con il video. Tecnicamente avevamo cercato spunti musicali all’interno dei video stessi, è un metodo che ho visto usare dal musicista francese Christophe Chassol, che consiste nell’armonizzare e mettere in musica suoni della vita reale, voci, rumori o immagini, trasformandoli in composizioni musicali. Su quelli si crea musica e impro free jazz, ed era perfetto per i musicisti coinvolti, che sono dei grandi improvvisatori dal vivo. È musica che dà una sorta di movimento ai video, cerca di interpretare e creare un dialogo con i video, che sono perlopiù fatti di interviste».
Che cosa è diventata la Lituania dopo la liberazione dall’Unione Sovietica?
«Per rispondere a questa domanda avrei probabilmente bisogno di qualche ora. Dunque proviamo a stare in tre questioni fondamentali. La prima è il benessere economico. In Lituania abbiamo raggiunto la situazione in cui, a livello economico, viviamo meglio che in nessun altro momento nella secolare storia del paese. La liberazione dall’Unione Sovietica, nel corso di 35 anni di duro lavoro, ha creato un welfare senza precedenti. Ad esempio, se confrontiamo la crescita del nostro Pil con quello dell’Italia scopriamo che mentre trent’anni fa potevamo solo sognare una qualità di vita pari a quella italiana, ora siamo praticamente allo stesso livello, quando veniamo in Italia non c’è più nulla che ci sorprenda. Un’altra questione è la libertà che abbiamo ottenuto. Ciò è più difficile, credo, da capire per la gente, specialmente per le vecchie generazioni: libertà si porta dietro anche responsabilità. Molte persone hanno inteso la libertà nel modo in cui l’ha descritta il famoso filosofo politico Isaiah Berlin, quando parla di “libertà negativa”, ossia la gente pensava di essere libera da tutto, senza essere responsabile di nulla. Ma senza responsabilità credo non si possa creare una società coerente, in cui le persone sono empatiche verso gli altri. Dunque in merito a questo aspetto credo che abbiamo ancora molte lacune.La terza cosa, che vedo molto grave in questo momento, è che nel momento in cui le strutture liberali stanno collassando in tutto l’Occidente, cosa succederà a noi, che siamo una piccola nazione, dove finiremo? Riusciremo in qualche modo a sopravvivere in questo mondo moderno come nazione indipendente, con la sua identità peculiare?»

Kaupinis
Karolis Kaupinis

La situazione politica mondiale odierna sembra senza speranza: oltre alle guerre e alla violenza, la cultura viene emarginata, i governi si comportano come aziende private, la censura è più viva che mai. Come descriverebbe lei questo momento? Ci troviamo di fronte a una profonda crisi della democrazia?
«Sì, credo che ci troviamo in una profonda crisi della democrazia e della società, ma la risposta chiave a ciò, per me, è la partecipazione. Sono convinto che per lungo tempo la gente in Occidente ha goduto dei frutti della democrazia ma ha evitato di dare qualcosa in cambio, ossia la partecipazione politica, il coinvolgimento nella vita delle comunità. In questo momento mi trovo in Giappone e vedo come tutti contribuiscano grandemente a ogni questione quotidiana, la società qui è basata molto sul contributo e la partecipazione di tutti. Ricordo una canzone italiana dai miei studi a Roma che diceva “la libertà non è stare sotto un albero, non è neanche il volo di un moscone” (è La libertà, di Giorgio Gaber, ndr) e che finiva con “la libertà è partecipazione”. Sono convinto che la cura per molti dei nostri problemi sia agire di persona nella società, questo riguarda ognuno di noi. Non dobbiamo aspettare che gli altri facciano qualcosa».
Come è stato accolto lo spettacolo? Qual è, secondo lei, il suo punto di forza?
«Lo spettacolo per ora non è uscito dall’Europa, ed è percepito in modo diverso nell’Europa dell’Est, dove la gente lo accoglie più ironicamente, con più humor. Nell’Europa occidentale la gente, probabilmente a causa di una scarsa conoscenza di come viviamo in Lituania, crede che conduciamo tuttora vite povere, come si vede nei materiali video d’archivio dello spettacolo. Dunque scatta un sentimento di solidarietà, come dire “poveri lituani”, laddove all’Est invece capiscono benissimo che si sta parlando di “cattivi tempi andati”. Ora non vedo l’ora di vedere come lo accolgono gli italiani».

Dal medico ruba timbro e ricette per acquistare oppiacei in farmacia: arrestato 40enne

A Ravenna un uomo di 40 anni è stato arrestato dai carabinieri con le accuse di ricettazione, truffa e falsità materiale. Il fermo è avvenuto nel pomeriggio di mercoledì 7 maggio al termine di un controllo mirato. Il quarantenne, ravennate, sarebbe stato sorpreso all’uscita di una farmacia dopo aver acquistato farmaci a base di oppiacei utilizzando una ricetta medica falsificata. Il documento riportava il timbro di un medico di base che nei giorni precedenti aveva denunciato il furto del proprio bollettario e del timbro professionale.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso ai carabinieri di sequestrare il materiale rubato, comprese ricette in bianco e il timbro del medico, oltre a tre confezioni dello stesso tipo di medicinali acquistate con modalità analoghe e alcuni grammi di hashish.

Dopo l’arresto, l’uomo era stato posto ai domiciliari. Nella mattinata di oggi (8 maggio) il giudice del Tribunale di Ravenna ha convalidato il provvedimento disponendo il trasferimento in carcere.

Unicredit investe quasi 23 milioni di euro per il parco fotovoltaico in costruzione nell’area ex Sarom lungo via Trieste

UniCredit ha deciso di finanziare con 22,6 milioni di euro Adriasol, società veicolo controllata in quote paritetiche da Renco e da Eco Trade, del gruppo Ecosuntek, per la costruzione di quello che viene definito come il primo impianto fotovoltaico in un porto italiano integrato con un sistema di alimentazione elettrica da terra per le navi in sosta. Si tratta del cosiddetto “cold ironing”.

L’impianto, da 37 megawatt di picco (con circa 58mila pannelli fotovoltaici), spiega una nota congiunta, è in fase di costruzione, sorge nell’area portuale di Ravenna (in particolare in quella ex Sarom lungo via Trieste, dove, per farvi spazio, sono state abbattute le torri Hamon) e dovrebbe entrare in esercizio entro fine giugno del 2026.

A regime produrrà circa 53 GWh annui di energia — equivalenti al consumo stimato di 20mila famiglie — e consentirà di evitare oltre 25mila tonnellate annue di Co2 equivalente. L’energia non immessa in rete coprirà il fabbisogno delle navi da crociera ormeggiate a Porto Corsini, riducendo emissioni e inquinamento acustico durante la sosta in porto.

Il finanziamento è strutturato come green mini-perm project financing, certificato ai sensi dei “Green Loan Principles”. L’iniziativa beneficia anche di un contributo a fondo perduto del Ministero dell’Ambiente nell’ambito del progetto “Green ports” del Pnrr (circa 7 milioni di euro che portano l’investimento complessivo attorno ai 30 milioni). Adriasol opera in forza di una concessione in partenariato pubblico-privato con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale.

Scontri tra tifosi di Arezzo e Ravenna: 5 Daspo, di cui uno per un ultrà giallorosso

La questura di Arezzo ha emesso cinque divieti di accedere alle manifestazioni sportive, i cosiddetti Daspo, per altrettante persone coinvolte negli scontri tra tifoserie di calcio prima della partita Arezzo-Ravenna del girone B della serie C maschile giocata l’1 marzo (finita 1-1). I destinatari sono quattro supporter della squadra di casa e uno degli ospiti. Le indagini condotte dalla Digos del capoluogo toscano sono ancora in corso.

Come riportato all’epoca dei fatti su queste pagine, alcuni tifosi delle due squadre si fronteggiarono all’esterno dello stadio. Il contatto durò pochi minuti con lanci di fumogeni e qualche scontro fisico, fino all’intervento della polizia che fece disperdere gli ultrà. Non ci furono feriti ricorsi a cure mediche. L’episodio avvenne circa mezz’ora prima del fischio di inizio, previsto per le 17.30, a mezzo chilometro dallo stadio comunale, nei pressi dell’incrocio tra via Divisione Garibaldi e via Sanzio che fa parte del percorso prestabilito e noto per il transito dei veicoli delle tifoserie dirette al settore ospiti. Un gruppo di 20-30 supporter aretini attaccò il corteo giallorosso in transito scortato dalla polizia. Lo scontro è avvenuto con alcuni ravennati che sono scesi da due-tre veicoli, mentre altri si sono chiusi negli abitacoli.

Tra le due tifoserie c’erano stati momenti di tensione anche al termine della partita di andata a Ravenna a fine ottobre (finita 3-0 per i toscani) con una dinamica simile. Nei pressi dell’incrocio tra via Ravegnana e via Galilei un gruppo di ultras giallorossi aveva raggiunto il corteo della tifoseria ospite intento a lasciare la città e alcuni di questi erano scesi dai veicoli. In quel caso erano stati identificati due ravennati, un 29enne e un 49enne. Il questore di Ravenna aveva emesso due provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (Daspo) per la durata di un anno.

Si fingeva autotrasportatore e caricava merce non sua: quattro truffe per un valore di 350mila euro

Un uomo è stato denunciato dalla polizia di Stato di Ravenna per truffa aggravata: con identità fittizie e documenti falsi si presentava come autista trasportatore nelle ditte e ritirava merce di valore, poi faceva perdere le proprie tracce insieme al materiale ritirato. L’attività di indagine svolta dalla polizia stradale ha permesso di delineare un quadro indiziario che collega l’uomo a quattro distinti episodi (di cui uno in provincia di Ravenna). Mosto d’uva concentrato, elettrodomestici ed elettronica, abbigliamento ed attrezzatura per lo sport, nonché materiale sottratto ad una importante acciaieria nazionale. Valore complessivo di circa 350mila euro.

Le indagini hanno avuto origine da un episodio avvenuto nel giugno 2024. Un carico di mosto d’uva concentrato, del valore di oltre 80mila euro, era stato sottratto da uno stabilimento della provincia di Ravenna da un soggetto presentatosi come autista incaricato del trasporto. Dopo aver caricato la merce, l’uomo si era reso irreperibile. I primi accertamenti avevano evidenziato un articolato sistema di sostituzione di persona e utilizzo fraudolento di dati aziendali e targhe di veicoli.

Nel marzo 2025 la Stradale ha svolto ulteriori attività investigative che, anche grazie alla diffusione delle immagini del presunto autore sul territorio nazionale, hanno permesso di individuare un soggetto già noto per precedenti specifici. Analisi fisionomiche e perquisizioni domiciliari hanno consentito di rinvenire elementi utili: capi di abbigliamento compatibili con quelli utilizzati durante il reato, documenti contraffatti e targhe risultate provento di attività illecite.

Droga per un valore di centomila euro e una pistola con 50 colpi: tre arresti

Avevano a disposizione oltre due chili di droga, che sul mercato avrebbero fruttato oltre centomila euro, e una pistola calibro 6,35 con 50 colpi. Tre giovani albanesi di età compresa fra 36 e 27 anni, residenti a Lugo e Massa Lombarda, sono stati arrestati dalla polizia di Stato perché ritenuti parte di una rete di spaccio tra Imola e Ravenna. Gli arresti sono stati eseguiti il 6 maggio e resi noti oggi, 8 maggio.

L’operazione è nata da alcune informazioni raccolte dagli agenti del commissariato di Imola che hanno consentito di individuare due fratelli residenti a Lugo, con numerosi precedenti, che gestivano un’attività di spaccio itinerante.

A bordo delle rispettive autovetture, i due si spostavano quotidianamente in punti prestabiliti della città di Imola dove incontravano gli acquirenti, quasi tutti soggetti noti alle forze dell’ordine, per consegnare le dosi. In più circostanze i due hanno concluso cessioni anche a Massa Lombarda. Il pedinamento è stato complesso perché i due guidavano a tutto gas su strade secondarie di campagna.

Nel pomeriggio del 6 maggio le squadre mobili di Bologna e Ravenna hanno fermato i due fratelli. Il 27enne era nei pressi di un centro commerciale di Faenza mentre il 36enne era a Bagnacavallo. Nell’abitazione di Lugo sono stati sequestrati 366 grammi di cocaina, 54 grammi di marijuana e 7.700 euro in contanti.

Gli investigatori della polizia stradale di Forlì-Cesena hanno perquisito l’abitazione dell’altro 36enne, residente a Massa Lombarda: rinvenuti e sequestrati 1,3 kg di cocaina, 200 grammi di marijuana, 100 grammi di hashish, 4 bilancini di precisione, una pistola calibro 6,35 insieme a 50 colpi tra alcuni pneumatici nel garage, diecimila euro in contanti nell’armadio.

In una mostra a Ravenna l’impatto di Eni sull’accesso alle risorse idriche e sulle comunità locali

Inaugura il 19 maggio (ore 18) alla Galleria Dis-Ordine dei Cavalieri della Malta e di Tutti i Colori di Ravenna (via Massimo D’Azeglio, 42), la mostra fotografica Cattive Acque / Dark Waters. Al centro dell’esposizione, l’impatto del colosso Eni sull’accesso alle risorse idriche e sulle comunità locali. L’evento vedrà la partecipazione del duo musicale “Cessate il fuoco”. Dal 20 al 23 maggio la mostra potrà essere visitata dalle ore 17 alle 19. L’esposizione è inserita nel programma della Carovana Emilia Romagna-Diritti e Rovesci, un’iniziativa organizzata da Reca (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e Amas-Er (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia-Romagna). Il percorso, che ha preso avvio in aprile e si concluderà in giugno, tocca luoghi simbolo, tra cui Ravenna il 23 maggio, per denunciare gli impatti del sistema fossile, e promuovere la giustizia climatica.

La mostra Cattive Acque / Dark Waters è un’inchiesta visiva realizzata da Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello. Il progetto, frutto di una ricerca internazionale finanziata dal Journalismfund Europe, documenta attraverso immagini il confronto impari tra le popolazioni locali ed Eni, il gigante energetico a partecipazione statale, mettendo in luce le conseguenze ambientali e sociali delle attività estrattive in questi territori. In Basilicata, regione che fornisce il 25% dell’acqua sorgiva del Sud Italia, oltre 140.000 residenti hanno subito pesanti razionamenti idrici tra il 2024 e il 2025. Al centro delle denunce di cittadini ed esperti c’è la diga del fiume Camastra, al tempo prosciugata: l’indice viene puntato contro le trivellazioni petrolifere e la deviazione di risorse idriche operata da Eni, che avrebbero aggravato una crisi già resa critica dal cambiamento climatico. A migliaia di chilometri di distanza, ad Aggah, nel Delta del Niger, la situazione è speculare. Qui l’acqua non manca, ma è imbevibile e mortale, contaminata da decenni di sversamenti di greggio e attività estrattive che hanno distrutto l’ecosistema e la salute degli abitanti.

L’appuntamento di Ravenna rappresenta una tappa fondamentale della “Carovana” in Emilia-Romagna con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla giustizia climatica. Il passaggio della mostra qui assume un valore simbolico particolare: la città, cuore del comparto energetico romagnolo, è oggi al centro del dibattito per progetti come il rigassificatore e lo stoccaggio di Co2. Il percorso della Carovana diventerà inoltre un docufilm finanziato dal basso per narrare le vertenze di chi chiede una transizione ecologica reale.

Un nuovo circolo di pesca sportiva: due laghi e sei ettari di verde per chi cerca la natura

A Russi apre un circolo di pesca sportiva. Due laghi di un ettaro di superficie ciascuno, immersi in un’area verde di sei ettari con prato e alberi. La “Tenuta del Germano”, in via Godo Vecchia, però vuole essere un’attrazione non solo per i pescatori, ma anche per chi non si intende di esche e ami. Un luogo per chi ha voglia di uno spazio nella natura dove rilassarsi, dove fermarsi per la pausa pranzo o dove ritrovarsi in gruppo per una grigliata. Inaugurazione il 10 maggio dalle 7.30 alle 22.30. La struttura è affiliata Fipsas (federazione pesca sportiva): ingresso riservato solo ai tesserati con possibilità di iscrizione sul posto (costo annuale 30 euro per i pescatori e 5 per i semplici frequentatori). Da luglio il circolo avrà la disponibilità anche di un terzo lago a Chiesuola di Russi.

L’investimento di circa 80mila euro è sostenuto da tre amici ravennati appassionati di pesca che hanno lasciato lavori del tutto diversi per buttarsi in questa avventura. Il primo passo lo ha fatto il 36enne Giammarco Mengozzi che ha lasciato un ruolo da direttore nella catena di negozi di abbigliamento Cisalfa e circa un anno fa ha rilevato Carpevolution, storico negozio di pesca a Russi specializzato sulle carpe: «Vado a pesca da quando ero ragazzino e ho voluto cambiare vita. La pesca è ancora un passatempo che ha molti appassionati».

Il negozio si rivolge in particolare alla nicchia del cosiddetto carpfishing: una pesca portata avanti anche per giorni e notti di fila con diverse canne posizionate e una tenda a bordo lago dove riposarsi e mangiare. «Le canne hanno dei sensori e se il pesce abbocca suona una sveglia che chiama il pescatore se sta dormendo. È un tipo di pesca fatta per un rapporto molto stretto con la natura, con rilassatezza. Il pescatore vuole essere lasciato solo in cerca del pesce più grande possibile».

La clientela del negozio però non aveva uno sbocco vicino per impiegare le attrezzature acquistate: «Nella zona ravennate – continua Megnozzi – non ci sono molti laghi per il carpfishing e i nostri clienti si rivolgevano altrove, anche facendo dei chilometri di strada». Serviva un lago per chiudere il cerchio e completare il business.

A quel punto Giammarco ha chiamato Angelo Antonelli, 39enne di Marina di Ravenna e amico di vecchia data dai tempi in cui entrambi come pr facevano liste e tavoli nelle discoteche della zona. «Ero direttore di una filiale Bmw a Carpi – racconta Antonelli – e dopo tanti anni nel settore automotive ho deciso di lasciare tutto per accettare la proposta di questa avventura. Ho passato settimane su Google Maps per cercare specchi d’acqua nei dintorni e capire chi erano i proprietari per chiedere se fossero affittabili per farne laghi da pesca». La soluzione era dietro l’angolo, nel senso proprio geografico.

Vicino al negozio si trova uno spazio di proprietà della famiglia Gattelli, nota per le attività di edilizia, e ospita Aquae Mundi, museo e area naturalistica attiva fino al gennaio 2025: «I due laghi esistono da una ventina di anni – spiega ancora Antonelli –, si sono formati dalle buche per il prelievo di materiali per l’edilizia e sono stati immessi dei pesci ma non erano mai stati utilizzati per la pesca. Abbiamo trovato un accordo: l’area è in affitto alla società del negozio e io sono presidente dell’associazione sportiva dilettantistica che ha la gestione».

Il vice di Antonelli è Lorenzo Sansavini, 28enne di San Pietro in Vincoli che ha lasciato il lavoro da tecnico per il gruppo Lottomatica: «Lo facevo da qualche anno, ma prima avevo lavorato nelle cucine di alcuni locali ravennati». E infatti alla Tenuta del Germano Lorenzo è al timone del chiosco che sfama e disseta pescatori e frequentatori: «Il panino “Bomba” è il mio piatto forte». Nel giorno in cui abbiamo visitato la tenuta era imbottito di porchetta e non ha tradito le attese. L’obiettivo dei gestori è quello di coccolare pescatori e visitatori: «Con una golf car facciamo servizio sulle sponde, abbiamo un locale docce per chi pesca in notturna. Monteremo dei camini in pietra per le grigliate fornendo tavoli e sedie e si potrà portare la carne da casa».

La tenuta è aperta dal martedì alla domenica dalle 7.30 alle 18.30. I laghi, come detto, sono due. Quello battezzato del Martinpescatore è per il carpfishing con due postazioni. Quello battezzato del Germano ha 24 postazioni per la pesca feeder. In entrambi gli specchi si fa “catch and release”: i pesci vengono trattati con tutte le accortezze dai pescatori e rimessi in acqua. Cosa c’è in quei sette metri di acqua di profondità? «Principalmente ciprinidi e carassi ma di preciso è impossibile saperlo – spiega Mengozzi –. Qualche immissione l’abbiamo fatta, ma per il resto c’è la fauna che si è sviluppata spontaneamente. Ogni pescatore ci aiuterà a scoprire cosa c’è».

Controlli a Cervia e Milano Marittima: identificate circa cento persone, un arresto per evasione

La questura di Ravenna ha disposto un servizio straordinario di controllo nelle località di Cervia e Milano Marittima nella giornata di ieri, 7 maggio. Sono state complessivamente identificate circa cento persone e sottoposti a verifica amministrativa tre esercizi commerciali. Gli agenti delle Volanti hanno arretato un italiano di 40 anni per evasione: l’uomo era fuori di casa nonostante la detenzione ai domiciliari. Il pubblico ministero di turno ha disposto il trattenimento nelle camere di sicurezza della questura in attesa dell’udienza di convalida fissata per la mattinata di oggi.

L’operazione si è svolta con l’impiego del personale dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico e gli equipaggi del reparto prevenzione crimine di Bologna nelle aree di maggiore affluenza di residenti e turisti. I controlli del territorio proseguiranno nei prossimi giorni.

Gli animalisti difendono i pavoni: «Il Comune di Ravenna è il grande assente: deve pulire le strade e multare chi dà da mangiare agli uccelli»

A Punta Marina continua a far discutere la presenza dei pavoni che da anni vivono tra il lido ravennate e la pineta retrostante. Dopo giorni di servizi televisivi e dibattiti nazionali, le associazioni animaliste Clama Ravenna e Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente intervengono con un duro comunicato in cui accusano media e Comune di Ravenna di avere alimentato un “clima da emergenza” attorno alla vicenda.

Secondo le associazioni, la narrazione dell’invasione di pavoni sarebbe stata costruita enfatizzando esclusivamente le proteste di alcuni residenti contrari alla presenza degli animali, senza dare spazio a chi sostiene la convivenza. Le associazioni contestano anche il fatto che nei servizi andati in onda sia stata mostrata quasi esclusivamente la presenza degli animali tra strade e marciapiedi, omettendo invece la vasta pineta alle spalle del paese, dove i pavoni possono spostarsi liberamente.

Gli animalisti ricordano di essersi opposti all’avviso pubblico del 2022 pubblicato dal Comune di Ravenna “per manifestazione di interesse per cattura e delocalizzazione” perché, a loro dire, non garantiva adeguate condizioni di tutela per i pavoni. In particolare, criticano le dimensioni delle voliere previste, l’assenza di vincoli sul futuro destino degli animali e la possibilità di cessione o soppressione senza controlli stringenti.

Dopo le proteste locali e nazionali, il Comune decise di fare un passo indietro e firmò una convenzione con le associazioni stesse per promuovere regole di convivenza e valorizzare la presenza dei pavoni dal punto di vista turistico e naturalistico. Secondo le associazioni, da allora sarebbero stati sperimentati sistemi di dissuasione non invasivi per tenere lontani gli animali da determinate aree. Viene citato il caso di un esercente che sarebbe riuscito a evitare la presenza dei pavoni vicino ai tavolini del proprio locale utilizzando semplici strumenti dissuasori.

Nel comunicato degli animalisti si sostiene anche che molti commercianti vedrebbero nei pavoni un elemento di attrazione turistica per Punta Marina, soprattutto per famiglie e visitatori amanti della natura. Le associazioni parlano di concorsi fotografici, serate a tema e altre iniziative che, a loro giudizio, potrebbero essere ulteriormente sviluppate.

Molto dure le accuse rivolte al Comune di Ravenna, definito “grande assente” durante gli anni della convenzione. Secondo gli animalisti, l’amministrazione non avrebbe mai dato seguito alle richieste di interventi concreti, come una maggiore pulizia delle strade o controlli più severi contro chi alimenta i pavoni, pratica vietata dal regolamento comunale. Nel documento viene ribadita la contrarietà a qualsiasi ipotesi di trasferimento o riduzione della popolazione dei pavoni, considerata una soluzione “di comodo” che non terrebbe conto del benessere degli animali. Le associazioni avvertono inoltre che eventuali interventi contro i pavoni potrebbero provocare proteste e iniziative di boicottaggio turistico.

Un accusato dell’assalto all’Esp era già stato arrestato per una rapina identica del 2016

Uno dei due arrestati dalla polizia con l’accusa di far parte della banda di quattro persone che in meno di dieci minuti ha svaligiato un bottino da 325mila euro da due gioiellerie al centro commerciale Esp di Ravenna, a novembre 2025, era stato già arrestato per un colpo quasi identico da mezzo milione messo a segno dieci anni fa a Vasto (Chieti)

La circostanza è riportata nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita all’inizio di aprile ma resa nota dalla questura di Ravenna solo ieri, 7 maggio, a seguito della divulgazione della notizia da parte dei due quotidiani locali. A proposito delle molte corrispondenze fra le due rapine, il giudice per le indagini preliminari (gip) parla di «trascorsi giudiziari particolarmente suggestivi».

L’11 aprile 2016 fu colpita la gioielleria Sarni dentro a un Conad Superstore. Quattro uomini, di cui uno armato, con volti coperti da maschere in lattice in azione poco prima della chiusura serale. Fuggirono a bordo di una Alfa Romeo Giulietta appena rubata. Tutti dettagli che ricorrono nell’episodio ravennate, compreso il modello di vettura rubato per il blitz. Nel caso di Chieti il guidatore colpì un passante alla testa perché era al telefono e pensò che stesse dando l’allarme. Un primo arresto arrivò nel 2016 e un anno dopo altri due, tra cui il pugliese arrestato per il colpo di Ravenna.

È anche alla luce di questi dettagli che il gip parla di «professionalità degli autori, allarmante carenza di freni inibitori, spiccata capacità a delinquere, refrattarietà al rispetto delle regole di pacifica convivenza e inarrestabile propensione a commettere atti predatori per il soddisfacimento delle proprie esigenze». Questo profilo, unito al fatto che i due accusati sono privi di un’occupazione stabile, hanno portato il giudice a ipotizzare il rischio di reiterazione del reato, arginabile solo con la carcerazione preventiva. L’esperienza nel campo, se così si può dire, è emersa anche da un dettaglio messo a verbale nella denuncia presentata dalla responsabile di una delle due gioiellerie di Ravenna: pur agendo velocemente, i malviventi avevano accuratamente evitato di afferrare il cosiddetto “oro basso”, cioè quello di scarsa caratura.

Il 32enne, secondo gli investigatori della squadra mobile guidata dal commissario capo Paolo Verdecchia, il 10 novembre 2025 era alla guida dell’Audi A6 Avant con cui la banda lasciò Ravenna per rientrare in Puglia. Sue le impronte digitali trovate sul tagliando autostradale usato per pagare al casello di Atri-Pineto alle 23.02 (tre ore dopo la rapina). Era l’unico emesso dal casello di Forlì dove le telecamere hanno filmato l’Audi in ingresso alle 21.09. In totale la banda ha trascorso 24 ore nel Ravennate. L’Audi infatti è uscita al casello di Forlì il 9 novembre alle 21.15. Dove e come hanno trascorso le ore precedenti all’irruzione all’Esp è materia che la polizia cercherà di approfondire nel prosieguo delle indagini per individuare gli altri due complici.

Il 27enne arrestato insieme al 32enne deve invece rammaricarsi per essere andato a prendere uno spuntinon per il gruppo sulla via del ritorno. Due pizze, una ventina di arrosticini e alcune bevande: è quanto acquistato da asporto in un ristorante di Città Sant’Angelo (Pescara) durante una sosta di 27 minuti (dalle 23.21 alle 23.47). Le telecamere di videosorveglianza hanno filmato il suo volto, ma i sistemi informatici non hanno fornito compatibilità con alcun sospetto perché il giovane era incensurato.

L’identificazione è arrivata indirettamente alcuni mesi dopo quando è stato trovato in auto, durante un controllo di routine, in compagnia del 32enne di cui già erano state rilevate le impronte digitali sul biglietto dell’autostrada. E inoltre l’abbigliamento indossato quando ha ritirato gli arrosticini corrisponde a quello di uno dei quattro banditi ripresi dalle telecamere dell’Esp.

In aprile la polizia locale ai giardini Speyer con 35 pattuglie, fino alle 22: controllate 138 persone, 98 multe

Controlli intensificati della polizia locale nell’area della stazione ferroviaria di Ravenna e dei giardini Speyer. Per tutto il mese di aprile gli agenti dell’Unità Operativa Sicurezza Urbana hanno rafforzato la presenza nel quartiere, con servizi mirati contro degrado e microcriminalità.

Nel corso dell’operazione sono state effettuate 35 pattuglie tra mattina, pomeriggio e sera, con presidi fino alle 22 e controlli svolti anche da agenti in abiti civili. Complessivamente sono state identificate 138 persone. L’attività ha portato alla segnalazione all’autorità giudiziaria di 14 episodi penalmente rilevanti, tra cui casi di resistenza agli operatori, evasione dagli obblighi di detenzione, violazioni in materia di immigrazione e un episodio di guida in stato di ebbrezza. Tre persone sono inoltre state segnalate alla Prefettura come assuntori di sostanze stupefacenti.

Sul fronte amministrativo sono state elevate 98 multe, soprattutto per ubriachezza manifesta, bivacchi, consumo di alcolici in aree vietate, violazioni del decoro urbano e irregolarità nell’uso dei monopattini. Disposti anche 16 provvedimenti di allontanamento dall’area urbana.

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